07. Periferie da raccontare per essere cittadini migliori



Raccontare o meglio permettere a giovani autori di raccontare le periferie di tre città del Sud Italia attraverso un percorso di osservazione e laboratori creativi in diverse discipline artistiche. È l’obiettivo di PeriferichEnergie, il progetto promosso dalla casa editrice Mesogea realizzato grazie al contributo SIAE con il bando Sillumina. Ne parliamo con Anita Magno, della casa editrice Mesogea, ospite di questo settimo podcast di Start Me Up.

La periferia: “dove credi che la città finisca, e dove invece ricomincia”.

Sono l’Annunziata di Messina, il centro storico di Reggio Calabria e i Quartieri Spagnoli di Napoli i tre luoghi scelti per questa prima edizione di PeriferichEnergie. Tre periferie diverse per geografia, storia e società che verranno raccontate attraverso gli occhi e le parole di giovani artisti. In questi mesi infatti si stanno svolgendo i trekking urbani alla scoperta di queste periferie che verranno narrate attraverso racconti, graphic novel e laboratori di street-art. Lo scopo è quello di stimolare un nuovo senso di appartenenza verso queste periferie, prima da parte di chi decide di prendere parte attivamente al progetto. Successivamente, anche a chi vorrà leggere/guardare/ascoltare le storie che verranno fuori dai vari laboratori e che saranno pubblicate alla fine di questa prima edizione di PeriferichEnergie.

La citazione di Anita su Periferie e cultura

Il gesto più pericoloso? Non conoscere il luogo in cui si vive

PeriferichEnergie è già in corso da qualche mese: la prima uscita ufficiale è stata una call per selezionare gli autori che avrebbero poi dovuto raccontare le periferie. I candidati hanno dovuto mandare un proprio testo e la scelta è avvenuta nel più classico dei metodi: l’intuito dell’editore che riesce a leggere le motivazioni di uno scrittore tra le righe di un racconto. Del resto Mesogea da ormai vent’anni si occupa di libri e ha da sempre focalizzato la propria attenzione sulle culture mediterranee. Ha da sempre raccontato e veicolato le storie che arrivavano dalle sponde meridionali del Mare Nostrum. Per la prima volta, grazie a PeriferichEnergie, la casa editrice siciliana volge lo sguardo in questa parte del Mediterraneo e chiede a dei giovani autori di raccontare le periferie con tutti i loro problemi e complessità. Del resto, come anche la stessa Anita dice alla fine dell’intervista è la condivisione il vero valore da scoprire. E l’ignoranza e la scarsa conoscenza del luogo in cui si vive è uno dei gesti più pericolosi che rischiamo di compiere.


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La foto di copertina illustra un momento del trekking urbano di Napoli, via.

06. Immigrati: non persone da aiutare, ma risorse su cui scommettere



I flussi migratori delle persone sono sempre più al centro del dibattito politico e sociale. Ogni giorno veniamo a conoscenza di storie di immigrati che decidono di lasciare il proprio paese per cercare una nuova vita in Europa. Se per alcuni questo fenomeno è diventato un vero e proprio strumento di propaganda politica, c’è chi invece ha deciso di investire su queste persone, offrendo loro ciò di cui hanno bisogno: la consapevolezza e la formazione per migliorare la propria condizione di vita. Tutto ciò viene fatto attraverso una app che si chiama Mygrants: ne parliamo in questo podcast con la co-founder Aisha Coulibaly.

Mygrants: formare, informare e favorire l’inserimento lavorativo degli immigrati

Chris Richmond e Aisha – i due founder di Mygrants – hanno racchiuso in una sola app gli aspetti fondamentali per formare gli immigrati. Si va da una scheda informativa sul diritto d’asilo a una dedicata alle sfide sociali, dove si raccontano le storie di imprenditori sociali che – nei loro paesi di origine – sono riusciti a operare un cambiamento reale attraverso le proprie azioni. E infine c’è la sezione dedicata all’imprenditoria, dove vengono raccolte tutte le informazioni relative al mondo dell’impresa. Da qui è possibile accedere ad una ulteriore sezione dove gli utenti (i trainees) possono scegliere se continuare a formarsi o iniziare uno stage lavorativo.
Mygrants opera con il più classico dei sistemi di gamification: i trainees avanzano solo se rispondono correttamente alle domande del modulo che viene affrontato.

Un modello virtuoso nella considerazione degli immigrati e nel modello di business

Uno degli aspetti più importanti – a nostro avviso – di Mygrants è la considerazione degli immigrati non come persone da aiutare, ma come risorse su cui scommettere. Un punto di vista che nella narrazione generalista spesso si perde ma che se si va a guardare la storia anche di altri Paesi ha dato dei frutti straordinari. Gli esempi sono tanti, pensiamo a Steve Jobs o Sergey Brin, per citare i più noti. Inoltre – come dice la stessa Aisha – non dobbiamo sottovalutare la condizione di immigrato che racchiude il più delle volte una spinta motivazionale molto forte che solo chi ha rischiato la vita per arrivare in un nuovo Paese ha: questo è un capitale che non va assolutamente sprecato. Inoltre Mygrants ha il pregio di aver strutturato il proprio modello di business sfruttando i fondi destinati alla formazione degli immigrati e – nel caso questi dovessero venire meno – il team ha già in serbo un nuovo revenue model al momento in via di sperimentazione. Infine, anche l’organizzazione di un evento come i Mygrants Days pone al centro della piattaforma gli utenti. Ogni anno infatti il team di Mygrants seleziona i trainees migliori e li raduna a Bologna chiedendo loro di inventare – attraverso un hackathon – nuovi servizi destinati alla formazione dei nuovi utenti.

La citazione di Aisha su Mygrants e immigrati

Se abbiamo deciso di raccontare la storia di Mygrants (se ascoltate il podcast sentirete anche come Aisha e Chris siano arrivati a creare questa app) è anche per dare un piccolo segno di speranza. È bello sapere che in un momento storico in cui c’è molto livore e odio verso gli immigrati c’è chi invece ha deciso di investire su di essi, offrendo loro la possibilità di costruirsi un futuro migliore: che, se ci pensate, è proprio il motivo per cui si sono messi in viaggio.


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La foto di copertina, via.

05.Trading online: quali le prospettive per il nuovo anno?



Il primo podcast del 2019 è dedicato al mondo del trading online. Lo facciamo con Damiano Rodriguez, il founder di MIMIC, una startup che appartiene a questo settore e che si trova in una fase di crescita.

Con Damiano cerchiamo di capire cosa è successo in questi ultimi anni nel settore del trading online e delle criptovalute, i motivi della speculazione dei bitcoin e riflettiamo insieme su quali siano le prospettive future. È davvero tutto finito? Qual è il ruolo di Ethereum, la seconda criptovaluta più diffusa dopo il bitcoin? E come il mondo delle criptovalute vuole affrontare la questione ambientale, visto che la tecnologia che c’è dietro è tra le più dispendiose dal punto di vista energetico?

Una parte dell’intervista è dedicata anche alle ICO, le Initial coin offering, (in italiano, letteralmente: Offerta di moneta iniziale), una forma di investimento che si sta diffondendo ormai da qualche anno e che sembra essere la prossima next big thing di questo ambito.

La citazione di Damiano sul mondo del trading e il Sud Italia

MIMIC: semplificare il modo di fare trading online

Se parliamo di trading online con Damiano è perché lui è il founder di MIMIC, una app che lavora come interfaccia per chi decide di comprare e vendere criptovalute online. La mission di MIMIC è quella di semplificare il lavoro di chi decide di investire online su vari mercati e con diverse valute. Lo scopo di MIMIC è quello di centralizzare il controllo dell’investitore sul proprio smartphone, senza intervenire direttamente sui conti e gli account di chi si occupa di trading. Questa startup si muove per ovvie ragioni tra la Svizzera e l’Italia e si trova in una fase di crescita: è infatti alla ricerca di nuovi investitori e advisor per far crescere il proprio fatturato e aumentare il proprio raggio di azione.


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La foto di copertina è di M. B. M. vista su Unsplash

04. Imparare facendo startup – #falliscimeglio



C’è un aspetto del primo ecosistema startup (quello dei primi anni 10) italiano che sembra essersi perso: ed è la formazione. In quel periodo, per invogliare i ragazzi a buttarsi a capofitto in una impresa che avrebbe potuto regalare loro gioie e (forse) ricchezza, veniva detto che se avessero intrapreso questa strada – in ogni caso – avrebbero imparato cose che altrimenti non avrebbero mai saputo. È uno degli aspetti che vengono fuori più prepotentemente da questo primo appuntamento stagionale di #falliscimeglio, lo spin-off di Start Me Up dedicato al buono del fallimento.

Ripercorriamo insieme la storia di Zenfeed

La startup protagonista di questo podcast è Zenfeed, un news reader tutto italiano che per un attimo si è trovato a competere con i colossi del web. A ripercorrere per noi la storia è Giuseppe Silvano, CEO e founder, che ha immaginato questo servizio partendo da una sua necessità e ha deciso di portare una sua soluzione (lui è uno sviluppatore) allo Startup Weekend Bari del 2012, senza immaginare cosa sarebbe successo da lì in poi.

la citazione di Giuseppe sul fatto di imparare facendo startup

Ha imparato tanto dal mondo startup, è questa la frase che sentirete più spesso se deciderete di ascoltare questo podcast in cui passiamo in rassegna i momenti salienti di questa startup che – per certi versi – ha tutte le caratteristiche e i sogni di una azienda nata in quel periodo, da una semplice idea e che ha saputo sfruttare tutte le occasioni che le sono capitate e che si è – giustamente – guadagnata. L’obiettivo era quello di conquistare il mercato anche se – giorno dopo giorno – diventava sempre più difficile.

Imparare facendo impresa, anche grazie all’ecosistema Startup

Ma la storia di Zenfeed ci insegna che niente, in una esperienza simile, è inutile. Tutte le frustrazioni, le gioie, i traguardi, hanno consegnato ai founder (che sono rimasti gli stessi dallo startup weekend di Bari in cui l’idea aveva preso forma per la prima volta) un bagaglio di conoscenze che hanno giocato un ruolo decisivo nella carriera di ciascuno. Hanno imparato, e non solo dal fallimento, da ogni singolo passo che Zenfeed ha fatto. Per questo motivo è stato naturale pensare di concentrare tutte le esperienze e le tracce di questa storia in un tumblr dove chiunque ha accesso ai documenti di questa startup. È il giveback che questi ragazzi hanno voluto lasciare a chi vorrà imparare facendo startup così come è capitato a loro. Il fallimento? Non è certo qualcosa di piacevole, ma fa parte della storia, ed anche da quello si può imparare.

Forse ripassare la storia di Zenfeed ci è utile per questo: per rimettere a fuoco come fare startup è qualcosa che può darti un lavoro, magari la fama, ma può soprattutto insegnarti tanto. E se lo condividi, impariamo tutti.


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03. Il Sistema Abreu: il valore sociale della musica



Il sistema Abreu è una metodologia che usa la musica per formare cittadini consapevoli. Lo ha inventato il musicista e attivista venezuelano José Antonio Abreu per diffondere la cultura musicale tra le persone che vivono situazioni economiche e sociali disagiate. Il suo intento non era però strettamente culturale ma partiva dalla considerazione che chi mostra passione per una forma d’arte come la musica sarà necessariamente un buon cittadino.
Del sistema (e si chiama così per un motivo specifico che viene spiegato nel podcast) ne parliamo con la violinista Valentina Caiolo, che oltre a suonare nell’orchestra del teatro Bellini di Catania è una delle musiciste che ha seguito fin dalla prima ora il progetto “Musica Insieme a Librino Catania”. Librino è un quartiere di Catania tristemente noto purtroppo per le condizioni non certo felici che vive dal punto di vista sociale e economico, ed è proprio qui che la pediatra Loredana Caltabiano (presidente associazione Musicainsieme a Librino) ha deciso di tentare la carta del sistema, coinvolgendo una serie di musicisti professionisti che lavoravano nella città etnea, tra cui la nostra ospite, Valentina Caiolo.

Il Sistema Abreu: motore di una comunità

Valentina – che aveva già sentito parlare del sistema durante alcune esperienze in giro per il mondo – ci dice che lei per prima era scettica sull’efficacia di un progetto come quello di Musicainsieme a Librino. Nel corso di questi nove anni è stata smentita su tutti i fronti: il gruppo è cresciuto in numeri e entusiasmo. Il sistema ha permesso all’orchestra di Librino di arrivare a circa 100 elementi. Da qui sono venuti fuori tanti musicisti (iscritti ai corsi musicali del quartiere) ma soprattutto è riuscito a creare una vera e propria comunità che ruota attorno al mondo della musica che coinvolge i bambini che suonano e tutti i parenti che supportano – ognuno come può – le attività dell’orchestra.

La citazione di Valentina di Catania sul sistema Abreu
Musicainsieme a Librino si inserisce tra le tante iniziative che nel tempo sono nate a Librino e che vedono la società civile impegnata nel contrastare il disagio sociale che purtroppo ancora si vive in queste vie. E dimostra anche l’internazionalità del sistema Abreu che è stato inventato in Venezuela e arriva in Italia grazie al maestro Claudio Abbado che ne aveva intuito le potenzialità sociali.

Il Sistema Abreu tra i protagonisti del FILFest 2018

Il sistema Abreu è stato tra i protagonisti dell’ultima edizione del FILfest di Catania, il festival biennale che si concentra sulla felicità interna lorda, di cui già negli anni passati vi abbiamo parlato. È un modo per sottolineare il valore sociale della felicità, un elemento imprescindibile nella vita di chi affronta quotidianamente ambienti depressi dal punto di vista economico. E il ruolo della musica, soprattutto quello sociale, è centrale come dimostra l’esperienza di Librino e di quelle zone dove il sistema Abreu è oggi presente.


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Portare la progettazione 3D nel manifatturiero: la sfida (vinta) di Sintesi Sud



La progettazione 3D che va in aiuto dell’industria manifatturiera è uno dei mantra del mondo dell’innovazione. C’è chi, dalla Campania, lo fa da dieci anni e in diversi settori. Ce lo racconta Giovanni Marinaccio che con Sintesi Sud offre supporto, consulenza e formazione a chi lavora in ambito odontoiatrico, dell’automotive, aerospace, oreficeria e meccanica di precisione. In questo podcast Giovanni racconta i suoi primi passi e come a poco a poco è riuscito a far comprendere i benefici e i vantaggi della progettazione 3D in un settore fatto principalmente da artigiani, quindi estremamente legato alla tradizione e alla manualità.

La citazione su Progettazione 3d di Giovanni di Sintesi Sud

In più c’è l’aspetto formativo che Sintesi Sud mette bene in evidenza. Un elemento imprescindibile in un ambito in continua evoluzione come la progettazione 3D che ha a che fare con chi ogni giorno è alla ricerca di nuove soluzioni. La storia di Giovanni è interessante perché tra le altre cose è fatta di caparbietà, curiosità e un pizzico di spavalderia. Giovanni è il classico esempio di persona che ha un’intuizione e con umiltà e testardaggine impara il mestiere (ha lavorato a Torino) per poi scommettere su sé stesso. Un percorso – lo ripetiamo – mai semplice ma sicuramente ricco di soddisfazione. E quindi da raccontare.

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Foto di copertina di Franck V. vista su Unsplash

L’arte contemporanea al servizio di Palermo: l’esperienza di Manifesta12



Per una nuova stagione che inizia non potevamo scegliere ospite migliore: Carlo Coppola, manager della produzione di Manifesta12 che un mese fa ha chiuso i battenti a Palermo. Con Carlo cerchiamo di fare il punto della mostra itinerante d’arte contemporanea che ha incantato e ha portato la scorsa estate persone da tutto il mondo a Palermo. Con Carlo cerchiamo di capire quale sia l’eredità di Manifesta12 e come Palermo ha condizionato questa manifestazione nelle edizioni a seguire (mentre il gruppo lascia il capoluogo siciliano la testa è già a Marsiglia, dove si svolgerà la prossima edizione di Manifesta).

La citazione di Carlo di Manifesta12

Nella seconda parte poi, il discorso si sposta sul lavoro di Carlo, sul suo essere siculo/svizzero e del ruolo dell’arte contemporanea nella società e nel mondo del lavoro. Una parola viene spesa infine, anche sul Sud Italia, sul fare arte a alti livelli in questa zona di Italia e di come un contesto internazionale non possa che far crescere chi ci lavora.

Da quest’anno oltre al solito sostegno gratuito è possibile sostenere Start Me Up con una piccola somma di denaro. Fai la tua donazione su Patreon.

Foto di copertina di Francesco Bellina

38. Nuova dignità al lavoro del badante, partendo da un portale



Restituire importanza e dignità al ruolo del badante, quelle persone che ogni giorno si prendono cura di anziani e infermi. Questa è una delle mission di Huduma, la startup che nasce a Licata e che qualche mese fa ha vinto uno dei percorsi di accelerazione messi in palio da Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore e Cariplo Factory attraverso Geti t! Ne parliamo in questo podcast con uno dei fondatori di Huduma, Salvatore Cammarata.

Il Linkedin per i professionisti dell’assistenza

La dignità e il rispetto per il lavoro del badante passa anche dall’evitare di definire questi professionisti “badanti”, un termine che purtroppo ha assunto quasi un che di dispregiativo. È un aspetto che viene fuori dall’intervista di Salvatore e che lui mette bene in evidenza. Ma la professionalità non passa certo solo da una definizione. Huduma, con il suo sistema, vuole permettere a chi si occupa di assistenza di potersi presentare ai propri potenziali clienti mostrando il meglio della propria carriera: esperienze pregresse, titoli di studio e valutazioni degli altri utenti. Per questo motivo la piattaforma di Licata è stata più volte definita il “Linkedin dei caregiver”.

La citazione di Salvo di Huduma su badanti e caregiver

L’assistenza agli anziani e agli infermi: una sfida per il futuro

Nell’intervista Salvatore – che è uno psicoterapeuta – dice che l’idea di Huduma nasce da ciò che vede ogni giorno nel proprio lavoro, nel suo luogo di nascita, Licata. Nella cittadina siciliana i ragazzi sotto i trent’anni sono sempre meno e gli anziani sempre più soli. Lui si è posto il problema di come aiutare queste persone. La condizione di Licata non è un caso isolato purtroppo e da qui la giuria di Geti t! deve aver intravisto le potenzialità di un progetto come quello di Huduma.
In virtù di questa vittoria, nei prossimi mesi, il team di Huduma sarà impegnato a migliorare la piattaforma e a implementare nuove metodologie di self assessment per i propri utenti. Una maggiore consapevolezza del proprio ruolo permetterà a chi si occupa di assistenza di lavorare con uno spirito nuovo, nel rispetto delle leggi, dei ruoli e soprattutto delle persone assistite.

Nuova call di Get it! Scadenza 5 14 settembre.

Un turismo sostenibile e accessibile è possibile in Italia? La sfida di Get it!

Get it! è l’iniziativa promossa da Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore e Cariplo Factory per sostenere la nascita, lo sviluppo e il rafforzamento delle startup a vocazione sociale, ambientale e culturale in Italia. Nel caso di Huduma il tema era il welfare, ma Get it! è ancora online!!! Fino al 5 14 settembre le startup a vocazione sociale, ambientale e culturale in Italia che si occupano di turismo possono partecipare alla call. Come? È tutto spiegato qui!


Foto di Nathan Anderson, via Unsplash

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37. Investire nel lavoro e nello sviluppo della Calabria: la sfida di De Masi



Antonino De Masi è figlio di una Calabria che ha deciso di investire nel lavoro con aziende fortemente legate al territorio. Se state pensando a qualcosa di tradizionale siete leggermente fuori strada perché noi abbiamo contato quattro brevetti, ma lui durante l’intervista ci ha corretto: sono molti di più.

Le aziende De Masi ruotano intorno al mondo agricolo, producendo macchine per chi cura i campi, con una vocazione, manco a dirlo, verso gli uliveti e gli agrumeti. Inoltre, il dott. De Masi ha brevettato una cabina antisismica che può essere collocata in ogni abitazione e che rappresenta un posto sicuro in caso di terremoto. A questi progetti si è unito da poco anche il bio forno, un forno a legna che permette di tenere solo la parte buona del calore sprigionato dal legname. Uno dei problemi di chi cuoce i cibi a legna è infatti la salubrità di questo tipo di cottura che è ancora più aggravata dall’utilizzo di legname di risulta, non conforme cioè alla cottura. Il forno brevettato del dottor De Masi destina le particelle nocive a una camera dedicata e permette così ai cibi cotti di trattenere solo gli elementi buoni del calore.

Investire nel lavoro attraverso una public company

Questo progetto è stato sì brevettato dall’azienda del dott. De Masi ma è un’idea di un giovane studente calabrese su cui il dott. De Masi ha deciso di investire. È l’esempio migliore che De Masi potesse presentare per veicolare il suo nuovo progetto di public company. Una azienda che funzioni come un incubatore privato che permetta, attraverso fondi e competenze, di far crescere le idee di chi in Calabria ha deciso di restare. Ed è una azienda che vuole essere il più aperta e trasparente possibile. Per questo motivo al momento è attiva una open call che cerca investitori privati che vogliono credere in questo modello di progresso.

la citazione di Antonino su investire nel lavoro

È il modo che il dott. De Masi ha scelto per contribuire allo sviluppo del Sud Italia, lui che a causa della sua storia imprenditoriale oggi vive sotto scorta. Non raccontiamo nello specifico cosa è accaduto, ma il dott. De Masi ci spiega che nel corso di una riconversione da azienda artigiana a una industriale si è imbattuto nella criminalità organizzata e in un sistema bancario che lo ha penalizzato. Una storia che non si è ancora conclusa visto che si sta aspettando la verità processuale. Lui però non volendo aspettare ha deciso di dar vita a questo nuovo progetto.
Per questo motivo nell’intervista che ascolterete in questo podcast ricorre continuamente (e giustamente, aggiungiamo noi) il lavoro come antidoto alla malavita e come volano di sviluppo. Uno sviluppo che non può che passare da chi al Sud ci vive e decide di lavorare, in modo sano e nel totale rispetto della legge.


Foto di un momento dell’evento del 6 luglio, via facebook

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36. Realizzare app per bambini non è certo un gioco da ragazzi



Vengono identificate come app per bambini anche se il settore è quello delle app educative e non si rivolgono solo ai più piccoli. Marshmallow Games è una bella realtà pugliese che ha da poco chiuso un round di investimenti attraverso la piattaforma di equity crowdfunding Mamacrowd. Di questo e di molto altro parliamo con Cristina Angelillo, cofondatrice dell’azienda.

La scelta dell’equity crowdfunding

Aver scelto di finanziarsi attraverso l’equity crowdfunding è frutto di una serie di riflessioni nate dalla semplicità del modello di business che Marshmallow Games ha. Spiegare al pubblico cosa sono le app per bambini e illustrarne i benefici è qualcosa di estremamente semplice. Inoltre, la pluralità di investitori – ci dice Cristina – rappresenta un valore aggiunto per tutta l’azienda.

Contenuti divertenti e educativi, ma anche sicuri

Uno degli aspetti più rilevanti che vengono fuori dalla descrizione che viene fatta della società è la mole di successi che in questo momento la piattaforma vive. Dal numero degli utenti, al tempo speso sulle applicazioni. I dati, forniti dalla stessa azienda vengono commentati da Cristina durante l’intervista, svelandoci anche il motivo per cui le app per bambini di Marshmallow Games hanno questo successo. Accenniamo anche al tema della sicurezza, caro all’azienda più per l’esperienza di gioco che all’uso di questi dispositivi da parte dei più piccoli: un aspetto che comunque non viene sottovalutato.

La citazione di Cristina di Marshmallow Games, azienda che produce app per bambini

App per bambini: un mercato con un doppio target

La sicurezza fa venir fuori una delle particolarità del mercato delle app per bambini, cioè il doppio target a cui si rivolgono. Se infatti, si lavora per rendere le app sempre più accattivanti e divertenti per i bambini, non bisogna dimenticare che chi ha potere di scelta è il genitore. Va da sé che chi opera nel settore delle app per bambini non deve mai dimenticare di parlare agli uni e agli altri, focalizzando bene i bisogni di ciascuno.

Marshmallow Games: una storia contro gli stereotipi

La storia di Marshmallow Games è interessante perché in controtendenza rispetto a due temi che spesso pongono l’Italia – e il Sud Italia in special modo – agli ultimi posti delle classifiche internazionali. Il team di Marshmallow Games ha sviluppato app per bambini anche per grandi aziende, sfatando così il mito dell’assenza di dialogo tra le grandi corporate e le startup italiane. Questo testimonia come processi di open innovation siano sempre più presenti anche nel nostro paese e siamo felici di poterli raccontare nei nostri podcast.

L’altro tema fondamentale è l’essere donna e imprenditrice. Nel caso di Cristina poi, si aggiunge anche il suo essere madre. Ne parliamo perché è un tema a noi caro, ma anche perché fino al 10 agosto sarà possibile partecipare al Premio Gammadonna. Cristina è stata tra le finaliste qualche anno fa e durante l’intevista racconta ciò che questa esperienza le ha dato.


Foto di Hal Gatewood via Unsplash

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