Tra empatia e tecnologie ecco come evolve il settore delle risorse umane



La lettera che il 5 maggio scorso il CEO di Airbnb Brian Chesky ha pubblicato annunciando il licenziamento del 25% della propria forza lavoro ha dato il La a questo podcast. Partendo infatti dai commenti che ha generato facciamo un piccolo viaggio nel mondo delle risorse umane e di come sta evolvendo. Nel nostro viaggio, tra gli altri, incontriamo anche Carmela Casella di Eiskill, startup campana che propone un servizio che permette di accorciare i processi di preselezione dei candidati.


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La lettera con cui Brian Chesky ha licenziato i 1900 dipendenti di Airbnb ha già fatto storia. Sono tanti i commenti scritti, sia in Italia che all’Estero. Se nel nostro Paese i principali magazine hanno offerto la traduzione integrale del testo, all’Estero la lettera è stata analizzata passo passo.
Lo ha fatto il blogger Tim Dennis nel suo spazio su medium, attirandosi non poche critiche. Di tutt’altra natura è invece l’analisi che fa Khalil Smith del The Neuroleadership Institute, un istituto di ricerca sulle neuroscienze incentrate sulla leadership con sede a NY.
Nonostante le varie differenze, tutti sono concordi nel leggere – tra le righe – la profonda empatia che Chesky riesce a trasmettere. Smith parla di umanità, un aspetto che non risolve tutti i problemi, ma che certamente aiuta.

La citazione su risorse umane di Carmela di Eiskill

Quali sono le tecnologie impiegate nel settore delle risorse umane?

Nella seconda parte del podcast indaghiamo le innovazioni e le tecnologie che in questi anni sono state impiegate nel settore delle risorse umane. Ci facciamo guidare da Carmela Casella di Eiskill. Questa startup campana aiuta le aziende a diminuire i tempi di selezione dei candidati. Lo fa grazie a un servizio che incrocia intelligenza artificiale e psicologia. Eiskill si inserisce in un filone di startup che all’Estero sta spingendo molto su questi temi. Hire Vue e Pymetrics (per citarne solo due) lavorano sui concetti di gamification applicata al mondo delle risorse umane. L’obiettivo è ridurre il lavoro di pre-selezione e permettere alle aziende scegliere in tempi rapidi il candidato giusto. Un risultato oggi facilmente raggiungibile grazie alle tecnologie disponibili.

 


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Nella foto di copertina: Olivier Collet via Unsplash


I brani utilizzati in questo podcast:

Crescere grazie alla community: il modello di The Qube.



L’online e soprattutto i social network ci hanno abituato al concetto di community. Gruppi di persone che condividono un interesse e decidono di vedersi regolarmente e fare delle cose insieme. In tutto il Sud Italia ci sono molte community che ruotano intorno al mondo startup, spesso nascono per supportare chi ha un’idea e non sa da dove iniziare.

Tra i miei contatti forse Salvatore Modeo con The Qube è quello che meglio è riuscito a interpretare la community, mettendola al centro della crescita personale e imprenditoriale, non solo sua, ma del territorio in cui vive. In questo podcast ci racconta i passi e le modalità che stanno dietro un modello che potremmo definire: “incentrato sulla community”.

Tanti progetti tutti incentrati sulla community

Il racconto di The Qube che faremo in questo podcast parte dalla fine. Cioè dall’ultimo evento che vede co-protagonista questa community. Parliamo di Officine Mezzogiorno, il progetto ha come Capofila ItaliaCamp e si avvale della collaborazione del Comune di Lecce e di The Qube. L’obiettivo è convertire uno spazio oggi adibito a rimessa di autobus ad “un hub di connessione” destinato a modificare l’intero asset della zona.

The Qube non è nuova a questo tipo di operazioni. Già tre anni fa, grazie a un finanziamento della Regione Puglia, ha dato vita a Molo 12, uno spazio di coworking che fino ad allora era stata una biblioteca. Il “Molo” negli anni è diventato il fulcro di una serie di servizi che The Qube ha offerto ed è diventato centro di connessioni tra chi, a Lecce, ha voglia di fare impresa.

La citazione di Salvo sul ruolo della community e del coworking

La particolarità di questi progetti è la centralità della community. Sin dagli esordi, Salvatore e il resto del team di The Qube, hanno focalizzato i propri sforzi nel fornire risposte alle richieste di chi stava loro intorno, creando occasioni di scambio e di crescita personale e imprenditoriale. Un modello che da un anno circa stanno esportando anche a Brindisi con Super Brindisi. Incontri incentrati sulla community dove non c’è uno speaker, ma tutti hanno la possibilità di condividere la propria esperienza, in un’ottica di crescita personale e imprenditoriale.

Il ruolo e l’importanza del coworking

Nella storia di The Qube il coworking si è dimostrato un asset indispensabile. Non una semplice stanza con delle sedie e una connessione a internet, ma un luogo dove le persone sono pronte a entrare in contatto e a – come dicono quelli bravi – “contaminarsi”. Per questo chi lavora al suo interno deve avere un’attitudine alla collaborazione. Un concetto che nei primi anni di Molo 12 non è stato compreso da molti, ma con il tempo è entrato nella quotidianità delle persone. Il coworking rappresenta fisicamente il luogo dedicato alla community: dove si lavora, ci si incontra, si cresce. Insieme.


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Nella foto di copertina: Clay Banks on Unsplash


I brani utilizzati in questo podcast:

La mobilità ai tempi del Covid-19



Il Covid-19 ci ha permesso di conoscere un lato delle nostre città che non avevamo mai visto. I negozi chiusi, le strade deserte, nessuna auto o altro mezzo di trasporto in giro, ci hanno restituito il lato silenzioso delle città. E non sono state poche le persone che, il giorno dopo la riapertura hanno subito evidenziato una sorta di nostalgia per quel silenzio. Ma il tema della mobilità urbana non è solo una questione di suoni. È anche una questione di diritti: una città accessibile è una città che offre maggiori opportunità per i propri cittadini. Ne parliamo con Toti Di Dio di PUSH.

La citazione di Toti su mobilità ai tempi del Covid-19

Per questo motivo PUSH, lo studio di ricerca e design di Palermo sta studiando il fenomeno. Circa un mese fa ha lanciato un sondaggio per chiedere a chi usa i mezzi pubblici come cambierà lo scenario della mobilità urbana. Lo scopo è conoscere direttamente il parere degli utenti, per disegnare intorno alle loro aspettative un servizio di mobilità utile ed efficiente. I dati raccolti sono messi a disposizione di chi dovrà decidere e progettare i servizi. Inoltre è stata redatta una wiki che raccoglie metodi, strumenti ed esempi. Un data base anche questo gratuito e consultabile online pensato per supportare Mobility Managers Aziendali e Operatori di Servizi di Mobilità in questa sfida senza precedenti.

MUV: una nuova fase.

Negli ultimi anni PUSH si è impegnata a portare avanti MUV, acronimo che sta per Mobility Urban Values. È il progetto che PUSH ha coordinato negli ultimi anni, gestendo ben 14 partner di 8 diversi paesi europei. Lo scopo di MUV è migliorare la mobilità urbana applicando un approccio innovativo: incoraggiare i cittadini a muoversi in modo più sostenibile attraverso un gioco che mescola esperienza reale e digitale. Fino a qui MUV è stato sostanzialmente un torneo tra città in cui vinceva chi aveva i cittadini più virtuosi. Adesso PUSH si appresta a far entrare MUV in una nuova fase. C’è quindi allo studio un torneo che possa coinvolgere le scuole, stimolando gli studenti e le loro famiglie, ma anche il corpo docenti e il resto del personale a giocare sul tema della mobilità.

Il Covid-19 ci ha insegnato che solo insieme si raggiungono gli obiettivi. La sfida che abbiamo davanti è quella di una mobilità sostenibile e la pandemia paradossalmente sembra essere un’ottima occasione per sperimentare nuovi modelli. Abbiamo le conoscenze e le competenze, basta metterle in atto.


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Nella foto di copertina: Mika Baumeister via Unsplash


I suoni della città che hai sentito in questo podcast sono stati registrati da klankbeeld.

Mentre i brani utilizzati sono:

La musica per parlare di lavoro e salute. Uno maggio libero e pensante



Non è un mistero dire che l’uno maggio 2020 sia stato particolare, per tutti noi. Lo è stato per via del Coronavirus che non ci ha permesso di festeggiare questa ricorrenza come solitamente facevamo. Da quando mi occupo di Start Me Up sento in maniera diversa questa festa, perché i temi chiave di Start Me Up sono profondamente legati al lavoro e ai lavoratori. Ho sempre visto con molta curiosità il Concerto dell’Uno maggio Libero e Pensante di Taranto e negli ultimi anni mi sono detto che ne avrei dovuto parlare in questo podcast. Questo è l’anno, proprio quando il concerto non c’è stato. Ma non è un problema perché ascoltando il podcast, scoprirai che la musica del Primo maggio Libero e Pensante di Taranto è solo il contenitore. Un pretesto per parlare di lavoro, salute e diritti. Aspetti con cui chi decide di vivere e lavorare al Sud Italia deve fare i conti. Ne parlo con Gianni Raimondi, membro del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.

Musica come amplificatore di un messaggio più ampio

Ripercorrendo brevemente la storia del Concerto del Uno maggio Libero e Pensante di Taranto scopriamo perché il comitato ha scelto la musica come amplificatore di un messaggio sociale e umano. Un messaggio che la musica negli anni ha fatto arrivare a tante persone e che quest’anno è stato affidato a un docufilm realizzato da Giorgio Testi, Francesco Zippel e Fabrizio Fichera. “Liberi e pensanti” è stato trasmesso la sera dell’uno maggio su La7 (qui è possibile vederlo on demand) ed è arrivato dopo due giorni di video e dibattiti che sono stati diffusi dalla pagina facebook dell’evento. Sono contributi dei vari artisti che hanno dichiarato il loro affetto per Taranto.
A questi, il docufilm ha unito le voci degli attivisti e ha raccontato di come la città pugliese stia vivendo da tempo la situazione che gli italiani e il resto del mondo hanno conosciuto in questi ultimi mesi a causa del Coronavirus. Chiudersi in casa perché fuori c’è un nemico invisibile che minaccia la propria salute. È un messaggio che ormai da sette anni viene veicolato dal palco del Parco Archeologico delle Mura Greche e che quest’anno è stato affidato ai video e alle testimonianze di tante persone che sono legate a Taranto.

Naturalmente il Comitato non lavora solo al concerto dell’uno maggio. Nel corso dell’anno si spende per la causa tarantina manifestando la propria vicinanza a chi vive situazioni simili. Si impegna in attività di sostegno al territorio, propone valide alternative di sviluppo per Taranto che sembra rappresentare in grande i tanti drammi che il Sud Italia vive. C’è una nuova consapevolezza, ci dice Gianni, e l’auspicio è che questo lavoro porti un cambiamento non solo di mentalità, ma anche nelle condizioni di vita e di lavoro di chi vive qui. Una nuova fase, in cui nessuno dovrà più scegliere tra salute e lavoro. Il primo maggio di quell’anno sarà veramente particolare per tutti quanti.


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Nella foto di copertina, la locandina del docufilm.

Videogiochi e Coronavirus: come cambia il mercato?



Non è un mistero che il mercato dei videogiochi abbia vissuto fin qui un momento d’oro. Da quello che c’è dato sapere l’impatto che il coronavirus e la quarantena hanno avuto su questo settore non lo ha scalfito, anzi. Facendo leva sulle proprie peculiarità, il mercato dei videogiochi ha risposto alla grande e chissà, molto probabilmente ne uscirà più forte di prima. Il podcast mi dà inoltre la possibilità di capire meglio i meccanismi di un mercato che conosco davvero poco. Per questo motivo mi faccio aiutare da Samuele Sciacca, programmatore, insegnante e divulgatore di videogiochi e insieme leggeremo il dossier curato dall’analista e investitore Matthew Ball, un’autorità nel campo dell’entertaiment.

Videogiochi e Coronavirus: un dossier in sette punti

Il dossier su cui ci siamo basati per scrivere questa intervista si concentra su alcuni aspetti particolari del mercato dei videogiochi. Si parte dal crescente dominio della categoria nei media, analizza il futuro del “formato” multipiattaforma. Si analizza poi la crescita degli eSports e di come il pubblico stia passando a poco a poco dai supporti fisici a quelli digitali. L’autore mette in risalto il contributo che il mondo dei videogiochi sta dando nella crescita dei mondi virtuali nelle nostre vite “reali”. E infine si analizzano gli scenari futuri, quindi come evolveranno i giochi di successo e perché è probabile che i giochi indie prosperino.

Il dossier è in inglese e può essere consultato qui. Esiste una versione sintetizzata in italiano fatta da ilpost.it.

Chi è Samuele Sciacca?

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Samuele Sciacca è uno sviluppatore di videogiochi che da tempo parla di questo tema attraverso i propri canali. Gestisce il portale svilupparegiochi.it dove chiunque può imparare a programmare il proprio videogame.


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Foto di Teddy Guerrier on Unsplash.

La riapertura delle librerie tra polemiche e piccoli semi di speranza.



La citazione di Maria Carmela Sciacca di Legatoria Prampolini sulla riapertura delle librerieLo scorso 14 aprile per effetto del Decreto promosso dal Governo Conte sarebbe dovuta avvenire la riapertura delle librerie in tutta Italia. Diciamo sarebbe perché in realtà questo provvedimento ha suscitato non poche perplessità, proprio tra chi una libreria ce l’ha e la gestisce.

In questo podcast abbiamo cercato di capire come la riapertura delle librerie celi in realtà un malcontento sopito da tempo da una parte della categoria dei librai che comunque in questo periodo hanno dato prova di una forte forza d’animo e di resistenza. Ci siamo affidati alle voci di tre protagonisti di questo mondo che – ognuno con il proprio ruolo – ha affrontato il lockdown in modo diverso. Maria Carmela Sciacca della libreria Vicolo Stretto e Legatoria Prampolini di Catania, Venera Leto della libreria Colapesce di Messina e promotrice del progetto Allitterate e Enrico Quaglia di Ennew, agenzia che ha promosso il servizio Libri da asporto.

Riapertura delle librerie: ma cosa è successo durante la chiusura forzata?

Maria Carmela Sciacca, a nome dei due esercizi che gestisce insieme alla sorella Angelica ha firmato la lettera apparsa su Minima et Moralia in cui viene espressa da 154 librai la perplessità nei confronti del provvedimento del 10 aprile scorso. Un provvedimento che alla fine ha prodotto una serie di aperture a macchia di leopardo: tra i nostri ospiti Maria Carmela ha deciso di aprire per alcune ore mentre Venera ha deciso di tenere chiusa Colapesce fino ai primi di maggio.

La citazione di Venera di Allitterate sulla riapertura delle librerie

Il provvedimento pone comunque la parola fine a un periodo – quella della chiusura – che non è possibile definire di essere stato di riposo. Lo testimoniano le tante dirette social organizzate dai librai e i vari servizi di consegna a domicilio. Uno dei più simbolici per il modo in cui è stato costituito ed è stato finanziato è Libri da Asporto. Libri da Asporto è una iniziativa nata da Ennew, agenzia di consulenza e marketing editoriale, che ha creato un fondo finanziato da parte degli editori. Ognuno di essi ha contribuito come poteva e i soldi sono stati utilizzati per coprire le spese di spedizione di tutte le librerie indipendenti che ne facevano richiesta (i costi per un servizio simile per una sola libreria sono esorbitanti, ci ha detto Enrico durante l’intervista). Allitterate, invece, il progetto pensato da Venera Leto, nasce dalla voglia di mostrare in una mappa le librerie indipendenti presenti in Italia. In questa fase Venera sta raccogliendo il materiale (i librai che volessero farne parte possono rivolgersi direttamente a Venera) e presto sarà online.

Risvolti inaspettati della chiusura forzata

La citazione di Enrico di Ennew sulla riapertura delle librerie

Questi due semplici esempi fanno emergere un aspetto singolare della chiusura forzata (vorremmo usare positivo, ma forse l’aggettivo è troppo forte): ha agito come acceleratore di processi che erano in stand-by e che, a causa del lavoro quotidiano, non venivano fuori. È successo con Librai da Asporto che si prepara a diventare un servizio stabile, è successo con il portale Allitterate che sarà utile per trovare la propria libreria indipendente quando tutto sarà aperto. Ed è successo soprattutto con i lettori che volontariamente hanno sostenuto le librerie come hanno potuto.

Nella tragedia del coronavirus questi non possono che essere piccoli semi di speranza.


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Foto di Maia Habegger via Unsplash.

Privacy e salute: perché in democrazia non possiamo contrapporre questi due temi.



C’è un aspetto molto importante che in questi giorni di pandemia sta entrando sempre più all’interno del dibattito comune: la privacy e le libertà fondamentali che ci riguardano tutti in quanto cittadini. È un argomento spinoso visto che viene affrontato in un momento in cui la parola d’ordine è preservare quante più persone dal rischio del contagio da coronavirus. Giusto: ma a quale prezzo? Il tema è centrale soprattutto alla luce dell’utilizzo delle app di tracing che dovranno essere adottate nella cosiddetta fase due.

Ne ho parlato una settimana fa circa con Ernesto Belisario, avvocato presso lo studio E-lex, che scrive da tempo di nuove tecnologie in materia di diritto su diverse testate giornalistiche. Ernesto è anche membro della task force nominata dal Governo italiano per l’utilizzo dei dati contro il Covid-19. In questa intervista, è importante sottolinearlo, parla a titolo personale, naturalmente.

La trasparenza e la tutela della privacy come elemento essenziale della democrazia.

C’è un tema che ricorre all’interno di tutta l’intervista a Ernesto Belisario: l’essere all’interno di una democrazia impone una serie di obblighi da parte delle Istituzioni che sono inalienabili, anche in periodi di crisi come quella che stiamo vivendo. Anzi, sarebbe meglio dire, soprattutto in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo. E gli obblighi riguardano la trasparenza e la tutela della privacy dei singoli cittadini. Ad esempio, la trasparenza dei processi che regolano la Pubblica Amministrazione in un momento in cui ci si trova – in modo del tutto straordinario – a lavorare a progetti che devono essere pronti in poco tempo (pensiamo agli appalti per la costruzione dei nuovi reparti di ospedali). Oppure la privacy dei cittadini che deve essere garantita da sistemi di controllo invasivi e poco rispettosi. Attenzione! Mettere sulla bilancia da un lato la privacy e l’altra la salute è una dicotomia ingannevole. Il perché lo spiega Ernesto nel corso dell’intervista che trovate all’interno del podcast.

Droni: perché una democrazia non può lasciare spazio agli “sceriffi” del territorio.

Restando sul tema della privacy, l’altro grande punto al centro del dibattito di questi giorni c’è l’utilizzo dei droni da parte delle amministrazioni locali. All’inizio del lockdown alcuni sindaci e presidenti di regione ne hanno infatti minacciato l’uso per il controllo del territorio. A fine marzo era stato il capo della Polizia Franco Gabrielli a porre lo stop all’utilizzo di questi mezzi: il motivo? La sicurezza e la privacy dei cittadini. In realtà, a Pasquetta, è stata la stessa polizia a utilizzare questi mezzi e non solo – ci riferiamo agli elicotteri che provano a sventare una grigliata a Palermo. La giustificazione arrivava dalla possibile massiccia elusione del divieto di rimanere a casa da parte dei cittadini. Una settimana prima che tutto ciò accadesse Ernesto Belisario ci metteva di fronte al fatto di essere membri di una democrazia: una condizione che ci impone di non ricorrere a strumenti simili, nonostante la voglia di alcuni amministratori a sentirsi sceriffi e “padroni” del territorio.

La citazione di Ernesto Belisario su privacy, salute in democrazia

Il nostro ospite infine ci richiama a un senso di responsabilità collettivo. Lo fa parlando di Zoom e delle critiche che sono arrivate da più parti sul suo non rispettare gli standard di privacy. Una nota smentita dalla stessa compagnia che non esula a noi utenti di essere più attenti e verificare, di volta in volta, la sicurezza di una applicazione.


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Foto di Etienne Girardet on Unsplash.

Vuoi gestire un team al meglio e incrementare le vendite? Fissa gli obiettivi



Sono poche le persone con cui puoi parlare di come gestire un team al meglio o discutere su ciò che fa la differenza in una vendita. Se poi vuoi chiedere loro anche in che modo è possibile misurare l’impatto della propria impresa sul territorio e avere infine qualche consiglio su quale sia il metodo migliore per scegliere un corso che ti permetta di fare la differenza dal punto di vista aziendale, il campo si restringe ulteriormente.

Chi si occupa di tutto ciò da più di dieci anni è Marco Imperato, l’ospite di questo podcast che dopo aver chiuso l’esperienza di Mosaicoon sta portando avanti alcuni progetti nel campo della formazione aziendale.

Marco Imperato sarà il protagonista anche del web café di aprile: in quella occasione parlerà di Metodologia OKR. Per accedere al web café basta essere sostenitori di Start Me Up.

Dalla vendita diretta a Product Heroes

Nella prima parte dell’intervista ripercorriamo a grandi linee i primi passi della carriera di Marco. Inizia a lavorare in Australia, vendendo carte di credito in aeroporto. Quella esperienza, molto faticosa, ha permesso a Marco di imparare alcune tecniche di vendita (come quella per obiezioni) e di sentire per la prima volta la parola funnel. Si porta quindi dietro un bagaglio di conoscenza enorme che gli è stato utile successivamente quando a Milano ha lavorato per Saatchi & Saachti e poi, ancora dopo, a Moosaicoon.

Dopo la chiusura della startup palermitana, Marco si è concentrato su Product Heroes, un progetto editoriale focalizzato sul project management. In questi giorni sta lanciando insieme a Daniele Rotolo Edgemony, un’azienda che fa base in Sicilia e permetterà ai propri dipendenti di lavorare da remoto con alcune aziende della Silicon Valley. L’obiettivo, ci dice Marco, è quello di vivere al Sud Italia, ma con una mentalità diversa: aprirsi al mondo grazie alla tecnologia e al lavoro da remoto. Al momento Edgemony è alla ricerca di sviluppatori, lo abbiamo annunciato qualche giorno fa anche nel nostro gruppo d’ascolto su Facebook.

Tre domande difficili su come gestire un team, crescita e misurazione dell’impatto sul territorio

Avendo davanti una persona con un curriculum come quello di Marco Imperato abbiamo dato sfogo alle nostre curiosità su alcuni temi spinosi della vita aziendale. Ad esempio: come gestire un team al meglio? Nel podcast Marco ci racconta come ha imparato a lavorare sulle deleghe e a fissare gli obiettivi. Un argomento che tratterà anche durante il web café di aprile. In più, nel podcast, ci dice come fare a misurare la crescita del proprio progetto, soprattutto quando notiamo che il progetto non cresce più di tanto e dobbiamo capire dove intervenire. Infine, in relazione a Edgemony parliamo di impatto sul territorio, un aspetto che diventa sempre più centrale nella vita delle aziende e che allo stesso modo delle entrate può e deve essere misurato. Non anticipiamo nulla, ma vi diciamo che c’entrano i valori che una persona stabilisce al momento della nascita del proprio progetto di impresa.

La citazione di Marco di Edgemony su gestire un team

Marco Imperato nell’ultima parte del podcast ci aiuta a capire come scegliere il corso online che fa per noi. Anche se è pur vero che al momento tanti sono gratuiti, ci sono dei criteri da seguire per chi sceglie di formarsi attraverso dei corsi erogati tramite internet. Marco li ha studiati per un po’ e condivide con noi le sue impressioni.

Hai domande che vorresti fare a Marco Imperato? Partecipa al web café di aprile: ti basta diventare sostenitore di Start Me Up.

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Foto di Charles Deluvio on Unsplash

Quando #iorestoacasa è un incubo: la violenza sulle donne



La campagna #iorestoacasa che nelle ultime settimane ha fatto da padrona nei flussi di comunicazione dei vari mezzi fuori e dentro internet ha messo in secondo piano aspetti che non sono poi così marginali e straordinari. Una di queste è la violenza sulle donne, un fenomeno che si presenta proprio tra le mura domestiche. In questo podcast cercheremo di capire meglio l’entità del fenomeno e quali sono le soluzioni che arrivano dal mondo della tecnologia e dell’innovazione.

Per farlo mi sono fatto aiutare da Maria Andaloro, ideatrice della campagna “Posto Occupato”. Grazie a lei riusciamo a comprendere più a fondo questo fenomeno e i rischi che un periodo così particolare può portare.

Violenza sulle donne: cosa può fare la tecnologia?

Ma non ci fermiamo ai problemi, per fortuna il mondo dell’innovazione non resta a guardare e propone una soluzione. Come l’app MyTutela che permette al proprio smartphone di registrare le tracce di un rapporto violento. Messaggi, telefonate e registrazioni vengono conservate con modalità forense, utili cioè ai fini di un processo penale.

La citazione di MArco di MyTutela sulla violenza sulle donne

Dietro MyTutela c’è un team composto per due terzi da consulenti informatici che lavorano al fianco della Procura di Roma. Sono Marco Calonzi, ospite di questo podcast, e Marco Testi: loro due insieme a Susanna Testi hanno creato questa soluzione dopo l’ennesimo caso di violenza sulle donne terminano con un omicidio. Da quelle indagini l’intuizione che lo smartphone potesse raccogliere tutte le prove utili a risolvere casi di violenza che spesso si verificano dentro casa, quando si è da soli.

Il team di MyTutela riconosce la gravità del momento e per questo motivo attualmente il servizio è completamente gratuito in ogni sua parte. Verificate le condizioni sul sito dell’applicazione.

La citazione di Maria di Posto Occupato sulla violenza sulle donne

Siamo consapevoli che non possiamo demandare alla tecnologia il compito di risolvere questo problema. È importante sapere che esistono soluzioni come Mytutela per riuscire a preservarci in situazioni di pericolo (e non è il solo modo). Il cambiamento però che ci viene richiesto è culturale e il mezzo che abbiamo è parlarne il più possibile. Se all’interno di una coppia ci sono comportamenti violenti (anche solo verbali) non è una cosa normale: c’è un problema che può essere risolto.

L’amore non è la cura, è questo il messaggio più importante. È bene tenerlo a mente, soprattutto in questo periodo in cui tanti sono costretti a stare a casa.


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Foto di Noah Buscher via Unsplash.

Artigiani e creativi si trovano su MakersValley: la storia di questa startup è da manuale.



La storia di MakersValley sembra uscita da un manuale per chi vuole fare impresa. C’è la nicchia di mercato che ha bisogno di innovare, c’è un’innovazione che rappresenta un vantaggio per tutti gli attori coinvolti, c’è un team motivato con le giuste competenze. Lo stesso si può dire della storia che ha portato questa piattaforma a mettere in contatto circa duecento artigiani italiani con più di settemila contatti tra negozi e creativi in tutto il mondo.
Dall’intuizione di una delle co-founder Tiffany Chimal che ha permesso al resto del team di individuare una reale esigenza di mercato, all’applicazione rapida e portata avanti con la giusta dose di creatività, spavalderia e competenza da parte di tutto il team. Sono tutti elementi che hanno permesso a MakersValley di guadagnarsi la fiducia degli artigiani italiani e dei negozianti e designer americani. Lo racconta in questo podcast Alessio Iadicicco che insieme a Tiffany Chimal e a Babajide Okusanya nel 2016 a New York ha fondato MakersValley.

Lavorare ai tempi del Coronavirus

Anche Makers Valley si trova a dover affrontare il clima di incertezza che si respira in questi giorni a causa della rapida diffusione del Coronavirus. Un periodo che obbliga tutti a navigare a vista ma che impone a chi fa impresa di prepararsi a ciò che verrà: per questo motivo al momento il lavoro di progettazione e raccolta di preventivi non si ferma. Si cerca di essere pronti per quando le fabbriche potranno riaprire.

 

La citazione di Alessio di Makers Valley, la startup che mette insieme artigiani e creativi

Un’ultima cosa che ci insegna la storia di MakersValley è la volontà di osare. Grazie all’università Alessio è entrato in contatto con Aiesec, la vita associativa gli ha fornito competenze, lavoro, amicizie e una moglie. L’impatto di queste esperienze nella storia di Alessio è enorme e il successo di MakersValley ne è la prova.


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