Cosa fa Specto, la startup vincitrice del PNI 2019 di Catania



Specto è la startup che si è portata a casa il premio assoluto e il premio della categoria Industrial al Premio Nazionale per l’Innovazione 2019. Da bravi mediapartner siamo andati a cercare Giuseppe Antonacci, CEO di questo spinoff e con lui abbiamo parlato di innovazione, ricerca e impresa: la sua è una prospettiva inedita visto che, grazie al suo curriculum, Giuseppe rientra in tutte e tre le categorie.

Specto: spettrometri ottici di nuova generazione

Specto che arriva vittoriosa dalla StartCup Lombardia sviluppa spettrometri ottici di nuova generazione per la diagnostica biomedica e la caratterizzazione dei materiali. A differenza degli strumenti attualmente disponibili – che presentano limiti intrinseci perché richiedono un contatto fisico con il campione – l’utilizzo di un fascio di luce consente di rilevare proprietà meccaniche altrimenti non misurabili, come la rigidità e la viscosità delle cellule e dei tessuti umani che svolgono un ruolo critico nell’insorgenza e nel progresso di malattie legate all’età come il cancro, l’aterosclerosi e la sclerosi laterale amiotrofica. Inoltre, spiega Giuseppe ai nostri microfoni, gli spettrometri ottici di Specto sono molto più maneggevoli perché miniaturizzati e quindi possono essere utilizzati anche da personale non tecnico. Un particolare che apre il mercato di Specto a tanti potenziali clienti.

Un team vario e specializzato

Specto ha alle spalle un team di ricercatori internazionali, ma non solo. All’interno infatti può contare anche chi cura aspetti prettamente “aziendali”. Ne parla espressamente Giuseppe nel podcast, ammettendo che uno dei punti deboli di molti spinoff universitari è la scarsa preparazione lato “impresa” che questi progetti hanno. Per fortuna, ci dice, è lui stesso a dirci che le cose stanno cambiando e in parte è merito anche di manifestazioni come le StartCup regionali e il Premio Nazionale per l’Innovazione che, di anno in anno, dicono ai ricercatori che fare impresa è possibile.

Chi sono gli altri vincitori del Premio Nazionale per l’Innovazione 2019

In questa edizione del Premio Nazionali per l’Innovazione sono stati erogati quasi 1,5 milioni di euro: circa 500.000 euro in denaro e 1 milione di euro in servizi, offerti dagli Atenei e dagli incubatori soci di PNICube e dal vasto ecosistema di supporto all’innovazione imprenditoriale che PNICube ha saputo costruire negli anni. Ogni vincitore si porta a casa un assegno di 25mila euro.

specto e gli altri vincitori del pni 2019

Oltre a Specto a cui è andato il premio assoluto e quello per la categoria Industrial sono stati assegnati i seguenti premi:

  • Il Premio Iren Cleantech & Energy (miglioramento della sostenibilità ambientale) andato a HT Materials Science Italy (StartCup Puglia): La startup ha sviluppato MAXWELL 2020, liquido refrigerante costituito da nanoparticelle che aumentano significativamente la capacità di scambio termico e l’efficienza energetica degli impianti di climatizzazione [HVAC] e raffreddamento. La riduzione dei consumi energetici dell’impianto comporta, oltre ad un risparmio economico, anche una sensibile riduzione dell’emissione CO2 che deriva dai consumi di energia elettrica e termica dell’impianto.
  • Il Premio ICT (tecnologie dell’informazione e dei nuovi media) vinto da Clearbox AI Solutions (StartCup Piemonte): partendo dal tema della fiducia, rende possibile adottare l’intelligenza Artificiale per mezzo della “eXplainable AI (XAI)” nei settori bancario, assicurativo e della sanità. La piattaforma permette di fornire spiegazioni “umane” alle decisioni prese da modelli esistenti di Machine Learning (ML) con l’obiettivo di permettere ad utenti con limitata esperienza di interagire più facilmente con modelli che stanno diventando sempre più complessi e opachi.
  • Il Premio Life Science (miglioramento della salute delle persone) vinto da Bacfarm – Solutions from Bacteria (StartCup Sardegna): grazie all’utilizzo di tecnologia brevettata, estrae biomolecole ad alto valore aggiunto – i carotenoidi – da una fonte alternativa e innovativa: i batteri. È l’unica ad ottenere selettivamente la Deinoxantina, con l’obiettivo di contrastare il progresso di malattie precancerose e neurodegenerative.

PNI 2019 ha visto inoltre l’assegnazione di due Menzioni e di diversi Premi Speciali che possono essere letti sul sito ufficiale di PNICube.


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Nella foto di copertina: un momento della premiazione.

Il Premio Nazionale per l’innovazione all’insegna di un futuro sostenibile

Mira a un futuro sostenibile l’edizione 2019 del Premio Nazionale dell’Innovazione che prende il via oggi a Catania, presso il Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena. E non potrebbe che essere sostenibile il futuro immaginato dal mondo dell’innovazione, visto che sono sempre di più i progetti di ricerca nel campo economico, sociale e ambientale che si muovono in questa direzione. Sarà compito del PNI mettere in luce le idee più meritevoli di attenzione.

Una mission che il Premio Nazionale per l’Innovazione persegue da ormai diciassette edizioni. Un periodo che l’ha resa la più importante e capillare business plan competition d’Italia, promossa dall’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari – PNICube, e organizzata quest’anno in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania.

Il tema di quest’anno “Verso un futuro sostenibile” costituisce un segnale importante per l’intero ecosistema nazionale dell’innovazione, e intende evidenziare la centralità del ruolo delle startup provenienti dalla ricerca pubblica nel fornire soluzioni innovative per un futuro sostenibile del nostro Paese.

Quali sono i premi in palio?

Sono sessantanove i progetti finalisti. Loro si contenderanno quattro premi settoriali di 25.000 euro ciascuno:

  • IREN Cleantech&Energy, dedicato ai prodotti o servizi orientati al miglioramento della sostenibilità ambientale;
  • ICT, prodotti o servizi nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e dei nuovi media
  • Industrial, prodotti o servizi innovativi per tipologia o mercato che riguardano la produzione industriale;
  • Life Sciences, prodotti o servizi dedicati alla cura delle persone.

Inoltre tutti gareggeranno per il titolo di vincitore assoluto del PNI 2019, che garantirà all’istituzione accademica di provenienza la Coppa Campioni PNI.  Si assegneranno inoltre due Menzioni speciali (“Social Innovation” promossa da Global Social Venture Competition e “Pari Opportunità” istituita dal MIP Politecnico di Milano) e diversi Premi Speciali messi a disposizione dal Department for International Trade (DIT) del Consolato Generale britannico di Milano e da prestigiose aziende partner.

Come ogni anno nelle prossime settimane daremo spazio ai vincitori e ascolteremo curiosi le storie dei ricercatori in gara. Per sapere cosa è successo durante le edizioni passate, dai un’occhiata ai nostri podcast.

Cosa è il Premio Nazionale per l’Innovazione

Nato nel 2003 per promuovere e diffondere la cultura imprenditoriale in ambito accademico, e per stimolare il dialogo tra ricercatori, impresa e finanza, il PNI è la finale a cui possono accedere i vincitori delle 16 StartCup regionali che aderiscono al circuito, a cui da quest’anno si aggiunge, per la prima volta, StartCup Abruzzo. Una sfida tra i migliori progetti d’impresa hi-tech italiani, che cresce anno dopo anno, con un montepremi complessivo di quasi 1,5 milioni di euro: circa 500.000 euro in denaro e 1 milione in servizi, offerti dagli Atenei e dagli incubatori soci di PNICube.  Un mondo, quello accademico e della ricerca universitaria, in grado di dare vita a più del 20% delle oltre 10.600 startup innovative iscritte nel registro imprese del Mise. È organizzato da PNICube, il consorzio che riunisce le principali StartCup d’Italia.

L’Italian Master Startup Award 2019 allo spin-off romano Bioscience Genomics



la foto della premiazione di Bioscience Genomics all’Italian Master Startup Award 2019Il 17 maggio scorso si è svolta la tredicesima edizione dell’Italian Master Startup Award, il premio che PNICube conferisce alle startup nate dalla ricerca accademica italiana che stanno ottenendo le migliori performance sui mercati. Il premio assoluto è andato a Bioscience Genomics – spin-off dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Con noi al telefono Alessandra Tacconelli, biologa e branch manager di questa startup.

La ricerca al servizio della prevenzione oncologica e ginecologica

Bioscience Genomics offre servizi nel campo della genomica. Sfruttando le più recenti tecnologie di sequenziamento di nuova generazione del DNA, questa startup analizza il DNA libero circolante con un metodo innovativo, sia per la valutazione di eventuali anomalie a carico della componente fetale, nel corso della gravidanza, sia per la valutazione di mutazioni somatiche, per la prevenzione oncologica. Il mercato iniziale di riferimento è quello italiano, nel quale, dopo aver esplorato a fondo l’area specialistica dell’ostetricia, l’azienda sta sviluppando servizi nel settore della prevenzione oncologica, andando a intercettare quale potenziale mercato, qualunque soggetto sano, a prescindere dal soggettivo rischio oncologico che lo caratterizzi.

la citazione di Alessandra di Bioscience Genomics Italian Master Startup Award 2019

Sviluppi innovativi applicati al mondo reale: questa è la ricerca che diventa impresa

Il successo di Bioscience Genomics testimonia come gli spin-off universitari debbano farsi guidare sempre più da percorsi di sviluppo innovativi. Al contempo però devono avere la capacità di contestualizzare questi percorsi nel mondo attuale, lasciando che le risorse professionali che si hanno a disposizione riescano a esprimersi. È una vera e propria alchimia e non è impossibile da ottenere. È la stessa Alessandra a testimoniarlo nell’intervista: l’università non è più così distante dal mondo dell’impresa e dal mondo reale. Al punto che si avvicina anche a temi socialmente rilevanti. Lo ha detto anche Giovanni Perrone, Presidente di PNICube: “L’edizione 2019 dell’IMSA ha valorizzato uno dei settori di punta della ricerca scientifica italiana, la genomica. La premiazione di Bioscience Genomics testimonia l’attenzione dell’ecosistema dell’imprenditoria innovativa verso applicazioni della ricerca a problematiche di grande interesse sociale”.

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Italian Master Startup Award nel segno della sostenibilità e dell’innovazione

L’appuntamento è per venerdì 17 maggio all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Qui si svolgerà il 13° Italian Master Startup Award (IMSA) che vedrà quindici startup contendersi il premio istituito dall’Associazione PNICube per le aziende nate dalla ricerca accademica che hanno dimostrato le migliori performance sul mercato.
Un premio – si legge nel comunicato stampa – che si muove nel segno della sostenibilità e dell’innovazione in un anno che ha registrato una crescita di investimenti – sono stati oltre 520 i milioni di euro raccolti dalle startup italiane nel 2018 (+384% rispetto al 2017) – ma che purtroppo ha visto poche exit e poche partnership strategiche con le grandi imprese. L’intento di questo 13° Italian Master Startup Award (IMSA) è proprio promuovere la sostenibilità di impresa e la contaminazione tra investitori, istituzioni italiane ed estere, startup e spinoff.

Ascolta l’intervista a T4i, la startup vincitrice dell’IMSA 2018

Tante le novità in programma

La tredicesima edizione dell’Italian Master Startup Award è come sempre promosso da PNICube che quest’anno è stato supportato dall’Ateneo di “Tor Vergata” che ha portato qualche novità al format per come lo conosciamo. A partire dal potenziamento dell’Expo, in cui sarà possibile conoscere da vicino non solo le startup in gara, ma anche i migliori progetti di impresa innovativa dell’ultima StartCup Lazio, e dall’istituzione di una sessione specifica di incontri one-to-one con gli investitori nel primo pomeriggio. Spazio poi alla cerimonia di premiazione che come sempre sarà anticipata da una tavola rotonda sul tema “Sostenibilità, Innovazione e Startup” e dalla sfida tra le 15 finaliste che, in brevi pitch, illustreranno percorso fatto e obiettivi futuri. A giudicarli una Giuria composta da operatori di fondi di investimento, specialisti di early-stage financing e manager d’impresa.

 

Ascolta lo speciale dell’edizione 2017 dell’IMSA

Le startup finaliste concorreranno anche per i Premi Speciali

Le startup finaliste che, lo ricordiamo, sono quindici e sono elencate nel sito ufficiale dell’IMSA, si contenderanno il premio principale IMSA e i seguenti Premi Speciali:

  • Laudato Si’, menzione speciale istituita dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede;
  • Young Enterprise Initiative, assegnato dall’Ambasciata di Francia in Italia;
  • Bright Future Ideas Award, promosso dal Department for International Trade dell’Ambasciata del Regno Unito e Consolato Britannico in Italia, congiuntamente a Smau;
  • LVenture-Peekaboo, offerto dall’omonimo fondo di capitali di rischio per lo sviluppo di imprese innovative e dall’Associazione di innovatori Peekaboo;
  • Expanding in China, assegnato da Gianluca Fabbri, Cluster Manager Open City Smart Lab;

I quindici finalisti potranno inoltre accedere con una modalità agevolata alla piattaforma di equity crowdfunding Mamacrowd e al network di piccoli investitori di SiamoSoci con l’obiettivo di raccogliere i capitali necessari al consolidamento sul mercato.

L’ IMSA 2019 è organizzato dall’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, per il tramite del CTiF (Center for Teleinfrastructure) sede operativa della StartCup Lazio e con la collaborazione della Fondazione Inuit e del main partner Almaviva.

27.Perché la vittoria di T4i all’IMSA e l’interesse per la New Space Economy è bel segno per l’Università italiana.



È lo spinoff dell’università di Padova, T4i Space tech for innovation, il vincitore assoluto dell’edizione 2018 dell’Italian Master Startup Award. L’azienda, che studia e progetta propulsori e si muove nel campo della New Space Economy, ha convinto i giudici di tutti e quattro i premi che annualmente vengono assegnati durante questa manifestazione. Ne abbiamo parlato con il prof. Daniele Pavarin, il CEO di T4i.

La New Space Economy, un mercato in espansione.

Che la New Space Economy sia un mercato in forte espansione lo conferma anche il nostro ospite. Il prof. Pavarin dice anche che l’Italia è leggermente indietro in Europa, anche se ultimamente sta cercando di invertire la rotta. Innanzitutto la vittoria di T4i all’IMSA non può passare inosservata e può essere considerato un segnale dell’interesse che l’impresa ha nei confronti di questo mercato. Un mercato che per sua natura è caratterizzato da una forte componente scientifica e di ricerca: quindi quale terreno migliore per uno sviluppo che arriva dal mondo accademico? In più è di qualche settimana fa la notizia della costruzione di uno spazioporto in Puglia (notizia ripresa da tanti giornali e che è stata oggetto anche di sfottò), che, come anche sottolinea il nostro ospite, rappresenta solo la punta dell’iceberg visto il gran movimento di idee e investimenti che ultimamente riguarda questo mercato. Possiamo quindi dire che la New Space Economy sia il prossimo terreno di conquista del mondo accademico? T4i con l’università di Padova già da tempo sta percorrendo questa strada.

La citazione di Daniele su Università e New Space Economy

Dall’ingegneria meccanica alla la New Space Economy.

Una strada che ha aperto lo stesso prof. Daniele Pavarin che è partito dai suoi studi di ingegneria meccanica e che ha trasformato la sua passione nello spazio nel suo oggetto di ricerca prima e in una azienda poi. E le prospettive sono ovviamente di crescita, visti i premi vinti e le prospettive di espansione all’Estero che anche grazie all’IMSA si sono fatte più concrete.
La vita dello spin-off si integra bene con il lavoro di ricerca che il professore porta comunque avanti e anzi, come dice lui stesso, lo rende più vicino alla realtà perché ogni giorno bisogna confrontarsi con il mercato. E non nasconde, in chiusura, quanto norme un po’ più flessibili per la ricerca e per il confronto con le aziende possa a suo avviso far bene all’Università Italiana, ente ricco di idee e risorse.

L’Italian Master Startup Award 2018.

L’IMSA è il premio promosso da PNICube che va a riconoscere gli effettivi risultati conseguiti dalle startup nate in ambito accademico nei loro primi anni di vita. L’edizione 2018 si è svolta nel campus Unical dell’università della Calabria. Già da qualche anno Start Me Up ha l’onore di essere tra i media partner e negli anni passati vi ha raccontato le edizioni di Palermo e di Novara.


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PNI 2017: l’innovazione universitaria si ritrova a Napoli

È un ritorno quello del PNI – Premio Nazionale per l’Innovazione – a Napoli. Si, perché dopo 10 anni il 30 novembre e il 1° dicembre 2017 la finale nazionale dei progetti di impresa che vengono fuori dalle università italiane si terrà nella nel Complesso Universitario Federico II di San Giovanni a Teduccio.

L’edizione 2017, la quindicesima, ha come titolo “Connecting to the Future” e vedrà 66 progetti imprenditoriali provenienti da tutta Italia gareggiare per 4 premi settoriali di 25mila euro ciascuno: Cleantech&Energy promosso da IREN, ICT offerto da PwC, Industrial sponsorizzato da FS Italiane, Life Science sostenuto da Clinic Center.

Oltre alle migliori idee per ognuno di questi 4 settori, al termine della due giorni, sarà annunciato anche il vincitore assoluto del PNI 2017, che garantirà all’istituzione accademica di provenienza la Coppa Campioni PNI e al progetto scelto un ulteriore riconoscimento di 25mila euro da reinvestire nelle proprie attività hi-tech, messo in palio da FS Italiane.

In palio ci sono anche due Menzioni speciali – “Social Innovation” promossa da Global Social Venture Competition e “Pari Opportunità” istituita dal MIP Politecnico di Milano – e diversi Premi Speciali messi a disposizione da Ambasciate e da prestigiose aziende partner.

66 progetti in gara da tutta Italia

Il PNI mantiene intatta quella che è la sua caratteristica principale: un evento che ha l’obiettivo primario di stimolare il dialogo fra i principali stakeholder del mondo dell’innovazione e dell’impresa. Un ambito in cui l’Università italiana deve avere qualcosa da dire, visto che il 20% delle startup innovative italiane arriva dagli atenei. Lo dimostrano i numeri di questo evento: 66 progetti di impresa selezionati attraverso il round delle Start Cup Regionali. “Ancora una volta il sistema delle Università italiane – ha dichiarato il Presidente di PNICube Giovanni Perrone – dimostra il suo impegno concreto per lo sviluppo del Paese, attraverso progetti d’impresa che evidenziano la qualità, la creatività e la propensione imprenditoriale degli ecosistemi universitari dell’innovazione.”

PNI 2017 Napoli

Il PNI come ponte tra tradizione e innovazione

Come ogni edizione del PNI anche questa vede la collaborazione dell’università locale, in questo caso la Federico II. “La scelta di ospitare a Napoli, presso la Federico II, il Premio Nazionale per l’Innovazione è la testimonianza di quanto si voglia investire su economia della conoscenza e valorizzazione dei giovani talenti”, ha ricordato il Prorettore Arturo De Vivo durante la conferenza stampa. “Ospitare il PNI nel nuovo complesso universitario di San Giovanni a Teduccio, dove prima operava la fabbrica Cirio – ha rimarcato Mario Raffa, referente nazionale PNI 2017 –  è la maniera migliore per sottolineare il legame tra la tradizione industriale di Napoli e della Campania e la nuova industria che si sta affermando”.

Oltre all’Università Federico II, questa edizione del PNI è organizzata in collaborazione con COINOR e l’Incubatore Campania NewSteel. Anche quest’anno Start Me Up è uno dei media partner dell’evento.

63. Gli appunti, se condivisi, fanno crescere la community



La sessione estiva incombe e gli appunti sono merce di scambio tra chi si trova a affrontare gli esami universitari. Da queste parti abbiamo abbandonato gli scranni accademici da un po’, ma ci dicono che pratica quanto mai attiva è la compravendita degli appunti. Così Nicola Guarino e soci hanno pensato di mettere in piedi appunticondivisi.com, un sito di scambio di appunti diverso dagli altri. Perché? Per scoprirlo basta ascoltare l’intervista a Nicola, ma posso anticiparvi che c’è un grosso investimento sulla community e sullo scambio di file, oltre che una classificazione che permette a chiunque di trovare esattamente ciò che gli serve. Un servizio pensato principalmente per chi studia fuori sede o per chi, per lavoro non riesce a seguire le lezioni. Ma che permette a tutti di affrontare più serenamente la sessione estiva e quelle a seguire.

Perché ascoltare questo podcast?

  • Prima di mettere online il servizio, i ragazzi di appunti condivisi hanno fatto un’analisi del mercato, Nicola spiega bene questo passaggio;

  • C’è stato anche un attento lavoro di differenziazione rispetto ai competitor.

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Link utili

La citazione di Nicola

Citazione di Nicola Guarino di appunticondivisi.com

Inizia il primo corso in Italia per Social Media Marketing e diritto del web

Il primo corso in Social Media Marketing e diritto del web è organizzato dal Consorzio ARCA, si articolerà in 50 ore con 10 incontri bisettimanali a partire dal 30 marzo sino al 4 maggio; le registrazioni si chiuderanno giorno 21 Marzo, iscriviti ora http://bit.ly/2lKKJqA.
Una grande opportunità per migliorare le skills in campo digital in un mercato sempre più competitivo e che ha bisogno di migliorare la professionalità del social media manager come nuova figura di riferimento nelle strategie di comunicazione delle aziende e della promozione del brand.

Sempre più importante diventa da parte delle aziende trovare figure professionali per la gestione dei social media e del web e la formazione specialistica pertanto in questo campo apre delle nuove prospettive lavorative importanti per candidati e aziende.

Tuttavia, le competenze richieste sono compromesse dal Digital skill gap. Infatti, secondo un recente sondaggio della Ranstad, più del 67% dei lavoratori italiani pensa di non avere le competenze giuste per sviluppare una buona strategia di Social media marketing e solo il 30% delle aziende ha un personale adeguato nel campo della strategia comunicativa dei social media.

Inoltre, secondo l’opinione di Andrea Albanese, docente del corso e figura di spicco del mondo del social media marketing, “il Social Media Manager deve essere un professionista della comunicazione che deve saper gestire i Social Media non soltanto facendo un bel post con un bel filtro e basta. Occorrono rigore, precisione, costanza, pianificazione. Bisogna conoscere i propri pubblici specifici, perché ogni canale li ha potenzialmente diversi, parlare il loro linguaggio, e soprattutto ascoltare. Quindi il buon Social Media Manager deve avere doti di analisi e capacità di approfondimento”.

Da questo nasce la necessità di un corso di Social Media Marketing e diritto del web per la cura del brand delle imprese e per la crescita del business. I docenti svilupperanno questi argomenti in 10 incontri di cinque ore ciascuno dal prossimo 30 marzo al 4 maggio. Il corso partirà dallo studio del web & marketing 2.0 e dopo la trattazione dei fondamenti di comunicazione e marketing nei Social media, tratterà la diffamazione nel mondo del web e nei Social media. Verranno individuate le principali professioni del mondo del web 2.0 e si forniranno le competenze di base per la redazione di un piano di Social Media Marketing. Il corso prevede attività individuali, di gruppo ed esercitazioni finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro della comunicazione.

 

A Modena il Premio Nazionale per l’Innovazione Dall'1 al 3 dicembre all'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia "Shaping the future"

Sarà Modena a ospitare la quattordicesima edizione del Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI), la più grande e capillare business plan competition d’Italia, promossa dall’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari – PNICube,  in collaborazione con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Dall’1 al 3 dicembre un programma ricchissimo, il cui momento topico è rappresentato naturalmente dalla competizione che vedrà 65 startup finaliste. Le idee sono state selezionate tra le 16 StartCup regionali di tutta Italia: negli ultimi mesi circa 3.440 aspiranti imprenditori hanno presentato un totale di 1.171 idee d’impresa e 511 business plan. Numeri che da soli basterebbero a far comprendere l’importanza che il Premio Nazionale per l’Innovazione ha acquisito dal 2003, anno in cui le Università hanno iniziato a comprendere il valore di parlare di impresa tra chi fa ricerca.

I Premi in palio

Come lo scorso anno verranno assegnati quattro premi da 25.000 euro ciascuno per le seguenti categorie: 

  • IREN Cleantech&Energy,
  • growITup ICT,
  • BPER Banca Industrial,
  • Chiesi Farmaceutici Life Sciences.

Ci sarà poi il premio per il vincitore assoluto del PNI 2016, che garantirà all’istituzione accademica di provenienza (Università o E.P.R.) la Coppa dei Campioni PNI. In programma inoltre due Menzioni speciali (Social Innovation – Global Social Venture Competition e Pari Opportunità – MIP Politecnico di Milano) e diversi Premi messi a disposizione da Ambasciate e aziende partner dell’evento. Grazie alla partnership con #SEUAItaly2016 infine, una delle startup vincitrici avrà un posto assicurato  alla finale di Bruxelles dello Startup Europe Awards.

Ascolta la diretta del PNI 2015 dal teatro dell’Unical di Cosenza

Il programma dell’evento

Si inizia giovedì 1 dicembre con l’Arena 4 PNI: quattro sessioni parallele – una per ciascuna sezione del Premio – in cui i team finalisti dovranno presentare la propria idea di business a una platea di investitori e mentor. Il pomeriggio spazio alle idee nell’Area Expo con accesso al pubblico e a seguire il convegno Shaping the future, visioni di futuro.

Il giorno dopo, venerdì 2 dicembre, al mattino ci saranno alcuni workshop di approfondimento mentre dalle 14 si svolgerà la finale del Premio con i pitch dei 16 finalisti. In serata è previsto lo spettacolo Non Plus Ultra del comico Raul Cremona.

Si prosegue il 3 dicembre con un evento che mira a coinvolgere un pubblico più ampio. “Oltre il PNI” vedrà dibattiti, proiezioni e laboratori dedicati ai ragazzi delle scuole superiori al mattino. Il pomeriggio invece verranno coinvolti i bambini più piccoli grazie alle attività interattive e dimostrazioni su creatività e tecnologia a cura della Fondazione Golinelli di Bologna.

“Vogliamo fare un piccolo regalo al nostro Paese – ha commentato il Presidente PNICube, Marco Cantamessa, nel corso della conferenza stampa tenutasi a Milano –  presentare 65 progetti d’impresa, e altrettanti team imprenditoriali, pronti a contribuire alla creazione del nostro futuro”. Un  futuro che deve passare dalla ricerca e l’innovazione, due parole molto spesso abusate e utilizzate fuori luogo. L’auspicio è che con manifestazioni come il PNI, l’Università italiana trovi il suo ruolo all’interno di questo processo che si inserisce in quello più ampio di un paese al passo coi tempi e attento alle sfide che lo attendono.

Per maggiori informazioni: pni2016.unimore.it/pni2016.

Nella foto di copertina, un momento della conferenza stampa di presentazione

Start Me Up speciale ING Challenge Reggio Calabria Siamo stati al CLab di Reggio Calabria per seguire la tappa dello Startup tour di ING e H-Farm

Martedì scorso al Contamination Lab di Reggio Calabria si è svolta una delle tappe dell’ING Challenge, tour organizzato dalla Banca olandese in collaborazione con l’incubatore H-Farm. Lo scopo dell’evento è quello di avvicinare gli studenti all’imprenditoria digitale. Dopo averne parlato con Natale Militano (che ringrazio per la collaborazione) durante il liveshow del 9 maggio, siamo andati all’università Mediterranea di Reggio Calabria per seguire da vicino l’evento.

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Ogni tappa dell’ING Challenge ha un tema specifico. Quello di martedì era Smart city – Innovazione e valorizzazione del Territorio e la prima parte dell’evento si è concentrato su questo tema. Successivamente è stato dato spazio a tre aziende che hanno portato la propria testimonianza. Infine l’appuntamento si è chiuso con una competizione che ha visto sei startup contendersi a colpi di pitch due giorni all’incubatore H-Farm per un bootcamp utile a approfondire le proprie competenze e aumentare il proprio network. «ING Challenge è iniziato lo scorso anno – spiega il primo ospite di questo podcast, la dott.ssa Silvia Bagiolo, brand development ING  – e mira a coinvolgere gli studenti delle università italiane». Questa è la seconda edizione e il tour ha già toccato le città di Torino e Firenze. Naturalmente il giro non si chiude a Reggio Calabria: «Abbiamo in programma altre due date – continua Silvia – nei prossimi mesi saremo a Milano e poi a Napoli». È possibile aggiungere altre tappe al tour, basta farne specifica richiesta attraverso la sezione contatti del sito ING Challenge.

«ING Challenge è un tour che tocca la città universitarie italiane per diffondere i temi dell’imprenditorialità e del digitale»

«È un grande onore per noi avere questo evento al Contamination Lab» dice il prof. Luciano Zingali, tutor del laboratorio – sicuramente è una grande opportunità per i ragazzi che oggi possono testare la validità delle proprie idee su cui stanno lavorando e che domani potrebbero diventare startup». Il CLab di Reggio Calabria si avvia alla conclusione del quarto ciclo e il bilancio è certamente positivo. «Il laboratorio ha fatto le veci di un incubatore – dice il professore – e ha dato ai gli studenti la possibilità di creare qualcosa di nuovo e, aspetto più importante, qualcosa su cui costruire il proprio futuro». Il bilancio è positivo anche nei numeri: tante le richieste di iscrizione e tanti sono stati anche i docenti che sono arrivati da ogni parte di Italia per rendere l’esperienza dei ragazzi del CLab di Reggio Calabria più completa possibile. Non meno importante è stato ciò che gli alunni hanno trasmesso ai docenti: lo stesso professore Zingali ammette ai nostri microfoni di essere cresciuto tanto in questi mesi al punto che anche lui ha deciso di scommettere su una sua idea di impresa, mettendo a frutto le sue competenze.

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Per conoscere la storia del Contamination Lab ci affidiamo poi al prof. Claudio de Capua, Pro-Rettore e Responsabile del Trasferimento Tecnologico dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Con lui percorriamo il percorso che ha portato l’università a vincere il bando del Ministero per aprire in maniera sperimentale uno dei quattro CLab (gli altri atenei sono quelli di Catania, Cosenza e Napoli). Il professore Capua ci dice anche che l’intento del Ministero è quello di proseguire in questa avventura e anzi, la volontà è quella di dotare ogni ateneo italiano di una struttura simile. È importante ricordare che per definizione i Contamination Lab devono mettere insieme studenti di diverse facoltà. «Così è stato per Reggio durante il primo ciclo, dice il prof. De Capua. Successivamente il laboratorio si è esteso a studenti di Atenei vicini, poi a quelli appartenenti a Università più lontane (dal punto di vista geografico) e infine l’Università vuole aprirsi alla città», e rendere così reale la ricaduta di queste conoscenze sul territorio di appartenenza.

«Il laboratorio ha dato ai gli studenti la possibilità di creare qualcosa di nuovo e, aspetto più importante, qualcosa su cui costruire il proprio futuro»

L’ultima intervista che potrete ascoltare in questo podcast è quella a Osvaldo De Falco, uno dei fondatori di Biorfarm, startup che ha vinto la competizione finale e che quindi nei prossimi mesi parteciperà al bootcamp di H-Farm. Biorfarm permette ai propri utenti di adottare un albero da frutto e avere così garantita la fornitura annuale di frutta fresca. Una combinazione ideale per tutti: per il consumatore che è certo di acquistare un prodotto sano e che può comunque sempre controllare; per il produttore agricolo che è certo di avere il necessario per la cura dei propri alberi e un giusto guadagno per il suo lavoro. Biorfarm ha convinto la giuria grazie a un modello di business molto semplice e allo stesso tempo solido. Dietro c’è un team che è sparso in ogni parte del mondo ma che riesce a portare avanti un’impresa che accontenta diverse tipologie di consumatori. «Molti – dice Osvaldo nell’intervista – decidono di regalare un albero ai propri cari. Addirittura una coppia in occasione del loro matrimonio ha deciso di regalare gli alberi come bomboniere». La fantasia non manca, così come le speranze di riuscire presto a allargare il proprio mercato. Tutti possono adottare un albero da frutto, sceglierlo all’interno del frutteto e garantirsi così una fornitura di frutta fresca a domicilio, basta seguire la procedura indicata su biorfarm.com.

Nella foto di copertina, il momento della premiazione di Biorfarm, via