Soluzioni locali alla crisi climatica globale: la sfida del Climathon in contemporanea mondiale

C’è anche Palermo tra le città in tutto il mondo che venerdì 25 ottobre 2019 organizzeranno un workshop per ideare e sviluppare soluzioni locali alla crisi climatica. L’evento fa parte di Climathon, un programma annuale fondato da EIT Climate-KIC, che va alla ricerca di soluzioni innovative dal basso per far fronte alla sempre più preoccupante crisi climatica.

Il Climathon a Palermo: assorbire più emissioni di quante se ne producono.

Il primo Climathon della storia di Palermo si terrà dalle 8:00 alle 20:00 al Teatro Garibaldi (via Teatro Garibaldi, 46-56) ed avrà come domanda guida: Come può Palermo assorbire più emissioni di CO2 di quelle prodotte dalla città stessa?. Le emissioni di gas serra sono la causa principale di inquinamento nelle città. Possono queste emissioni essere ammortizzate e può Palermo diventare la prima città in Europa ad assorbire più emissioni di CO2 di quelle che produce? È questa la sfida che dovrà affrontare chi deciderà di prendere parte all’evento che si aprirà con l’appuntamento di Creative Mornings di cui vi abbiamo raccontato nel podcast pubblicato una settimana fa. I lavori del workshop andranno avanti poi fino alle ore 20:00.

Il Climathon di Palermo è organizzato dai Global Shapers Palermo Hub, un‘iniziativa del World Economic Forum, in collaborazione con PUSH e Ballarak Magione.

Come prendere parte a Climathon?

Tutte le informazioni sull’edizione palermitana sono su climathon.climate-kic.org/it/palermo, dove troverte anche le modalità di iscrizione e partecipazione. Mentre per trovare il Climathon più vicino a casa vostra vi basta visitare climathon.climate-kic.org/en/.

Foto di copertina di Markus Spiske, via Unsplash

Il flusso creativo della Natura al centro prossimo CM Palermo



Torna Creative Mornings Palermo e da bravi media partner vi diamo qualche anticipazione dell’incontro che si svolgerà nel capoluogo siciliano venerdì prossimo, 25 ottobre alle 8:30. Il tema di questo mese di tutti i Creative Mornings è Flow, flusso, e Palermo si prepara a ascoltare Rafael Da Silveira Bueno – Ecologo e Dottore di Ricerca.

I flussi in Natura: una questione di vita e di sopravvivenza

In natura esistono una serie di flussi: da quelli più basici come quello dell’acqua, fino ad arrivare a quelli più complessi e invisibili, come quello del carbonio o dei nutrienti. Sono cicli che riguardano ogni singolo aspetto della vita nostra e del nostro pianeta e di cui è bene tenerne conto. I flussi rappresentano anche il modo creativo che ha la natura per permettere la vita su questo pianeta: una creatività che noi subiamo e che possiamo (e che anzi dobbiamo) ammirare.
Dall’altra parte c’è la creatività umana che oggi si ritrova a dover fronteggiare una crisi ambientale che gli scienziati dicono essere senza precedenti. Se fino a ora abbiamo usato questa creatività per danneggiare ciò che c’era intorno, adesso è arrivato il momento di trovare modi per preservare e proteggere questo sistema di flussi naturali.

La citazione di Rafael di Creative Mornings

Chi è Rafael Da Silveira Bueno?

Sono a grandi linee questi i temi di cui Rafael Da Silveira Bueno parlerà venerdì 25 ottobre a Palermo. Rafael è un brasiliano residente a Palermo. Laureato in Ecologia, studia le interazioni ecologiche e la conciliazione fra agricoltura e conservazione della natura, maturando esperienze in ONG, nel settore pubblico e privato. A Palermo, nel 2015 inizia un dottorato di ricerca sul ruolo della biodiversità e delle interazioni ecologiche nelle dinamiche del paesaggio agrosilvopastorale. Oggi è coordinatore di campo nel Progetto LIFE Desert Adapt, che ha l’obiettivo di applicare metodi e tecniche per l’adattamento e la mitigazione degli effetti della desertificazione in agricoltura e nelle aree naturali.

Creative Mornings Palermo di questo mese si svolgerà il 25 ottobre alle ore 8:30. Maggiori informazioni e iscrizione gratuita e obbligatoria qui.

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Foto di copertina di Martin Jernberg, via Unsplash

25. Cargo bike alimentate da energie rinnovabili, se non è mobilità sostenibile questa…



Nasce nel segno della mobilità sostenibile ACC Mobility la startup siciliana che produce cargo bike alimentate da energie rinnovabili. Ne parliamo con Giuseppe Giordano in questo venticinquesimo podcast di Start Me Up.

Cinque modelli di cargo bike

La ACC Mobility oggi ha immaginato cinque diversi usi delle proprie cargo bike:

  • mezzo promozionale, applicando alla struttura degli schermi che possono essere portati all’interno dei centri urbani senza limiti di accesso (pensate alle ztl o isole pedonali);
  • mezzo dedicato allo streetfood, cioè con tutto l’occorrente per cucinare e servire il cibo restando sempre a bordo;
  • mezzo dedicato alla raccolta rifiuti, pensato insieme a una ditta che svolge questo servizio, permette all’operatore di raccoglier ei rifiuti in modo totalmente green:
  • mezzo turistico o risciò, è l’uso forse più classico e molto simile alle macchinine a pedali presenti già in alcune località turistiche: in questo caso abbiamo un mezzo che permette alle persone di usare la pedalata assistita;
  • mezzo da carico: c’è infine una versione da carico classica che può essere personalizzata con i colori della ditta che ne fa richiesta.

Su tutti i modelli la ACC mobility inserisce una serie di funzionalità tecnologiche che al momento non sono disponibili sulle cargo bike classiche e che possono essere alimentate dalle fonti di energia rinnovabili.

Perché puntare sulle cargo bike?

Giuseppe durante l’intervista ci tiene a sottolineare le infinite potenzialità delle cargo bike. Sono infatti delle alternative perfette alle automobili e/o motorini di una ditta che opera nel campo della consegna (giusto per dire una delle categorie a cui si rivolge questa startup). Le capacità di carico sono per lo più le stesse; in più c’è il vantaggio che il consumo è zero (buono per l’ambiente e per la salute di chi le guida) e l’inserimento di energie rinnovabili dota queste cargo bike di una serie di strumenti che non faranno rimpiangere il vecchio mezzo a gasolio/benzina. Inoltre, il mercato a cui ACC mobility si rivolge è in totale espansione e ci sono parecchi margini di crescita, come racconta Giuseppe in questo podcast. Da non sottovalutare infine la possibilità che questi mezzi hanno di raggiungere – proprio grazie alla pedalata assistita – anche zone un po’ più impervie e periferiche in totale sicurezza e relax.

La citazione di Giuseppe di ACC mobility sulle Cargo bike

ACC mobility ha già alcuni premi all’attivo e il suo team in questi mesi ha lavorato molto per far conoscere a potenziali investitori il proprio progetto. L’obiettivo è dare un contributo concreto al miglioramento della mobilità urbana e non solo, rendendola sempre più sostenibile.

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Foto di copertina è di Susan Yin via Unsplash 

16. L’Economia Circolare per il risparmio energetico e uno stile di vita sostenibile



Lo scorso primo marzo abbiamo celebrato M’illumino di meno con una diretta dalla Tbox incentrata sull’Economia Circolare. La Tbox è il modulo abitativo interamente in cartone frutto della collaborazione tra Archicart e l’Università di Catania collocato all’interno della cittadella universitaria etnea. Il luogo ideale per festeggiare la giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, ideata nel 2005 da Caterpillar e Rai Radio2 che aveva come tema quest’anno, proprio l’economia circolare.

Economia Circolare: come viene insegnata all’università?

Questo podcast racconta la diretta facebook (disponibile sulla pagina facebook di Archicart) incentrata sull’importanza dell’economia circolare. E, visto il luogo siamo partiti proprio dall’università. Con il prof. Giuseppe Margani abbiamo cercato di capire come il mondo accademico affronta la sostenibilità e l’economia circolare nel percorso di formazione degli studenti. Abbiamo poi affrontato il tema della società civile: questa volta ci ha aiutato a capirne di più Gianluca Proto di Progetto ERIC, un’associazione che mira a raccogliere 600 famiglie in tutta la Sicilia per creare un gruppo di acquisto fotovoltaico. Un modo per abbattere i costi delle infrastrutture utili a avere energia green in casa e ottenere un risparmio sulla propria bolletta. Un importante contributo è arrivato anche dai due ospiti telefonici: entrambi – per competenze diverse – stanno partecipando al progetto della Tbox e ci permettono perciò di capire come le aziende oggi possono affrontare il mercato dell’economia circolare.

Come lavorano le aziende inserite nell’economia circolare?

Sono intervenuti infatti Milena Milani, responsabile marketing e comunicazione della Solbian, ditta piemontese che produce pannelli solari flessibili, ideali per il mondo della nautica ma che si prestano a diversi utilizzi. E poi Simone Gualandi di Bio-Safe, azienda specializzata nell’analisi della salubrità degli ambienti e dell’aria. Presto la Tbox raggiungerà l’indipendenza energetica proprio grazie ai pannelli messi a disposizione da Solbian e alle competenze e il network del Progetto ERIC. Già adesso, all’interno della Tbox viene monitorata la qualità dell’aria grazie a Biosense, un brevetto di Bio-safe che sta collaborando al progetto sin dal suo inizio.

Sul sito di Archicart troverete tutto il materiale relativo a quanto sentirete in questo podcast, oltre al video integrale di questa diretta. Un grazie va allo staff tecnico della diretta e cioè Mario Schilirò alle riprese video e Cettina Corallo che ha curato la parte social durante l’evento.


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Foto di copertina di Mert Guller, via Unsplash

Sai a quanto ammontano i tuoi consumi energetici? Scoprilo con un gioco!

È un vero e proprio gioco con tanto di classifica e premi quello che si è inventato il team di Tera srl, azienda di Conversano (BA) che opera nell’ambito dell’informatica e del risparmio e del consumo energetico. Il gioco nasce per promuovere Beeta, un sistema che ha l’obiettivo di diffondere la cultura dell’efficienza energetica degli edifici e delle abitazioni e di divulgare le buone prassi per il risparmio energetico in ambiente domestico. L’intero sistema è compost da app, sensori, smart gateway e software dedicati e vedrà la luce nei prossimi mesi.

Come funziona Beeta.

Al centro del sistema Beeta c’è la Beeta Box, un gateway multiprotocollo, aggiornabile da remoto, facile da installare su desk o a parete.
La Beeta Box raccoglie i dati sul consumo energetico inviati dai sensori di bordo, da quelli installati nell’ambiente e da quelli collegati con gli impianti energetici della casa e li invia al wall display e ad una piattaforma cloud, dove vengono resi disponibili per gli utenti sia attraverso un’interfaccia per pc sia tramite un’app per dispositivi mobile.
Beeta è un ecosistema aperto che si adatta ai sensori e agli attuatori disponibili sul mercato. Grazie a Beeta è possibile avere una profilazione dei propri consumi energetici, automatizzare e controllare in modo smart l’ambiente domestico, monitorare i principali parametri che riguardano la sicurezza e la salubrità degli ambienti domestici e gestire gli allarmi di casa in modo facile e sicuro.

Il gioco per scoprire il proprio consumo energetico

Ma dicevamo del gioco. In questa fase di sperimentazione il team di Tera srl ha lanciato una versione beta della app, ma soprattutto un gioco. Ci sono una serie di missioni da completare durante le quali viene richiesto all’utente di fornire informazioni sui propri consumi all’interno della propria abitazione. In cambio si possono ricevere punti (Honey Point), feedback (BeezZ) e notifiche riguardanti la propria Beeta Class.
Questa prima fase pilota terminerà a fine mese e i primi 100 classificati riceveranno in anteprima il Beeta Kit in comodato d’uso gratuito. Il lancio sul mercato è previsto per gennaio 2019.
Tutte le informazioni su Beeta e su come diventare Beeta tester sono su beeta.it.

Foto di copertina di Alexandra Gorn vista su Unsplash.

10. Vuoi consumare meno e essere più green? Un Home Energy Advisor può aiutarti



Come possiamo pensare di diffondere i principi di energia sostenibile se soprattutto le persone più vulnerabili non vengono messe nelle condizioni di poter accedere perlomeno alle informazioni in modo semplice e soprattutto disinteressato? È il problema che si è posto AISFOR, Agenzia per l’Innovazione, lo Sviluppo e la Formazione che ha deciso di creare Assist, un corso mirato alla formazione di una figura professionale che soddisfi questa esigenza. Ne parliamo con Marina Varvesi, Project Manager di Assist, che chiude il ciclo di podcast che Start Me Up ha dedicato al premio Social Innovation to Tackle Fuel Poverty.

Le figure professionali formate attraverso Assist si rivolgeranno a tutte quelle persone che non riescono a soddisfare le proprie esigenze energetiche, cioè quelle persone che per cause economiche o sociali non possono occuparsi di come ridurre il loro fabbisogno energetico quotidiano. Una condizione che alcuni vivono purtroppo in modo permanente, ma che altri, a causa di eventi traumatici e straordinari, possono vivere per un certo periodo della propria vita.

Vuoi consumare meno e essere più green? Un Home Energy Advisor può aiutarti

I consulenti, definiti Home Energy Advisor, opereranno all’interno di strutture dedicate, legate inevitabilmente alle istituzioni o alle strutture sociali: per definizione, questi consulenti non dovranno essere legati a logiche di mercato. Ed è questa la vera sfida di Aisfor: sfida che sarà al centro della mentorship messa in palio attraverso Social Innovation to Tackle Fuel Poverty.
Aisfor non è nuovo a progetti che riguardano la povertà energetica e l’assistenza a chi ha bisogno di supporto in questo ambito: Aisfor sta infatti portando a termine Smart Up, progetto rivolto a mille consumatori vulnerabili che in questi mesi hanno ricevuto assistenza e consigli proprio nei settori sopra citati.

La citazione di MarinaAssist è un progetto di AISFOR  è tra le aziende premiate con il Social Innovation to Tackle Fuel Poverty, l’iniziativa della Fondazione Schneider Electric, sotto l’egida della Fondation de France, e Ashoka, in partnership con Enel. Start Me Up è media partner del premio e in un percorso in quattro podcast vi porta a conoscere le aziende che stanno facendo qualcosa per ridurre la povertà energetica e stanno diffondendo i concetti di sostenibilità anche in questo ambito. Queste imprese riceveranno un percorso di consulenza personalizzata e specializzata di circa 300 ore, oltre a un sostegno economico da parte dei promotori del contest utile a aumentare l’impatto sociale di queste idee.

Ognuna di loro impiegherà il premio a modo suo e queste interviste ci aiuteranno a capirlo e a fare in modo che queste buone pratiche siano diffuse il più possibile.


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Ascolta la playlist con le canzoni scelte dagli ospiti di Start Me Up.

Foto di Tom Ezzatkhah vista su Unsplash.

09.Energia rinnovabile da condividere



Sfatare il mito che vuole l’energia rinnovabile costosa, ma soprattutto non permettere che siano solo le grandi multinazionali a gestire queste forme di energia alternativa. Sono più o meno questi gli intenti di Energia Positiva, azienda che si è aggiudicata il Social Innovation to Tackle Fuel Poverty e che vi presentiamo in questo podcast.
Lo facciamo intervistando Alberto Gastaldo, Amministratore Delegato della cooperativa che permette a chiunque di diventare prosumer di energia, cioè sia produttori che consumatori di energia elettrica ricavata da fonti rinnovabili. Come? Immettendo nel circuito elettrico energia pulita e dividendo i ricavi della vendita di questa energia tra i soci. In questo modo tutti guadagnano in salute perché l’energia immessa è prodotta da impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici. E allo stesso tempo chiunque può diventare socio e beneficiarne quindi anche economicamente senza avere l’impianto a due passi da casa.

Energia rinnovabile da condividere
Il modello proposto da Energia Positiva è adatto sia alle aziende, ma soprattutto ai privati che possono, dice Alberto, usufruire di agevolazioni e sgravi fiscali. Il messaggio che questo podcast lancia è chiaro: le rinnovabili convengono, creano ricchezza e, se condivise, sono anche economiche.

La citazione su energia di AlbertoEnergia Positiva è tra le aziende premiate con il Social Innovation to Tackle Fuel Poverty, l’iniziativa della Fondazione Schneider Electric, sotto l’egida della Fondation de France, e Ashoka, in partnership con Enel. Start Me Up è media partner del premio e in un percorso in quattro podcast vi porta a conoscere le aziende che stanno facendo qualcosa per ridurre la povertà energetica e stanno diffondendo i concetti di sostenibilità anche in questo ambito. Queste imprese riceveranno un percorso di consulenza personalizzata e specializzata di circa 300 ore, oltre a un sostegno economico da parte dei promotori del contest utile a aumentare l’impatto sociale di queste idee.

Ognuna di loro impiegherà il premio a modo suo e queste interviste ci aiuteranno a capirlo e a fare in modo che queste buone pratiche siano diffuse il più possibile.


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Foto di Riccardo Annandale vista su Unsplash.

42. Un orto in ogni luogo: ecco il progetto di Horto in



Sognano un orto in ogni luogo. Forse sto esagerando ma ditemi voi se non si evince questo ascoltando Chiara Lentini, ospite di questo podcast di Start Me Up. Chiara fa parte di “Horto in”, progetto venuto fuori dal percorso di incubazione di Vulcanìc in collaborazione con lo Sheraton di Catania. Forse lo ricordate perché ne avevamo parlato con Mirko Viola prima e Simone Piceno poi. “Horto in” per adesso è impegnato a creare un orto all’interno della struttura stellata di Catania, ma il piano è progettare orti in ogni spazio, urbano e non. I vantaggi e le metodologie ci sono e Chiara è brava a raccontarli in questo podcast. Scommettiamo che alla fine di questo podcast anche voi vorrete un orto vicino casa?

Foto di copertina, via.

Perché ascoltare questo podcast?

  • “Horto in” è un bell’esempio di open innovation: un progetto venuto fuori da una collaborazione fruttuosa

  • “Horto in” è frutto di ricerca e metodologie che permettono di adattare la produzione di un alimento a contesti diversi da quelli tradizionali.

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Il pensiero di Chiara

chiara_horto in orto

 

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25. La farmacia diventa a domicilio con Pharmap



Fare i propri acquisti in farmacia attraverso una app, un sito o al telefono e farsi recapitare i farmaci direttamente a casa o ritirarli senza fare fila. È questo il core business di Pharmap, startup di quattro ragazzi di Palermo a cui è andato il premio finale di South for Tomorrow. Il bando era rivolto a idee provenienti dal Sud Italia ed era promosso da AXA Italia e Banca MPS. Con Giulio Lo Nardo, uno dei soci fondatori di Pharmap, parliamo dell’applicazione e dei suoi sviluppi, ma anche della soddisfazione di vedere che il proprio servizio aiuta chi è in difficoltà, promuovendo il lavoro della farmacia e senza inquinare.

Immagine di copertina, via.

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La citazione di Giulio

Giulio_Pharmap_Farmacia

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Produrre energia dai passi: il pavimento del futuro è sardo Oltre a Veranu, conosciamo meglio Bandbackers e 42 Accelerator



Produrre energia dai passi delle persone: questo fa Veranu, startup che arriva dalla Sardegna. Veranu è tra le dieci finaliste di Next Energy Program, il programma promosso da Terna e Fondazione Cariplo, realizzato da Cariplo Factory in collaborazione con PoliHub e dal Campus di Terna. «Veranu è una tecnologia che può essere installata sotto tutti i tipi di pavimento – spiega Alessio Calcagni, CEO di Veranu e ospite di Start Me Up. I passi delle persone producono energia che alimentano batterie che possono essere utilizzate per caricare led, televisori o prese usb». Naturalmente più passi ci sono, meglio è: per questo motivo Veranu è più adatto a luoghi pubblici che a case private.

 

Veranu tra i dieci progetti finalisti di Next Energy Program

 

pavimento_veranu

Nei prossimi sei mesi i ragazzi di Veranu lavoreranno con altre nove startup al Next Energy Program, un percorso di accelerazione che vedrà alla fine tre progetti vincitori. A loro verranno assegnati dei voucher che potranno essere utilizzati per lo sviluppo del loro business: 50.000€ andranno al primo classificato, 30.000€ al secondo e 20.000€ al terzo. «Saranno mesi intensi – dice Alessio – perché lavoreremo al fianco dei responsabili di Terna, del Polihub e di Cariplo Factory che ci permetteranno di migliorare e rafforzare la nostra idea imprenditoriale».
Per seguire le evoluzioni di Veranu basta tenere d’occhio il sito dove trovate anche i riferimenti ai canali social dell’azienda.

Con BandBackers i produttori musicali sono i fan

 

bandbackers_teamNon parliamo spesso di musica, eppure è un ambito in cui c’è parecchio fermento e sono tante le idee che tentano di trovare una soluzione per un mondo, quello culturale, che ha accusato più di tutti l’impatto con il web e le nuove tecnologie. Fa la sua parte Bandbackers, startup con sede a Roma e fondata dal messinese Roberto Calabrò. Roberto ci spiega il meccanismo con cui funziona Bandbackers:«È la prima label discografica community based, dove gli artisti trovano fondi per realizzare la loro musica e i fan vengono messi a parte degli utili generati dal progetto finanziato». Questo è possibile grazie al sistema definito Royalty Crowdfunding che permette ai fan di essere ripagati grazie alle vendite del prodotto che hanno contribuito a realizzare.

 

Con Bandbackers i fan diventano parte attiva del mercato musicale

 

Bandbackers nasce dall’esperienza personale di Roberto che per alcuni anni ha intrapreso la carriera artistica: un periodo utile per capire le difficoltà che questo mondo pone. «Arriva purtroppo il momento in cui non è certo che qualcuno voglia investire su di te – dice ai microfoni di Start Me Up – Bandbackers nasce quindi con la volontà di dare questo potere ai fan, che oggi piuttosto che volere il possesso di un prodotto musicale, preferiscono avere accesso ad esso e essere attori in prima persona».

 

Bandbackers tra i candidati per il programma di accelerazione di 42 Accelerator

 

Al momento Bandbackers ha partecipato alla call per entrare nel programma di accelerazione di 42 Accelerator.«Abbiamo scelto di partecipare a questa call – spiega Roberto – perché loro sono alla ricerca di un’idea disruptive per la quale non esiste ancora un mercato o il mercato deve essere ancora validato». Il gruppo in questi due anni ha lavorato molto per elaborare una risposta che fosse esaustiva per il mondo della musica, e che possa in qualche modo lasciare il segno. Quella di 42 Accelerator è una grossa opportunità e un in bocca al lupo a questi ragazzi ci sta tutto. Bandbackers ce la farà a accedere? Per saperlo non ci resta che aspettare e seguire bandbackers.com.

 

42 Accelerator alla ricerca di portatori sani di innovazione

42accelerator_team

Li abbiamo nominati più volte ed è doveroso conoscere meglio 42 Accelerator, l’incubatore che ha sede in via Mantova 36 a Torino e che, nella comunicazione ricalca l’immaginario stupendo di Douglas Adams. Ne parlo con Irene Cassarino che occupa il ruolo di program director all’interno della struttura e purtroppo non è una grande fan di Guida Galattica per Autostoppisti.

L’intervista con Irene parte dalla call che si è chiusa lo scorso 30 settembre: «Cerchiamo portatori sani di innovazione, non persone che aspirino a essere solo degli startuppari – dice ai microfoni di Start Me Up. Inoltre per noi è ancora valido il concetto di startup come High Growth Technology Business e non una forma legislativa di società come purtroppo è diventata in Italia».

 

La selezione dei 15 candidati si chiuderà il mese prossimo

 

In questi giorni sono impegnati nell’analisi di tutte le domande pervenute. Tra queste, verranno fuori cinquanta candidati, che saranno convocati per una call di verifica, così da poter approfondire le informazioni inserite nei moduli. Di questi ne verranno selezionati la metà e accederanno al 42 Challenge, un evento di due giorni che si terrà a novembre. Solo in 15 infine saranno ammessi al 42 Garage, «un periodo di prova di un mese – spiega Irene – in cui si deciderà se continuare insieme l’avventura imprenditoriale».

 

Un percorso ispirato ai modelli di crescita statunitensi

 

Purtroppo non ci sono riferimenti a Douglas Adams all’interno della struttura «Abbiamo però le magliette ufficiali e il nostro sito che recitano Don’t Panic – Start Testing», scherza Irene. Per fortuna più che a Guida Galattica per Autostoppisti, il percorso di validazione e accelerazione di 42 Accelerator si ispira ai percorsi statunitensi che nel tempo hanno dato parecchi frutti e si sono dimostrati molto validi.
42 Accelerator ha un blog in cui è possibile seguire ciò che accade all’interno della struttura di Torino. Per qualsiasi informazione potete mandare una mail a questo indirizzo.