25. Cargo bike alimentate da energie rinnovabili, se non è mobilità sostenibile questa…



Nasce nel segno della mobilità sostenibile ACC Mobility la startup siciliana che produce cargo bike alimentate da energie rinnovabili. Ne parliamo con Giuseppe Giordano in questo venticinquesimo podcast di Start Me Up.

Cinque modelli di cargo bike

La ACC Mobility oggi ha immaginato cinque diversi usi delle proprie cargo bike:

  • mezzo promozionale, applicando alla struttura degli schermi che possono essere portati all’interno dei centri urbani senza limiti di accesso (pensate alle ztl o isole pedonali);
  • mezzo dedicato allo streetfood, cioè con tutto l’occorrente per cucinare e servire il cibo restando sempre a bordo;
  • mezzo dedicato alla raccolta rifiuti, pensato insieme a una ditta che svolge questo servizio, permette all’operatore di raccoglier ei rifiuti in modo totalmente green:
  • mezzo turistico o risciò, è l’uso forse più classico e molto simile alle macchinine a pedali presenti già in alcune località turistiche: in questo caso abbiamo un mezzo che permette alle persone di usare la pedalata assistita;
  • mezzo da carico: c’è infine una versione da carico classica che può essere personalizzata con i colori della ditta che ne fa richiesta.

Su tutti i modelli la ACC mobility inserisce una serie di funzionalità tecnologiche che al momento non sono disponibili sulle cargo bike classiche e che possono essere alimentate dalle fonti di energia rinnovabili.

Perché puntare sulle cargo bike?

Giuseppe durante l’intervista ci tiene a sottolineare le infinite potenzialità delle cargo bike. Sono infatti delle alternative perfette alle automobili e/o motorini di una ditta che opera nel campo della consegna (giusto per dire una delle categorie a cui si rivolge questa startup). Le capacità di carico sono per lo più le stesse; in più c’è il vantaggio che il consumo è zero (buono per l’ambiente e per la salute di chi le guida) e l’inserimento di energie rinnovabili dota queste cargo bike di una serie di strumenti che non faranno rimpiangere il vecchio mezzo a gasolio/benzina. Inoltre, il mercato a cui ACC mobility si rivolge è in totale espansione e ci sono parecchi margini di crescita, come racconta Giuseppe in questo podcast. Da non sottovalutare infine la possibilità che questi mezzi hanno di raggiungere – proprio grazie alla pedalata assistita – anche zone un po’ più impervie e periferiche in totale sicurezza e relax.

La citazione di Giuseppe di ACC mobility sulle Cargo bike

ACC mobility ha già alcuni premi all’attivo e il suo team in questi mesi ha lavorato molto per far conoscere a potenziali investitori il proprio progetto. L’obiettivo è dare un contributo concreto al miglioramento della mobilità urbana e non solo, rendendola sempre più sostenibile.

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Foto di copertina è di Susan Yin via Unsplash 

16. L’Economia Circolare per il risparmio energetico e uno stile di vita sostenibile



Lo scorso primo marzo abbiamo celebrato M’illumino di meno con una diretta dalla Tbox incentrata sull’Economia Circolare. La Tbox è il modulo abitativo interamente in cartone frutto della collaborazione tra Archicart e l’Università di Catania collocato all’interno della cittadella universitaria etnea. Il luogo ideale per festeggiare la giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, ideata nel 2005 da Caterpillar e Rai Radio2 che aveva come tema quest’anno, proprio l’economia circolare.

Economia Circolare: come viene insegnata all’università?

Questo podcast racconta la diretta facebook (disponibile sulla pagina facebook di Archicart) incentrata sull’importanza dell’economia circolare. E, visto il luogo siamo partiti proprio dall’università. Con il prof. Giuseppe Margani abbiamo cercato di capire come il mondo accademico affronta la sostenibilità e l’economia circolare nel percorso di formazione degli studenti. Abbiamo poi affrontato il tema della società civile: questa volta ci ha aiutato a capirne di più Gianluca Proto di Progetto ERIC, un’associazione che mira a raccogliere 600 famiglie in tutta la Sicilia per creare un gruppo di acquisto fotovoltaico. Un modo per abbattere i costi delle infrastrutture utili a avere energia green in casa e ottenere un risparmio sulla propria bolletta. Un importante contributo è arrivato anche dai due ospiti telefonici: entrambi – per competenze diverse – stanno partecipando al progetto della Tbox e ci permettono perciò di capire come le aziende oggi possono affrontare il mercato dell’economia circolare.

Come lavorano le aziende inserite nell’economia circolare?

Sono intervenuti infatti Milena Milani, responsabile marketing e comunicazione della Solbian, ditta piemontese che produce pannelli solari flessibili, ideali per il mondo della nautica ma che si prestano a diversi utilizzi. E poi Simone Gualandi di Bio-Safe, azienda specializzata nell’analisi della salubrità degli ambienti e dell’aria. Presto la Tbox raggiungerà l’indipendenza energetica proprio grazie ai pannelli messi a disposizione da Solbian e alle competenze e il network del Progetto ERIC. Già adesso, all’interno della Tbox viene monitorata la qualità dell’aria grazie a Biosense, un brevetto di Bio-safe che sta collaborando al progetto sin dal suo inizio.

Sul sito di Archicart troverete tutto il materiale relativo a quanto sentirete in questo podcast, oltre al video integrale di questa diretta. Un grazie va allo staff tecnico della diretta e cioè Mario Schilirò alle riprese video e Cettina Corallo che ha curato la parte social durante l’evento.


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Foto di copertina di Mert Guller, via Unsplash

Sai a quanto ammontano i tuoi consumi energetici? Scoprilo con un gioco!

È un vero e proprio gioco con tanto di classifica e premi quello che si è inventato il team di Tera srl, azienda di Conversano (BA) che opera nell’ambito dell’informatica e del risparmio e del consumo energetico. Il gioco nasce per promuovere Beeta, un sistema che ha l’obiettivo di diffondere la cultura dell’efficienza energetica degli edifici e delle abitazioni e di divulgare le buone prassi per il risparmio energetico in ambiente domestico. L’intero sistema è compost da app, sensori, smart gateway e software dedicati e vedrà la luce nei prossimi mesi.

Come funziona Beeta.

Al centro del sistema Beeta c’è la Beeta Box, un gateway multiprotocollo, aggiornabile da remoto, facile da installare su desk o a parete.
La Beeta Box raccoglie i dati sul consumo energetico inviati dai sensori di bordo, da quelli installati nell’ambiente e da quelli collegati con gli impianti energetici della casa e li invia al wall display e ad una piattaforma cloud, dove vengono resi disponibili per gli utenti sia attraverso un’interfaccia per pc sia tramite un’app per dispositivi mobile.
Beeta è un ecosistema aperto che si adatta ai sensori e agli attuatori disponibili sul mercato. Grazie a Beeta è possibile avere una profilazione dei propri consumi energetici, automatizzare e controllare in modo smart l’ambiente domestico, monitorare i principali parametri che riguardano la sicurezza e la salubrità degli ambienti domestici e gestire gli allarmi di casa in modo facile e sicuro.

Il gioco per scoprire il proprio consumo energetico

Ma dicevamo del gioco. In questa fase di sperimentazione il team di Tera srl ha lanciato una versione beta della app, ma soprattutto un gioco. Ci sono una serie di missioni da completare durante le quali viene richiesto all’utente di fornire informazioni sui propri consumi all’interno della propria abitazione. In cambio si possono ricevere punti (Honey Point), feedback (BeezZ) e notifiche riguardanti la propria Beeta Class.
Questa prima fase pilota terminerà a fine mese e i primi 100 classificati riceveranno in anteprima il Beeta Kit in comodato d’uso gratuito. Il lancio sul mercato è previsto per gennaio 2019.
Tutte le informazioni su Beeta e su come diventare Beeta tester sono su beeta.it.

Foto di copertina di Alexandra Gorn vista su Unsplash.

10. Vuoi consumare meno e essere più green? Un Home Energy Advisor può aiutarti



Come possiamo pensare di diffondere i principi di energia sostenibile se soprattutto le persone più vulnerabili non vengono messe nelle condizioni di poter accedere perlomeno alle informazioni in modo semplice e soprattutto disinteressato? È il problema che si è posto AISFOR, Agenzia per l’Innovazione, lo Sviluppo e la Formazione che ha deciso di creare Assist, un corso mirato alla formazione di una figura professionale che soddisfi questa esigenza. Ne parliamo con Marina Varvesi, Project Manager di Assist, che chiude il ciclo di podcast che Start Me Up ha dedicato al premio Social Innovation to Tackle Fuel Poverty.

Le figure professionali formate attraverso Assist si rivolgeranno a tutte quelle persone che non riescono a soddisfare le proprie esigenze energetiche, cioè quelle persone che per cause economiche o sociali non possono occuparsi di come ridurre il loro fabbisogno energetico quotidiano. Una condizione che alcuni vivono purtroppo in modo permanente, ma che altri, a causa di eventi traumatici e straordinari, possono vivere per un certo periodo della propria vita.

Vuoi consumare meno e essere più green? Un Home Energy Advisor può aiutarti

I consulenti, definiti Home Energy Advisor, opereranno all’interno di strutture dedicate, legate inevitabilmente alle istituzioni o alle strutture sociali: per definizione, questi consulenti non dovranno essere legati a logiche di mercato. Ed è questa la vera sfida di Aisfor: sfida che sarà al centro della mentorship messa in palio attraverso Social Innovation to Tackle Fuel Poverty.
Aisfor non è nuovo a progetti che riguardano la povertà energetica e l’assistenza a chi ha bisogno di supporto in questo ambito: Aisfor sta infatti portando a termine Smart Up, progetto rivolto a mille consumatori vulnerabili che in questi mesi hanno ricevuto assistenza e consigli proprio nei settori sopra citati.

La citazione di MarinaAssist è un progetto di AISFOR  è tra le aziende premiate con il Social Innovation to Tackle Fuel Poverty, l’iniziativa della Fondazione Schneider Electric, sotto l’egida della Fondation de France, e Ashoka, in partnership con Enel. Start Me Up è media partner del premio e in un percorso in quattro podcast vi porta a conoscere le aziende che stanno facendo qualcosa per ridurre la povertà energetica e stanno diffondendo i concetti di sostenibilità anche in questo ambito. Queste imprese riceveranno un percorso di consulenza personalizzata e specializzata di circa 300 ore, oltre a un sostegno economico da parte dei promotori del contest utile a aumentare l’impatto sociale di queste idee.

Ognuna di loro impiegherà il premio a modo suo e queste interviste ci aiuteranno a capirlo e a fare in modo che queste buone pratiche siano diffuse il più possibile.


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Foto di Tom Ezzatkhah vista su Unsplash.

09.Energia rinnovabile da condividere



Sfatare il mito che vuole l’energia rinnovabile costosa, ma soprattutto non permettere che siano solo le grandi multinazionali a gestire queste forme di energia alternativa. Sono più o meno questi gli intenti di Energia Positiva, azienda che si è aggiudicata il Social Innovation to Tackle Fuel Poverty e che vi presentiamo in questo podcast.
Lo facciamo intervistando Alberto Gastaldo, Amministratore Delegato della cooperativa che permette a chiunque di diventare prosumer di energia, cioè sia produttori che consumatori di energia elettrica ricavata da fonti rinnovabili. Come? Immettendo nel circuito elettrico energia pulita e dividendo i ricavi della vendita di questa energia tra i soci. In questo modo tutti guadagnano in salute perché l’energia immessa è prodotta da impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici. E allo stesso tempo chiunque può diventare socio e beneficiarne quindi anche economicamente senza avere l’impianto a due passi da casa.

Energia rinnovabile da condividere
Il modello proposto da Energia Positiva è adatto sia alle aziende, ma soprattutto ai privati che possono, dice Alberto, usufruire di agevolazioni e sgravi fiscali. Il messaggio che questo podcast lancia è chiaro: le rinnovabili convengono, creano ricchezza e, se condivise, sono anche economiche.

La citazione su energia di AlbertoEnergia Positiva è tra le aziende premiate con il Social Innovation to Tackle Fuel Poverty, l’iniziativa della Fondazione Schneider Electric, sotto l’egida della Fondation de France, e Ashoka, in partnership con Enel. Start Me Up è media partner del premio e in un percorso in quattro podcast vi porta a conoscere le aziende che stanno facendo qualcosa per ridurre la povertà energetica e stanno diffondendo i concetti di sostenibilità anche in questo ambito. Queste imprese riceveranno un percorso di consulenza personalizzata e specializzata di circa 300 ore, oltre a un sostegno economico da parte dei promotori del contest utile a aumentare l’impatto sociale di queste idee.

Ognuna di loro impiegherà il premio a modo suo e queste interviste ci aiuteranno a capirlo e a fare in modo che queste buone pratiche siano diffuse il più possibile.


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Foto di Riccardo Annandale vista su Unsplash.

42. Un orto in ogni luogo: ecco il progetto di Horto in



Sognano un orto in ogni luogo. Forse sto esagerando ma ditemi voi se non si evince questo ascoltando Chiara Lentini, ospite di questo podcast di Start Me Up. Chiara fa parte di “Horto in”, progetto venuto fuori dal percorso di incubazione di Vulcanìc in collaborazione con lo Sheraton di Catania. Forse lo ricordate perché ne avevamo parlato con Mirko Viola prima e Simone Piceno poi. “Horto in” per adesso è impegnato a creare un orto all’interno della struttura stellata di Catania, ma il piano è progettare orti in ogni spazio, urbano e non. I vantaggi e le metodologie ci sono e Chiara è brava a raccontarli in questo podcast. Scommettiamo che alla fine di questo podcast anche voi vorrete un orto vicino casa?

Foto di copertina, via.

Perché ascoltare questo podcast?

  • “Horto in” è un bell’esempio di open innovation: un progetto venuto fuori da una collaborazione fruttuosa

  • “Horto in” è frutto di ricerca e metodologie che permettono di adattare la produzione di un alimento a contesti diversi da quelli tradizionali.

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Il pensiero di Chiara

chiara_horto in orto

 

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25. La farmacia diventa a domicilio con Pharmap



Fare i propri acquisti in farmacia attraverso una app, un sito o al telefono e farsi recapitare i farmaci direttamente a casa o ritirarli senza fare fila. È questo il core business di Pharmap, startup di quattro ragazzi di Palermo a cui è andato il premio finale di South for Tomorrow. Il bando era rivolto a idee provenienti dal Sud Italia ed era promosso da AXA Italia e Banca MPS. Con Giulio Lo Nardo, uno dei soci fondatori di Pharmap, parliamo dell’applicazione e dei suoi sviluppi, ma anche della soddisfazione di vedere che il proprio servizio aiuta chi è in difficoltà, promuovendo il lavoro della farmacia e senza inquinare.

Immagine di copertina, via.

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La citazione di Giulio

Giulio_Pharmap_Farmacia

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Produrre energia dai passi: il pavimento del futuro è sardo Oltre a Veranu, conosciamo meglio Bandbackers e 42 Accelerator



Produrre energia dai passi delle persone: questo fa Veranu, startup che arriva dalla Sardegna. Veranu è tra le dieci finaliste di Next Energy Program, il programma promosso da Terna e Fondazione Cariplo, realizzato da Cariplo Factory in collaborazione con PoliHub e dal Campus di Terna. «Veranu è una tecnologia che può essere installata sotto tutti i tipi di pavimento – spiega Alessio Calcagni, CEO di Veranu e ospite di Start Me Up. I passi delle persone producono energia che alimentano batterie che possono essere utilizzate per caricare led, televisori o prese usb». Naturalmente più passi ci sono, meglio è: per questo motivo Veranu è più adatto a luoghi pubblici che a case private.

 

Veranu tra i dieci progetti finalisti di Next Energy Program

 

pavimento_veranu

Nei prossimi sei mesi i ragazzi di Veranu lavoreranno con altre nove startup al Next Energy Program, un percorso di accelerazione che vedrà alla fine tre progetti vincitori. A loro verranno assegnati dei voucher che potranno essere utilizzati per lo sviluppo del loro business: 50.000€ andranno al primo classificato, 30.000€ al secondo e 20.000€ al terzo. «Saranno mesi intensi – dice Alessio – perché lavoreremo al fianco dei responsabili di Terna, del Polihub e di Cariplo Factory che ci permetteranno di migliorare e rafforzare la nostra idea imprenditoriale».
Per seguire le evoluzioni di Veranu basta tenere d’occhio il sito dove trovate anche i riferimenti ai canali social dell’azienda.

Con BandBackers i produttori musicali sono i fan

 

bandbackers_teamNon parliamo spesso di musica, eppure è un ambito in cui c’è parecchio fermento e sono tante le idee che tentano di trovare una soluzione per un mondo, quello culturale, che ha accusato più di tutti l’impatto con il web e le nuove tecnologie. Fa la sua parte Bandbackers, startup con sede a Roma e fondata dal messinese Roberto Calabrò. Roberto ci spiega il meccanismo con cui funziona Bandbackers:«È la prima label discografica community based, dove gli artisti trovano fondi per realizzare la loro musica e i fan vengono messi a parte degli utili generati dal progetto finanziato». Questo è possibile grazie al sistema definito Royalty Crowdfunding che permette ai fan di essere ripagati grazie alle vendite del prodotto che hanno contribuito a realizzare.

 

Con Bandbackers i fan diventano parte attiva del mercato musicale

 

Bandbackers nasce dall’esperienza personale di Roberto che per alcuni anni ha intrapreso la carriera artistica: un periodo utile per capire le difficoltà che questo mondo pone. «Arriva purtroppo il momento in cui non è certo che qualcuno voglia investire su di te – dice ai microfoni di Start Me Up – Bandbackers nasce quindi con la volontà di dare questo potere ai fan, che oggi piuttosto che volere il possesso di un prodotto musicale, preferiscono avere accesso ad esso e essere attori in prima persona».

 

Bandbackers tra i candidati per il programma di accelerazione di 42 Accelerator

 

Al momento Bandbackers ha partecipato alla call per entrare nel programma di accelerazione di 42 Accelerator.«Abbiamo scelto di partecipare a questa call – spiega Roberto – perché loro sono alla ricerca di un’idea disruptive per la quale non esiste ancora un mercato o il mercato deve essere ancora validato». Il gruppo in questi due anni ha lavorato molto per elaborare una risposta che fosse esaustiva per il mondo della musica, e che possa in qualche modo lasciare il segno. Quella di 42 Accelerator è una grossa opportunità e un in bocca al lupo a questi ragazzi ci sta tutto. Bandbackers ce la farà a accedere? Per saperlo non ci resta che aspettare e seguire bandbackers.com.

 

42 Accelerator alla ricerca di portatori sani di innovazione

42accelerator_team

Li abbiamo nominati più volte ed è doveroso conoscere meglio 42 Accelerator, l’incubatore che ha sede in via Mantova 36 a Torino e che, nella comunicazione ricalca l’immaginario stupendo di Douglas Adams. Ne parlo con Irene Cassarino che occupa il ruolo di program director all’interno della struttura e purtroppo non è una grande fan di Guida Galattica per Autostoppisti.

L’intervista con Irene parte dalla call che si è chiusa lo scorso 30 settembre: «Cerchiamo portatori sani di innovazione, non persone che aspirino a essere solo degli startuppari – dice ai microfoni di Start Me Up. Inoltre per noi è ancora valido il concetto di startup come High Growth Technology Business e non una forma legislativa di società come purtroppo è diventata in Italia».

 

La selezione dei 15 candidati si chiuderà il mese prossimo

 

In questi giorni sono impegnati nell’analisi di tutte le domande pervenute. Tra queste, verranno fuori cinquanta candidati, che saranno convocati per una call di verifica, così da poter approfondire le informazioni inserite nei moduli. Di questi ne verranno selezionati la metà e accederanno al 42 Challenge, un evento di due giorni che si terrà a novembre. Solo in 15 infine saranno ammessi al 42 Garage, «un periodo di prova di un mese – spiega Irene – in cui si deciderà se continuare insieme l’avventura imprenditoriale».

 

Un percorso ispirato ai modelli di crescita statunitensi

 

Purtroppo non ci sono riferimenti a Douglas Adams all’interno della struttura «Abbiamo però le magliette ufficiali e il nostro sito che recitano Don’t Panic – Start Testing», scherza Irene. Per fortuna più che a Guida Galattica per Autostoppisti, il percorso di validazione e accelerazione di 42 Accelerator si ispira ai percorsi statunitensi che nel tempo hanno dato parecchi frutti e si sono dimostrati molto validi.
42 Accelerator ha un blog in cui è possibile seguire ciò che accade all’interno della struttura di Torino. Per qualsiasi informazione potete mandare una mail a questo indirizzo.

04.radiosmu – green Chiudiamo le repliche di agosto con tre startup che vogliono lasciare un mondo migliore di quello che hanno ricevuto



Tante startup nascono con l’idea di voler lasciare qualcosa di buono sia alle persone che al nostro pianeta. In questo ultimo podcast di agosto abbiamo raccolto tre storie di tre progetti green, che hanno cioè a che fare con la salute delle persone e del pianeta.

In Calabria il mulino a pietra si finanzia con il crowdfunding

grano

immagine via

La notizia ha fatto il giro di tutti i giornali e arriva da San Floro (CZ). Mulinum è il progetto portato avanti da Stefano Caccavari che attraverso il crowdfunding sta recuperando il più antico mulino a pietra naturale della Calabria per inserirlo in un ciclo produttivo di prodotti da forno. Il Sole 24 ore lo ha definito il primo mulino social e la raccolta è in dirittura d’arrivo «Siamo all’80% della somma prevista» dice Stefano a Start Me Up. Quello di San Floro non è un mulino qualunque: è uno dei pochi rimasti a pietra naturale. Al di là dell’evidente valore storico c’è anche un vantaggio dal punto di vista produttivo perché la macinatura ottenuta da questo tipo di pietra è unica e difficilmente replicabile. Inoltre anche il grano che si intende macinare presenta delle qualità nutritive particolari «Come il resto della Calabria anche a San Floro cresce un tipo di grano ricco di fibre e povero di glutine rispetto ai cosiddetti grani moderni» dice nell’intervista.

Stefano non è nuovo a simili iniziative: quando San Floro ha rischiato di diventare la più grande discarica d’Europa ha dato vita a orto di famiglia: «Siamo ripartiti dalla terra per dire che il nostro territorio è a vocazione agricola e non a vocazione di rifiuti industriali e pericolosi». E infatti oggi chi vive nei pressi di Catanzaro può comprare a chilometro zero frutta e verdura coltivati senza concimi chimici. C’è ancora modo per contribuire alla realizzazione del mulino. Per farlo si può contattare Stefano sul suo profilo facebook oppure andare su mulinosanfloro.it e scegliere di fare una donazione libera o acquistare in anticipo il kit farina bio.

Kanesìs e i mille usi della canapa industriale

radiosmu incontra kanesis

Un momento dell’intervista a Giovanni Milazzo

Giovanni Milazzo da circa un anno è a capo del progetto Kanesìs. Questa startup catanese sta lavorando per mettere in piedi la filiera produttiva della canapa industriale. L’ho incontrato durante il primo Open Day del FabLab Messina (ne ho parlato qui), dedicato al riciclo. Proprio per questo l’intervista parte dal filamento che Kanesìs ha creato per la stampa 3D e che ha origine dagli scarti della canapa: «un prodotto di per sé straordinario a cui si aggiungono ulteriori caratteristiche straordinarie», dice Giovanni. L’obiettivo di Kanesìs non è però la sola stampa 3D: «Siamo all’interno di un percorso – continua – che ci porterà a realizzare granuli speciali prodotti dalla canapa industriale siciliana». L’intervista è stata registrata l’1 ottobre e da allora sono stati tanti i passi avanti fatti da questi ragazzi, vi invito a seguire il progetto su kanesis.eu.


È partita la campagna di crowdfunding di Kanesìs su kickstarter. 

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Pulire il mare con la lana

lana_mare_pulitoIn Sardegna c’è chi vuole pulire le acque con la lana. È Daniela Ducato che con la sua azienda – Edilana – è riuscita a creare insieme all’Università di Cagliari Geolana Salvamare. Geolana è un sistema naturale composto da lana e sugherone (gli scarti dell’albero del sughero) che è in grado di assorbire gli agenti inquinanti, soprattutto petrolchimici, presenti nei liquidi. Tecnicamente questo materiale rientra nei geotessili assorbitori e potrebbe rappresentare una svolta nella pulizia dei nostri mari, fiumi e laghi. Oltre ad assorbire gli agenti inquinanti con un rapporto 1 a 14 (ogni chilo di Geolana ne assorbe 14 di agenti inquinanti), dice Daniela che nel corso di un mese vengono eliminati almeno 2/3 di agenti inquinanti restituendo acqua pulita. Geolana viene fuori dalla collaborazione con l’Università di Cagliari e rientra nelle filiere Edilzero Architetture di Pace, prodotti diversi tra loro che hanno in comune alcune caratteristiche:

  • la produzione totalmente italiana,
  • la coincidenza tra il luogo di produzione il luogo di trasformazione (la cosiddetta produzione a chilometro/costo),
  • l’utilizzo di materie rinnovabili ed eccendenti (che non incidono cioè sulla produzione agricola, ma esistono in abbondanza in natura),
  • il totale scambio di competenze e conoscenze tra le varie aziende che compongono la filiera.

Per approfondire le tematiche citate durante l’intervista e acquistare i prodotti Edilana c’è il sito edilana.com.

foto di copertina di Steinar La Engeland

#03.radiosmu – Food Il cibo come motore di innovazione: tre startup che in modi diversi stanno cambiando il modo di mangiare



Il cibo è uno degli ambiti in cui l’innovazione è più vivace: anche per questo motivo non potevamo non dedicare uno dei podcast di agosto al food, raccogliendo alcune delle interviste più interessanti tra quelle registrate durante la stagione appena trascorsa.

Nonni e nipoti condividono i fornelli

forkinprogressCosì in questo terzo podcast trovate Luana Stramaglia di Fork in Progress, che abbiamo sentito una settimana dopo aver vinto il bando Valore Assoluto 3.0. Fork in Progress è un’impresa a finalità sociale che utilizza l’ attività di ristorazione come mezzo di sostenibilità e la cucina come strumento di educazione informale. Spiega bene Luana Stramaglia, che racconta la storia di questa avventura dall’inizio, cioè il bando Principi Attivi del 2012 . Nato in via sperimentale, Fork in Progress ha aperto un ristorante a Foggia, il Fourquette, dove si mette in atto la cosiddetta Cucina Narrativa. Ogni giorno una persona anziana e un ragazzo dell’istiuto alberghiero cucinano insieme in uno scambio di saperi e conoscenza. «È un progetto di inclusione sociale che passa dalla cucina» dice Luana nell’intervista, che insieme al team di Fork in Progress si appresta a portare questo modello prima a Bari e poi in tutta Italia con una vera e propria catena di ristoranti.

Spagrillo: pasta di insetti 100 % italiana

spagrillo_sita

Riccardo al momento della premiazione dei SITA 2016, via

Si passa poi a Riccardo Zamponi di Spagrillo, incontrato durante lo Snap Italy Talent Awards 2016. Riccardo con tutto il team produce la prima pasta proteica ricavata da farina di insetti. Al momento la pasta prodotta ha solo il 20% di farina che proviene da questi animali e, assicura Riccardo «ha un sapore caratteristico che cambia in base al tipo di insetto usato». Partendo dal presupposto che tutti gli animali utilizzati per produrre questa pasta sono buoni (e sani), Riccardo specifica che «i grilli ricordano i crostacei, mentre le larve della farina hanno un sapore simile alla nocciola». Gusto a parte Spagrillo è una pasta con caratteristiche nutrizionali precise: «È più proteica – continua Riccardo – con una concentrazione più bassa di carboidrati». La sfida più grande sarà – come è facile immaginare – vincere l’indifferenza verso questi tipi di cibo: al di là dei problemi di tipo normativo in cui il team sta incappando, tutto il gruppo è deciso a mantenere la produzione in Italia puntando al mercato estero: «La nostra tradizione e cultura culinaria ci dà certamente dei vantaggi nel mercato estero. In Italia – ammette Riccardo – è difficile riuscire a farsi spazio, ma sappiamo che arriverà il momento giusto, magari non ora, ma presto».

Biorfarm: tutti possono essere contadini digitali

biorfarmL’ultima intervista che potrete ascoltare in questo podcast è quella a Osvaldo De Falco, uno dei fondatori di Biorfarm. Biorfarm permette ai propri utenti di adottare un albero da frutto e avere così garantita la fornitura annuale di frutta fresca. Una combinazione ideale per tutti: per il consumatore che è certo di acquistare un prodotto sano e che può comunque sempre controllare; per il produttore agricolo che è certo di avere il necessario per la cura dei propri alberi e un giusto guadagno per il suo lavoro. Dietro Biorfarm c’è un team solido sparso in ogni parte del mondo ma che riesce a portare avanti un’impresa che accontenta diverse tipologie di consumatori. «Molti – dice Osvaldo nell’intervista – decidono di regalare un albero ai propri cari. Addirittura una coppia in occasione del loro matrimonio ha deciso di regalare gli alberi come bomboniere». La fantasia non manca, così come le speranze di riuscire presto a allargare il proprio mercato. Tutti possono adottare un albero da frutto, sceglierlo all’interno del frutteto e garantirsi così una fornitura di frutta fresca a domicilio, basta seguire la procedura indicata su biorfarm.com.

foto di copertina di Thomas Schweighofer