La lotta per la parità dei diritti passa anche dalla tecnologia



Se parliamo di viaggi agli inizi di luglio 2020 è perché in questo periodo chi sta provando a mettersi su un treno o un aereo per raggiungere altri luoghi sta toccando con mano quanto difficile sia il riprendere certe abitudini. È comprensibile anche perché diamo per scontato che possiamo andare dove, quando e come ci pare. In realtà non è per tutti così e il covid-19 c’entra poco. Sembra paradossale ma ancora ci sono Paesi dove alcune persone rischiano addirittura la vita se provano a metterci piede: ci riferiamo alle persone LGBT.
In questo podcast parliamo di lotta per la parità dei diritti con Federica Saba di Babaiola.


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Cosa è Babaiola

Babaiola è il primo social Travel in Italia dedicato alla comunità LGBT. Per ispirarsi e programmare le proprie vacanze Babaiola mette a disposizione il suo sito web babaiola.com, il suo blog blog.babaiola.com e le app dedicate.

Il progetto nasce 4 anni fa grazie a Federica Saba, Enrico Garia e Nicola Usala. Babaiola è il loro contributo “tecnologico” alla lotta per la parità dei diritti.

I viaggi LGBT un mercato complesso e redditizio

I dati sul mercato dei viaggi LGBT restituiscono un quadro allettante. Solitamente questa categoria è considerata alto spendente con un alto tasso di fidelizzazione. Dall’altra parte però sono ancora tanti (ma anche se ce ne fosse uno solo sarebbe un problema) i Paesi che non ammettono queste persone. In alcuni di essi si rischia persino la vita. Ma il problema dei diritti non è legato solo al mondo dei viaggi. Come riporta il sito gaycenter.it in un anno oltre 20 mila persone si sono rivolte al servizio gayhelponline o la chat Speakly.org per raccontare le discriminazioni e le violenza che subiscono. Un dato purtroppo in crescita. Anche per questo motivo il 90 per cento degli intervistati italiani durante l’European LGBTI Survey 2020 ha dichiarato di non sentirsi cittadino italiano.

La citazione di Federica di Babaiola su integrazione

Sono dati allarmanti che devono aiutarci a mantenere alta la soglia di attenzione verso questi temi. Nonostante infatti si siano fatti dei passi in avanti negli ultimi dieci anni, c’è ancora tanta strada da fare. La lotta alla parità dei diritti ci riguarda tutti, nessuno escluso.


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La foto di copertina è di Eduardo Pastor via Unsplash

Cambiare lavoro è inutile perché dappertutto è uguale… O no?



Si dice chiusa una porta si apre un portone. E tu quanto ci credi? Questo è un podcast da far sentire a quella vostra amica o a quel vostro amico che si lamenta del suo lavoro e che ci tiene a sottolineare che è inutile cambiarlo, tanto dappertutto è uguale.

Riprendiamo, dopo una lunga pausa, il ciclo fallisci meglio, quelle storie cioè che mettono in mostra il buono dietro il fallimento. Lo facciamo raccontandovi la storia di Emanuele Quintarelli che dopo venti anni ha deciso di chiudere alle sue spalle quella porta che non gli permetteva di vedere il portone spalancato proprio davanti a lui.


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La storia di Emanuele è preziosa per tanti aspetti. Il principale è probabilmente il tipo di esperienza che lui ha. Ha lavorato a vari livelli occupandosi di digital transformation. E quindi ha avuto a che fare sia con startup che con grosse corporate. Paradossalmente questi ambienti erano molto simili, soprattuto nella ricerca del profitto ad ogni costo o alla ricerca del potere verso le persone o i processi aziendali.

Il contatto quotidiano con questo ambiente ha permesso a Emanuele di sviluppare una certa avversione per questi temi. Al contempo cresceva in lui invece l’interesse verso logiche aziendali orizzontali, una visione professionale che prendeva in considerazione non solo il profitto ma anche l’ambiente in cui la società vive e il rispetto verso le persone, clienti e dipendenti.

Tutti quei temi insomma su cui il mondo del lavoro si sta interrogando perché è ormai chiaro che la visione legata al solo profitto è miope. 

La citazione di Emanuele

Dall’alto della sua posizione Emanuele ha provato a fare la differenza: un po’ per la paura di mollare tutto, un po’ perché – razionalmente – era la cosa più sensata da fare. Ma con il tempo si è reso conto che era l’ambiente a suggerire alle persone di comportarsi in quel modo e così è arrivata la decisione di dare le dimissioni e cambiare lavoro. La storia che raccontiamo parte proprio da lì.

Fallisci Meglio

Fallisci Meglio è il ciclo di podcast di Start Me Up che racconta il buono del fallimento. L’idea è mettere in luce ciò che si può imparare da un evento negativo per permettere agli altri di non ripetere gli stessi errori. Se conosci una storia di fallimento o vuoi condividere con gli altri la tua, faccelo sapere.


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Fondi e mobilità. Cosa l’Europa può fare per noi (e cosa noi per lei).



Questo è un podcast che nasce nella mia testa circa un mese fa. L’idea era quella di partire dalla festa dell’Europa, per poi parlare di ciò che il Vecchio Continente – soprattutto dal lato innovazione – aveva fatto durante i mesi di pandemia. Nel tempo però il progetto ha preso una piega diversa e si è concentrato sui fondi europei e il sostegno che in questo momento di crisi l’Europa può darci. Sia a noi in quanto cittadini che a noi come protagonisti del mondo dell’innovazione culturale, sociale e tecnologica.

Per approfondire al meglio questo argomento, mi sono affidato a due specialisti: Giacomo D’Arrigo di Fondazione Erasmo e Paolo Montemurro di Materahub.


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Fondi europei tra miti e verità

Il podcast mi permette di sfatare una serie di miti e confermare alcuni aspetti dei fondi europei. Come funzionano, come vengono spesi, a quali è possibile accedere. Paolo Montemurro racconta l’iter e il funzionamento di questi finanziamenti, illustrando anche le enormi potenzialità che offrono. I canali di Materahub sono in questo senso, preziosi, perché accendono un faro su tutte le opportunità che l’Europa offre al momento.La citazione di Paolo sui fondi in Europa

La mobilità europea non più solo libera ma anche sicura

Il ruolo di Fondazione Erasmo è diverso ma altrettanto importante. Con un focus sulla mobilità europea, il suo ruolo si rivela centrale in questo periodo di pandemia. La libera circolazione dei beni, delle persone e dei talenti è uno dei cardini su cui si fonda l’Unione Europea. Ovviamente la mobilità è uno degli aspetti più colpito dalla pandemia ed è destinato a cambiare inevitabilmente nei prossimi mesi. Ripensarla, in modo libero e sicuro, è uno degli impegni richiesti. Il lavoro di Erasmo non può che essere utile.

La citazione di Giacomo su Europa e mobilità

 

Per quanto le occasioni relative ai fondi potranno essere ghiotte, starà comunque a noi essere bravi a saperle cogliere. E usiamo il noi per includere tutti i cittadini, a ogni livello. Chi amministra deve essere in grado di gestire i fondi e immaginare una strategia affinché non vengano sprecati. Dall’altro lato i cittadini devono essere consapevoli di ciò che ogni giorno l’Europa fa per ciascuno di noi e che le istituzioni del Vecchio Continente sono più vicine a noi di quanto – a volte – ci possano sembrare.


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Foto di copertina di Lukas via Unsplash


La partecipazione come spunto narrativo dei luoghi marginali



Per scoprire le declinazioni sociali e culturali del termine partecipazione sono andato a Cagliari a parlare con Lorenzo Mori, presidente di Riverrun. Il 28 maggio scorso insieme a Sineglossa, associazione marchigiana, Riverrun ha pubblicato con Ediciclo Editore il primo volume della collana Nonturismo. Il libro è un cookbook che raccoglie le ricette del quartiere S.Elia di Cagliari. Naturalmente non stiamo parlando di un “semplice” libro di cucina perché la sua realizzazione ha dietro un lavoro di almeno tre anni portato avanti da facilitatori e un artista in residenza. Nel caso di questo primo volume Don Pasta. Nonturismo sintetizza bene lo spirito di Riverrun ed è il punto di partenza di un discorso che ruota intorno al concetto di partecipazione che nasce dalla cultura e ha effetti a livello sociale.


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Nonturismo collana che nasce da un processo partecipato

Nonturismo è la collana ideata e curata da Riverrun e Sineglossa. Le guide sono redatte attraverso un processo partecipato che coinvolge i cittadini in una “redazione di comunità” guidata da artisti e creativi in residenza. Ogni pubblicazione ha la finalità di promuovere una nuova idea di turismo consapevole accendendo una luce sui luoghi ai margini, sulle periferie lontane dagli itinerari consolidati e i paesi dimenticati in cerca di una nuova identità. La prima guida – uscita il 28 maggio 2020 – è dedicata al quartiere S.Elia di Cagliari.

Oltre ai libri, Nonturismo si arricchisce di una serie di contenuti audio realizzati da Cristina Marras che possono essere ascoltati in loco grazie all’applicazione Loquis.

La citazione su turismo e partecipazione di Lorenzo di Riverrun

Riverrun è un hub di innovazione culturale che applica i processi creativi dell’arte a progetti sperimentali dal forte impatto sociale. Realizza progetti che spaziano dall’innovazione sociale alla rigenerazione urbana, dall’educazione non formale allo sviluppo locale, dal contrasto al disagio giovanile alla democrazia partecipativa. Utilizza strumenti come il teatro, la gamification, le nuove tecnologie, lo storytelling, il podcasting e l’arte relazionale; l’intento è quello di modificare le forme della società per renderle più inclusive ed eque, aumentando consapevolezza, coinvolgimento diretto e responsabilità nei cittadini.


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Foto di copertina: via.


I brani utilizzati in questo podcast:

Tra empatia e tecnologie ecco come evolve il settore delle risorse umane



La lettera che il 5 maggio scorso il CEO di Airbnb Brian Chesky ha pubblicato annunciando il licenziamento del 25% della propria forza lavoro ha dato il La a questo podcast. Partendo infatti dai commenti che ha generato facciamo un piccolo viaggio nel mondo delle risorse umane e di come sta evolvendo. Nel nostro viaggio, tra gli altri, incontriamo anche Carmela Casella di Eiskill, startup campana che propone un servizio che permette di accorciare i processi di preselezione dei candidati.


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La lettera con cui Brian Chesky ha licenziato i 1900 dipendenti di Airbnb ha già fatto storia. Sono tanti i commenti scritti, sia in Italia che all’Estero. Se nel nostro Paese i principali magazine hanno offerto la traduzione integrale del testo, all’Estero la lettera è stata analizzata passo passo.
Lo ha fatto il blogger Tim Dennis nel suo spazio su medium, attirandosi non poche critiche. Di tutt’altra natura è invece l’analisi che fa Khalil Smith del The Neuroleadership Institute, un istituto di ricerca sulle neuroscienze incentrate sulla leadership con sede a NY.
Nonostante le varie differenze, tutti sono concordi nel leggere – tra le righe – la profonda empatia che Chesky riesce a trasmettere. Smith parla di umanità, un aspetto che non risolve tutti i problemi, ma che certamente aiuta.

La citazione su risorse umane di Carmela di Eiskill

Quali sono le tecnologie impiegate nel settore delle risorse umane?

Nella seconda parte del podcast indaghiamo le innovazioni e le tecnologie che in questi anni sono state impiegate nel settore delle risorse umane. Ci facciamo guidare da Carmela Casella di Eiskill. Questa startup campana aiuta le aziende a diminuire i tempi di selezione dei candidati. Lo fa grazie a un servizio che incrocia intelligenza artificiale e psicologia. Eiskill si inserisce in un filone di startup che all’Estero sta spingendo molto su questi temi. Hire Vue e Pymetrics (per citarne solo due) lavorano sui concetti di gamification applicata al mondo delle risorse umane. L’obiettivo è ridurre il lavoro di pre-selezione e permettere alle aziende scegliere in tempi rapidi il candidato giusto. Un risultato oggi facilmente raggiungibile grazie alle tecnologie disponibili.

 


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Nella foto di copertina: Olivier Collet via Unsplash


I brani utilizzati in questo podcast:

Crescere grazie alla community: il modello di The Qube.



L’online e soprattutto i social network ci hanno abituato al concetto di community. Gruppi di persone che condividono un interesse e decidono di vedersi regolarmente e fare delle cose insieme. In tutto il Sud Italia ci sono molte community che ruotano intorno al mondo startup, spesso nascono per supportare chi ha un’idea e non sa da dove iniziare.

Tra i miei contatti forse Salvatore Modeo con The Qube è quello che meglio è riuscito a interpretare la community, mettendola al centro della crescita personale e imprenditoriale, non solo sua, ma del territorio in cui vive. In questo podcast ci racconta i passi e le modalità che stanno dietro un modello che potremmo definire: “incentrato sulla community”.

Tanti progetti tutti incentrati sulla community

Il racconto di The Qube che faremo in questo podcast parte dalla fine. Cioè dall’ultimo evento che vede co-protagonista questa community. Parliamo di Officine Mezzogiorno, il progetto ha come Capofila ItaliaCamp e si avvale della collaborazione del Comune di Lecce e di The Qube. L’obiettivo è convertire uno spazio oggi adibito a rimessa di autobus ad “un hub di connessione” destinato a modificare l’intero asset della zona.

The Qube non è nuova a questo tipo di operazioni. Già tre anni fa, grazie a un finanziamento della Regione Puglia, ha dato vita a Molo 12, uno spazio di coworking che fino ad allora era stata una biblioteca. Il “Molo” negli anni è diventato il fulcro di una serie di servizi che The Qube ha offerto ed è diventato centro di connessioni tra chi, a Lecce, ha voglia di fare impresa.

La citazione di Salvo sul ruolo della community e del coworking

La particolarità di questi progetti è la centralità della community. Sin dagli esordi, Salvatore e il resto del team di The Qube, hanno focalizzato i propri sforzi nel fornire risposte alle richieste di chi stava loro intorno, creando occasioni di scambio e di crescita personale e imprenditoriale. Un modello che da un anno circa stanno esportando anche a Brindisi con Super Brindisi. Incontri incentrati sulla community dove non c’è uno speaker, ma tutti hanno la possibilità di condividere la propria esperienza, in un’ottica di crescita personale e imprenditoriale.

Il ruolo e l’importanza del coworking

Nella storia di The Qube il coworking si è dimostrato un asset indispensabile. Non una semplice stanza con delle sedie e una connessione a internet, ma un luogo dove le persone sono pronte a entrare in contatto e a – come dicono quelli bravi – “contaminarsi”. Per questo chi lavora al suo interno deve avere un’attitudine alla collaborazione. Un concetto che nei primi anni di Molo 12 non è stato compreso da molti, ma con il tempo è entrato nella quotidianità delle persone. Il coworking rappresenta fisicamente il luogo dedicato alla community: dove si lavora, ci si incontra, si cresce. Insieme.


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Nella foto di copertina: Clay Banks on Unsplash


I brani utilizzati in questo podcast:

La mobilità ai tempi del Covid-19



Il Covid-19 ci ha permesso di conoscere un lato delle nostre città che non avevamo mai visto. I negozi chiusi, le strade deserte, nessuna auto o altro mezzo di trasporto in giro, ci hanno restituito il lato silenzioso delle città. E non sono state poche le persone che, il giorno dopo la riapertura hanno subito evidenziato una sorta di nostalgia per quel silenzio. Ma il tema della mobilità urbana non è solo una questione di suoni. È anche una questione di diritti: una città accessibile è una città che offre maggiori opportunità per i propri cittadini. Ne parliamo con Toti Di Dio di PUSH.

La citazione di Toti su mobilità ai tempi del Covid-19

Per questo motivo PUSH, lo studio di ricerca e design di Palermo sta studiando il fenomeno. Circa un mese fa ha lanciato un sondaggio per chiedere a chi usa i mezzi pubblici come cambierà lo scenario della mobilità urbana. Lo scopo è conoscere direttamente il parere degli utenti, per disegnare intorno alle loro aspettative un servizio di mobilità utile ed efficiente. I dati raccolti sono messi a disposizione di chi dovrà decidere e progettare i servizi. Inoltre è stata redatta una wiki che raccoglie metodi, strumenti ed esempi. Un data base anche questo gratuito e consultabile online pensato per supportare Mobility Managers Aziendali e Operatori di Servizi di Mobilità in questa sfida senza precedenti.

MUV: una nuova fase.

Negli ultimi anni PUSH si è impegnata a portare avanti MUV, acronimo che sta per Mobility Urban Values. È il progetto che PUSH ha coordinato negli ultimi anni, gestendo ben 14 partner di 8 diversi paesi europei. Lo scopo di MUV è migliorare la mobilità urbana applicando un approccio innovativo: incoraggiare i cittadini a muoversi in modo più sostenibile attraverso un gioco che mescola esperienza reale e digitale. Fino a qui MUV è stato sostanzialmente un torneo tra città in cui vinceva chi aveva i cittadini più virtuosi. Adesso PUSH si appresta a far entrare MUV in una nuova fase. C’è quindi allo studio un torneo che possa coinvolgere le scuole, stimolando gli studenti e le loro famiglie, ma anche il corpo docenti e il resto del personale a giocare sul tema della mobilità.

Il Covid-19 ci ha insegnato che solo insieme si raggiungono gli obiettivi. La sfida che abbiamo davanti è quella di una mobilità sostenibile e la pandemia paradossalmente sembra essere un’ottima occasione per sperimentare nuovi modelli. Abbiamo le conoscenze e le competenze, basta metterle in atto.


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Nella foto di copertina: Mika Baumeister via Unsplash


I suoni della città che hai sentito in questo podcast sono stati registrati da klankbeeld.

Mentre i brani utilizzati sono:

La musica per parlare di lavoro e salute. Uno maggio libero e pensante



Non è un mistero dire che l’uno maggio 2020 sia stato particolare, per tutti noi. Lo è stato per via del Coronavirus che non ci ha permesso di festeggiare questa ricorrenza come solitamente facevamo. Da quando mi occupo di Start Me Up sento in maniera diversa questa festa, perché i temi chiave di Start Me Up sono profondamente legati al lavoro e ai lavoratori. Ho sempre visto con molta curiosità il Concerto dell’Uno maggio Libero e Pensante di Taranto e negli ultimi anni mi sono detto che ne avrei dovuto parlare in questo podcast. Questo è l’anno, proprio quando il concerto non c’è stato. Ma non è un problema perché ascoltando il podcast, scoprirai che la musica del Primo maggio Libero e Pensante di Taranto è solo il contenitore. Un pretesto per parlare di lavoro, salute e diritti. Aspetti con cui chi decide di vivere e lavorare al Sud Italia deve fare i conti. Ne parlo con Gianni Raimondi, membro del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.

Musica come amplificatore di un messaggio più ampio

Ripercorrendo brevemente la storia del Concerto del Uno maggio Libero e Pensante di Taranto scopriamo perché il comitato ha scelto la musica come amplificatore di un messaggio sociale e umano. Un messaggio che la musica negli anni ha fatto arrivare a tante persone e che quest’anno è stato affidato a un docufilm realizzato da Giorgio Testi, Francesco Zippel e Fabrizio Fichera. “Liberi e pensanti” è stato trasmesso la sera dell’uno maggio su La7 (qui è possibile vederlo on demand) ed è arrivato dopo due giorni di video e dibattiti che sono stati diffusi dalla pagina facebook dell’evento. Sono contributi dei vari artisti che hanno dichiarato il loro affetto per Taranto.
A questi, il docufilm ha unito le voci degli attivisti e ha raccontato di come la città pugliese stia vivendo da tempo la situazione che gli italiani e il resto del mondo hanno conosciuto in questi ultimi mesi a causa del Coronavirus. Chiudersi in casa perché fuori c’è un nemico invisibile che minaccia la propria salute. È un messaggio che ormai da sette anni viene veicolato dal palco del Parco Archeologico delle Mura Greche e che quest’anno è stato affidato ai video e alle testimonianze di tante persone che sono legate a Taranto.

Naturalmente il Comitato non lavora solo al concerto dell’uno maggio. Nel corso dell’anno si spende per la causa tarantina manifestando la propria vicinanza a chi vive situazioni simili. Si impegna in attività di sostegno al territorio, propone valide alternative di sviluppo per Taranto che sembra rappresentare in grande i tanti drammi che il Sud Italia vive. C’è una nuova consapevolezza, ci dice Gianni, e l’auspicio è che questo lavoro porti un cambiamento non solo di mentalità, ma anche nelle condizioni di vita e di lavoro di chi vive qui. Una nuova fase, in cui nessuno dovrà più scegliere tra salute e lavoro. Il primo maggio di quell’anno sarà veramente particolare per tutti quanti.


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Nella foto di copertina, la locandina del docufilm.

Videogiochi e Coronavirus: come cambia il mercato?



Non è un mistero che il mercato dei videogiochi abbia vissuto fin qui un momento d’oro. Da quello che c’è dato sapere l’impatto che il coronavirus e la quarantena hanno avuto su questo settore non lo ha scalfito, anzi. Facendo leva sulle proprie peculiarità, il mercato dei videogiochi ha risposto alla grande e chissà, molto probabilmente ne uscirà più forte di prima. Il podcast mi dà inoltre la possibilità di capire meglio i meccanismi di un mercato che conosco davvero poco. Per questo motivo mi faccio aiutare da Samuele Sciacca, programmatore, insegnante e divulgatore di videogiochi e insieme leggeremo il dossier curato dall’analista e investitore Matthew Ball, un’autorità nel campo dell’entertaiment.

Videogiochi e Coronavirus: un dossier in sette punti

Il dossier su cui ci siamo basati per scrivere questa intervista si concentra su alcuni aspetti particolari del mercato dei videogiochi. Si parte dal crescente dominio della categoria nei media, analizza il futuro del “formato” multipiattaforma. Si analizza poi la crescita degli eSports e di come il pubblico stia passando a poco a poco dai supporti fisici a quelli digitali. L’autore mette in risalto il contributo che il mondo dei videogiochi sta dando nella crescita dei mondi virtuali nelle nostre vite “reali”. E infine si analizzano gli scenari futuri, quindi come evolveranno i giochi di successo e perché è probabile che i giochi indie prosperino.

Il dossier è in inglese e può essere consultato qui. Esiste una versione sintetizzata in italiano fatta da ilpost.it.

Chi è Samuele Sciacca?

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Samuele Sciacca è uno sviluppatore di videogiochi che da tempo parla di questo tema attraverso i propri canali. Gestisce il portale svilupparegiochi.it dove chiunque può imparare a programmare il proprio videogame.


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Foto di Teddy Guerrier on Unsplash.

La riapertura delle librerie tra polemiche e piccoli semi di speranza.



La citazione di Maria Carmela Sciacca di Legatoria Prampolini sulla riapertura delle librerieLo scorso 14 aprile per effetto del Decreto promosso dal Governo Conte sarebbe dovuta avvenire la riapertura delle librerie in tutta Italia. Diciamo sarebbe perché in realtà questo provvedimento ha suscitato non poche perplessità, proprio tra chi una libreria ce l’ha e la gestisce.

In questo podcast abbiamo cercato di capire come la riapertura delle librerie celi in realtà un malcontento sopito da tempo da una parte della categoria dei librai che comunque in questo periodo hanno dato prova di una forte forza d’animo e di resistenza. Ci siamo affidati alle voci di tre protagonisti di questo mondo che – ognuno con il proprio ruolo – ha affrontato il lockdown in modo diverso. Maria Carmela Sciacca della libreria Vicolo Stretto e Legatoria Prampolini di Catania, Venera Leto della libreria Colapesce di Messina e promotrice del progetto Allitterate e Enrico Quaglia di Ennew, agenzia che ha promosso il servizio Libri da asporto.

Riapertura delle librerie: ma cosa è successo durante la chiusura forzata?

Maria Carmela Sciacca, a nome dei due esercizi che gestisce insieme alla sorella Angelica ha firmato la lettera apparsa su Minima et Moralia in cui viene espressa da 154 librai la perplessità nei confronti del provvedimento del 10 aprile scorso. Un provvedimento che alla fine ha prodotto una serie di aperture a macchia di leopardo: tra i nostri ospiti Maria Carmela ha deciso di aprire per alcune ore mentre Venera ha deciso di tenere chiusa Colapesce fino ai primi di maggio.

La citazione di Venera di Allitterate sulla riapertura delle librerie

Il provvedimento pone comunque la parola fine a un periodo – quella della chiusura – che non è possibile definire di essere stato di riposo. Lo testimoniano le tante dirette social organizzate dai librai e i vari servizi di consegna a domicilio. Uno dei più simbolici per il modo in cui è stato costituito ed è stato finanziato è Libri da Asporto. Libri da Asporto è una iniziativa nata da Ennew, agenzia di consulenza e marketing editoriale, che ha creato un fondo finanziato da parte degli editori. Ognuno di essi ha contribuito come poteva e i soldi sono stati utilizzati per coprire le spese di spedizione di tutte le librerie indipendenti che ne facevano richiesta (i costi per un servizio simile per una sola libreria sono esorbitanti, ci ha detto Enrico durante l’intervista). Allitterate, invece, il progetto pensato da Venera Leto, nasce dalla voglia di mostrare in una mappa le librerie indipendenti presenti in Italia. In questa fase Venera sta raccogliendo il materiale (i librai che volessero farne parte possono rivolgersi direttamente a Venera) e presto sarà online.

Risvolti inaspettati della chiusura forzata

La citazione di Enrico di Ennew sulla riapertura delle librerie

Questi due semplici esempi fanno emergere un aspetto singolare della chiusura forzata (vorremmo usare positivo, ma forse l’aggettivo è troppo forte): ha agito come acceleratore di processi che erano in stand-by e che, a causa del lavoro quotidiano, non venivano fuori. È successo con Librai da Asporto che si prepara a diventare un servizio stabile, è successo con il portale Allitterate che sarà utile per trovare la propria libreria indipendente quando tutto sarà aperto. Ed è successo soprattutto con i lettori che volontariamente hanno sostenuto le librerie come hanno potuto.

Nella tragedia del coronavirus questi non possono che essere piccoli semi di speranza.


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Foto di Maia Habegger via Unsplash.