Cosa fa Specto, la startup vincitrice del PNI 2019 di Catania



Specto è la startup che si è portata a casa il premio assoluto e il premio della categoria Industrial al Premio Nazionale per l’Innovazione 2019. Da bravi mediapartner siamo andati a cercare Giuseppe Antonacci, CEO di questo spinoff e con lui abbiamo parlato di innovazione, ricerca e impresa: la sua è una prospettiva inedita visto che, grazie al suo curriculum, Giuseppe rientra in tutte e tre le categorie.

Specto: spettrometri ottici di nuova generazione

Specto che arriva vittoriosa dalla StartCup Lombardia sviluppa spettrometri ottici di nuova generazione per la diagnostica biomedica e la caratterizzazione dei materiali. A differenza degli strumenti attualmente disponibili – che presentano limiti intrinseci perché richiedono un contatto fisico con il campione – l’utilizzo di un fascio di luce consente di rilevare proprietà meccaniche altrimenti non misurabili, come la rigidità e la viscosità delle cellule e dei tessuti umani che svolgono un ruolo critico nell’insorgenza e nel progresso di malattie legate all’età come il cancro, l’aterosclerosi e la sclerosi laterale amiotrofica. Inoltre, spiega Giuseppe ai nostri microfoni, gli spettrometri ottici di Specto sono molto più maneggevoli perché miniaturizzati e quindi possono essere utilizzati anche da personale non tecnico. Un particolare che apre il mercato di Specto a tanti potenziali clienti.

Un team vario e specializzato

Specto ha alle spalle un team di ricercatori internazionali, ma non solo. All’interno infatti può contare anche chi cura aspetti prettamente “aziendali”. Ne parla espressamente Giuseppe nel podcast, ammettendo che uno dei punti deboli di molti spinoff universitari è la scarsa preparazione lato “impresa” che questi progetti hanno. Per fortuna, ci dice, è lui stesso a dirci che le cose stanno cambiando e in parte è merito anche di manifestazioni come le StartCup regionali e il Premio Nazionale per l’Innovazione che, di anno in anno, dicono ai ricercatori che fare impresa è possibile.

Chi sono gli altri vincitori del Premio Nazionale per l’Innovazione 2019

In questa edizione del Premio Nazionali per l’Innovazione sono stati erogati quasi 1,5 milioni di euro: circa 500.000 euro in denaro e 1 milione di euro in servizi, offerti dagli Atenei e dagli incubatori soci di PNICube e dal vasto ecosistema di supporto all’innovazione imprenditoriale che PNICube ha saputo costruire negli anni. Ogni vincitore si porta a casa un assegno di 25mila euro.

specto e gli altri vincitori del pni 2019

Oltre a Specto a cui è andato il premio assoluto e quello per la categoria Industrial sono stati assegnati i seguenti premi:

  • Il Premio Iren Cleantech & Energy (miglioramento della sostenibilità ambientale) andato a HT Materials Science Italy (StartCup Puglia): La startup ha sviluppato MAXWELL 2020, liquido refrigerante costituito da nanoparticelle che aumentano significativamente la capacità di scambio termico e l’efficienza energetica degli impianti di climatizzazione [HVAC] e raffreddamento. La riduzione dei consumi energetici dell’impianto comporta, oltre ad un risparmio economico, anche una sensibile riduzione dell’emissione CO2 che deriva dai consumi di energia elettrica e termica dell’impianto.
  • Il Premio ICT (tecnologie dell’informazione e dei nuovi media) vinto da Clearbox AI Solutions (StartCup Piemonte): partendo dal tema della fiducia, rende possibile adottare l’intelligenza Artificiale per mezzo della “eXplainable AI (XAI)” nei settori bancario, assicurativo e della sanità. La piattaforma permette di fornire spiegazioni “umane” alle decisioni prese da modelli esistenti di Machine Learning (ML) con l’obiettivo di permettere ad utenti con limitata esperienza di interagire più facilmente con modelli che stanno diventando sempre più complessi e opachi.
  • Il Premio Life Science (miglioramento della salute delle persone) vinto da Bacfarm – Solutions from Bacteria (StartCup Sardegna): grazie all’utilizzo di tecnologia brevettata, estrae biomolecole ad alto valore aggiunto – i carotenoidi – da una fonte alternativa e innovativa: i batteri. È l’unica ad ottenere selettivamente la Deinoxantina, con l’obiettivo di contrastare il progresso di malattie precancerose e neurodegenerative.

PNI 2019 ha visto inoltre l’assegnazione di due Menzioni e di diversi Premi Speciali che possono essere letti sul sito ufficiale di PNICube.


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Nella foto di copertina: un momento della premiazione.

Il Premio Nazionale per l’innovazione all’insegna di un futuro sostenibile

Mira a un futuro sostenibile l’edizione 2019 del Premio Nazionale dell’Innovazione che prende il via oggi a Catania, presso il Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena. E non potrebbe che essere sostenibile il futuro immaginato dal mondo dell’innovazione, visto che sono sempre di più i progetti di ricerca nel campo economico, sociale e ambientale che si muovono in questa direzione. Sarà compito del PNI mettere in luce le idee più meritevoli di attenzione.

Una mission che il Premio Nazionale per l’Innovazione persegue da ormai diciassette edizioni. Un periodo che l’ha resa la più importante e capillare business plan competition d’Italia, promossa dall’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari – PNICube, e organizzata quest’anno in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania.

Il tema di quest’anno “Verso un futuro sostenibile” costituisce un segnale importante per l’intero ecosistema nazionale dell’innovazione, e intende evidenziare la centralità del ruolo delle startup provenienti dalla ricerca pubblica nel fornire soluzioni innovative per un futuro sostenibile del nostro Paese.

Quali sono i premi in palio?

Sono sessantanove i progetti finalisti. Loro si contenderanno quattro premi settoriali di 25.000 euro ciascuno:

  • IREN Cleantech&Energy, dedicato ai prodotti o servizi orientati al miglioramento della sostenibilità ambientale;
  • ICT, prodotti o servizi nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e dei nuovi media
  • Industrial, prodotti o servizi innovativi per tipologia o mercato che riguardano la produzione industriale;
  • Life Sciences, prodotti o servizi dedicati alla cura delle persone.

Inoltre tutti gareggeranno per il titolo di vincitore assoluto del PNI 2019, che garantirà all’istituzione accademica di provenienza la Coppa Campioni PNI.  Si assegneranno inoltre due Menzioni speciali (“Social Innovation” promossa da Global Social Venture Competition e “Pari Opportunità” istituita dal MIP Politecnico di Milano) e diversi Premi Speciali messi a disposizione dal Department for International Trade (DIT) del Consolato Generale britannico di Milano e da prestigiose aziende partner.

Come ogni anno nelle prossime settimane daremo spazio ai vincitori e ascolteremo curiosi le storie dei ricercatori in gara. Per sapere cosa è successo durante le edizioni passate, dai un’occhiata ai nostri podcast.

Cosa è il Premio Nazionale per l’Innovazione

Nato nel 2003 per promuovere e diffondere la cultura imprenditoriale in ambito accademico, e per stimolare il dialogo tra ricercatori, impresa e finanza, il PNI è la finale a cui possono accedere i vincitori delle 16 StartCup regionali che aderiscono al circuito, a cui da quest’anno si aggiunge, per la prima volta, StartCup Abruzzo. Una sfida tra i migliori progetti d’impresa hi-tech italiani, che cresce anno dopo anno, con un montepremi complessivo di quasi 1,5 milioni di euro: circa 500.000 euro in denaro e 1 milione in servizi, offerti dagli Atenei e dagli incubatori soci di PNICube.  Un mondo, quello accademico e della ricerca universitaria, in grado di dare vita a più del 20% delle oltre 10.600 startup innovative iscritte nel registro imprese del Mise. È organizzato da PNICube, il consorzio che riunisce le principali StartCup d’Italia.

Tecnologia incentrata sull’uomo: in Sicilia sedici startup da tutta Europa



Dal 28 ottobre al 8 novembre 2019 a Milazzo, in provincia di Messina si è svolto il bootcamp del progetto europeo NGI Ledger. Ledger, un acronimo che sta per DecentraLizEd Data Governance for nExt geneRation internet è un progetto che mira a riportare i cittadini a essere nuovamente padroni dei propri dati. Lo scopo è quello di mettere l’uomo come centro rispetto alla tecnologia e non viceversa. È una iniziativa di un consorzio formato da vari enti tra cui la fondazione olandese dyne.org ed è finanziata attraverso i soldi dell’Unione Europea.

Al bootcamp hanno partecipato le 16 startup che hanno vinto il primo bando promosso all’interno di questo progetto. Siamo andati a vedere cosa hanno presentato a Milazzo, all’interno del salone della fondazione Lucifero e lì abbiamo incontrato alcuni di loro.

Metodologie incentrate sull’uomo

La persona che ha condotto i lavori di questo bootcamp è una vecchia conoscenza di Start Me Up: Federico Bonelli. Federico che più volte è passato dai nostri microfoni da tempo lavora nel campo della sperimentazione artistica attraverso Trasformatorio. In questo caso, sempre per conto di dyne.org ha attuato la stessa metodologia applicandola però al mondo dell’innovazione e delle startup. Ha infatti condotto i sedici gruppi (otto a settimana) per la provincia di Messina invitando i partecipanti a entrare in contatto con le persone del posto e facendo conoscere loro alcune eccellenze del territorio. È quindi capitato che persone da ogni parte d’Europa hanno avuto la possibilità di conoscere da vicino l’esperienza dei quindici del Birrificio Messina, oppure vedere come Newtron Italia elettrifica i motori di ogni tipo di automobile.

Ledger Boocamp – iGive2 and Synergy from LEDGER on Vimeo.

I risultati sono nelle risposte che mi hanno dato David Franquesa di Electronic Reuse e Antonis Faras di Sociality. Spagnolo il primo e greco il secondo, sono gli altri due ospiti di questo podcast. Con Electronic Reuse David mette a disposizione una piattaforma che permette a chi vuole recuperare strumentazione elettronica di seguire l’intero ciclo di vita del dispositivo. Per lui è stato importante conoscere e confrontarsi con gli studenti e il personale amministrativo del principale Istituto Tecnico di Milazzo “E. Majorana” perché ha avuto modo di toccare con mano il proprio target di riferimento. Lo stesso possiamo dire per Antonis Faras di Sociality che al momento è impegnato nella realizzazione di una piattaforma informatica che aiuti le cooperative a gestire tutti gli aspetti burocratici e amministrativi. Parlare con i soci del Birrificio Messina ha – ci ha detto – avuto un grosso impatto sul suo progetto e la sua visione di questo mondo.

Fino a 200k per idee che mettano la tecnologia al centro dell’uomo

Quelli che trovate nel podcast sono solo due delle sedici idee selezionate in questo primo bando di NGI Ledger. Scopo dell’intero progetto è aiutare chi ha un’idea che permetta di decentralizzare la distribuzione dei dati a realizzare un primo MVP da rilasciare in modalità Open Source. Siamo quindi nell’ambito di sistemi che sfruttino la tecnologia blockchain, il peer to peer o distribuite su tecnologia ledger. Le idee devono avere lo scopo ultimo di preservare la privacy dei propri utenti, l’apertura e la possibilità di gestire in modo autonomo i dati di ogni cittadino.

C’è una seconda call che è stata lanciata a inizio novembre e scadrà a fine gennaio. In palio ci sono fino a 200k di contributo Equity Free. Tutte le informazioni sono sul sito ufficiale.


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Foto di copertina un momento della presentazione di uno dei progetti.

Il paradiso del tiramisù è a Roma ed è rosa



Tiramibloom nasce come spazio dedicato al tiramisù, forse il dolce più iconico di tutta Italia, sicuramente tra i più semplici da preparare. I più golosi potranno associarlo a un vero e proprio paradiso perché chi frequenta il bar di via Gracchi a Roma ha la possibilità di gustare un tiramisù appena fatto e frequentare uno dei corsi per imparare a prepararlo. Tiramibloom è un format nato per raccontare il tiramisù e diffondere una cultura del cibo genuina e allo stesso tempo innovativa. Ha aperto da qualche mese ma ha già avuto una forte eco mediatica: abbiamo incontrato Luca Cuniolo, uno dei co-fondatori di Tiramibloom, e ci siamo fatti raccontare qualcosa in più su questo progetto.

Tiramisù: bar e concept.

Tiramibloom si definisce tiramisù bar proprio perché di fatto funziona come un bar. C’è ovviamente una forte attenzione al tiramisù che viene presentato in modo classico e in vari gusti. Chi ha immaginato il progetto – oltre a Luca Cuniolo, ci sono Luca Fiore e Giacinta Trivero – non ha lasciato nulla al caso. L’arredamento, la presentazione del prodotto, l’esperienza del visitatore sono frutto di uno studio accurato e si rifà a un concept specifico. Un lavoro che sulle prime disorienta ma che alla lunga ripaga, come lo stesso Luca dice nell’intervista.

la citazione di Luca di Tiramibloom

Fare impresa: meglio esperienza sul campo o studio?

La storia di Luca e del modo in cui nasce Tiramibloom evidenzia uno degli aspetti forse più dibattuti da quando si è iniziato a parlare di impresa: il rapporto tra studio e mondo del lavoro. Luca ha avuto la fortuna di formarsi e subito dopo lavorare all’interno di una multinazionale del settore turistico e dell’educazione. Questa esperienza ha fatto maturare in lui la consapevolezza di dover affinare ancora le proprie competenze e ha deciso così di licenziarsi e tornare a studiare. Tiramibloom nasce come progetto di tesi dell’MBA svolto da Luca un anno fa: potremmo dire quindi che tutto ciò sia il frutto di questo mix di esperienze.

Tiramibloom: esempio di innovazione non digitale.

Questo podcast entra di diritto tra quelli che ci aiutano a comprendere come l’innovazione non deve essere per forza digitale: può rappresentare un processo, un trasferimento di competenze da un ambito all’altro o può essere anche un modo nuovo di presentare un prodotto. Dove nuovo non vuole dire nuovo in assoluto ma deve esserlo per quel determinato ambito di prodotto, per il mercato a cui appartiene o semplicemente perché in zona (intesa in senso geografico) non esiste ancora una cosa del genere.


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Foto di copertina via facebook.

Il concetto di casa e i “flussi” umani: CM PMO apre Urban Thinkers Campus



Il concetto di casa sta cambiando, molto è dovuto anche agli spostamenti sempre più rapidi a cui la società si sta abituando. Questo è un fenomeno che viene da tempo studiato da Quirino Spinelli, architetto torinese, protagonista del prossimo appuntamento Creative Mornings Palermo. Il titolo del suo intervento è “Asylum. Case temporanee per residenti temporanei” e parte da ciò che Quirino, negli ultimi anni, ha studiato. Questa edizione di Creative Mornings Palermo si svolge giovedì 14 novembre alle ore 8:30 al teatro Garibaldi del Capoluogo siciliano e apre simbolicamente Human flows, l’Urban Thinkers Campus promosso dalle Nazioni Unite e organizzato da PUSH in collaborazione con il Comune di Palermo, in programma dal 14 al 16 novembre 2019.

Case temporanee per residenti temporanei

L’intervista a Quirino parte proprio dal sottotitolo del suo intervento: ci facciamo spiegare cosa sono le case temporanee e soprattutto chi le abita. Parliamo quindi di tutte quelle strutture che quotidianamente ospitano persone che visitano per piacere, lavoro o turismo una città e che quindi, vivono quel contesto in un periodo preciso di tempo. Ma non ci sono solo loro. Gli abitanti temporanei sono anche gli studenti che vivono solo alcuni anni nelle città universitarie e che, dopo la laurea, vanno via. Sono anche i rifugiati, ad esempio, e in questo caso il fenomeno è ancora più interessante perché parliamo di persone che non hanno deciso dove fermarsi, ma sono costrette a farlo. Quirino ha studiato tutto ciò osservando Torino, una città esemplare per tanti punti di vista: l’ondata di immigrazione durante gli anni del boom economico che ha letteralmente trasformato la città dotandola di nuovi quartieri ai tempi più recenti quando un gruppo di rifugiati ha occupato gli spazi dell’ex villaggio olimpico, oggi sgomberati. Era la più grande occupazione da parte di cittadini stranieri verificatasi in Europa.

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Quello dello spostamento è un fenomeno complesso che investe materie come urbanistica, architettura e politica. Quirino ne parla durante l’intervista, mettendo in relazione le sue ricerche al Politecnico (è un docente), ma anche il lavoro che porta avanti all’interno dello studio B. Think Thank di cui fa parte. Sono aspetti complessi, che toccano aree sensibili come la vita quotidiana delle persone e la gestione degli spazi occupati (noi ne abbiamo parlato qui). C’è anche modo di citare Animal Form, progetto che porta avanti con Noemi Romano in cui Quirino invece si concentra sul design, la fotografia e l’arte visiva.

Sarà interessante ascoltare ciò che dirà Quirino giovedì prossimo a Palermo. Come sempre, la partecipazione all’evento è gratuita, ma è necessario registrarsi sul sito ufficiale di Creative Mornings Palermo.

Cosa è Human flows

Human flows è l’Urban Thinkers Campus promosso dalle Nazioni Unite e organizzato da PUSH in collaborazione con il Comune di Palermo, che si terrà a Palermo dal 14 al 16 novembre 2019.

L’evento è pensato per promuovere il dialogo sul futuro delle città a partire da Palermo e in relazione al tema della mobilità affrontato da tre diversi punti di vista: Infrastrutture & Politiche, Servizi & Dati, Diritti & Leggi.

Per informazioni sul programma e le modalità di partecipazione visita humanflows.wepush.org.


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Foto di copertina di mauro mora via Unsplash

Benessere dei dipendenti e open innovation: così cresce Kineton



Trovare un solo aspetto per motivare la scelta di voler parlare di Kineton è davvero dura. La scale up campana in questi anni si è distinta per i progetti che sta portando avanti, i processi di open innovation che ha messo in atto e per le sue politiche aziendali a favore dei propri dipendenti. Ho cercato di fare il punto con il responsabile marketing dell’azienda, Angelo Ferraro. Il podcast che ne è venuto fuori cerca di racchiudere la complessità e la bellezza di Kineton, una realtà che è orgogliosamente del Sud Italia e che – ci auguriamo – possa diventare un modello per le altre aziende, startup, scale up o PMI nell’attenzione e nella cura dell’intero modello di sviluppo.

Una crescita su tre pilastri: media, automotive e telco.

Il primo aspetto che viene fuori dalla storia di Kineton è la crescita esponenziale che questa azienda ha avuto in questi primi anni di vita. Lo racconta molto bene Angelo nell’intervista, mettendo in risalto come i tre ambiti in cui opera oggi Kineton siano – di fatto – sempre stati presenti. Parliamo di media, automotive e telco: tre settori che rispecchiano le competenze e il percorso formativo e aziendale che ha portato 10 professionisti nel marzo 2017 a fondare Kineton. Oggi l’azienda conta 246 persone: un capitale umano costruito con una mission precisa, totalmente concentrata sul benessere del lavoratore.

Open Innovation come stimolo per l’inventiva dei propri dipendenti

L’altro aspetto che è interessante indagare nella storia di Kineton è composto dai vari processi di Open Innovation che l’azienda ha intrapreso fino a qui. Due aziende su tutte Sky e Chrysler FCA hanno implementato soluzioni che sono state sviluppate dai dipendenti di Kineton. Un rapporto fruttuoso per tutti, che ha portato Kineton a crescere rapidamente mantenendo però i piedi ben piantati a terra. È Angelo a specificare che al di là di queste grosse collaborazioni è nell’inventiva dei propri ingegneri che risiede la ricchezza di questa scale up.

La citazione di Angelo di Kineton

Se ci fermassimo ai primi due elementi avremmo potuto affermare tranquillamente che Kineton sia una bella realtà tecnologica del Sud Italia che dialoga con grossi nomi dell’industria internazionale. In realtà, dal punto di vista sociale, Kineton ha tanto da insegnare proprio per la cura e l’attenzione che mette nel preservare i propri dipendenti.
Lo fa attraverso una Academy che – totalmente autofinanziata e istituita in collaborazione con alcuni atenei – permette agli studenti di imparare ciò che l’università non riesce loro a insegnare. Spiega Angelo che l’insegnamento accademico spesso non riesce a mantenere il passo con le esigenze del mercato, così Kineton ha pensato di strutturare dei corsi che fino a oggi hanno permesso a giovani studenti campani di accedere la mercato del lavoro.

Il benessere dei dipendenti vera ricchezza di Kineton

Ma l’attenzione di Kineton verso i propri dipendenti non si ferma qui. Il benessere del lavoratore secondo Kineton risiede infatti nella consapevolezza che ogni dipendente può disporre di un asilo nido aziendale, palestre con istruttore, sala musica, mensa con menu personalizzato e almeno due feste aziendali l’anno. Lo scopo? Offrire un luogo (non solo fisico) accogliente così da avere una garanzia sulla qualità del lavoro prodotto. Lo dice bene Angelo durante l’intervista: “Il nostro vero know-how, la nostra ricchezza è data dai dipendenti, non dai clienti. E il fatturato è una conseguenza delle condizioni di benessere e serenità che riusciamo a garantire ai nostri dipendenti”. Una frase che da sola racchiude un vero e proprio manifesto aziendale che viene espresso quotidianamente e orgogliosamente al Sud Italia.


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Foto di copertina di Dawid Zawiła via Unsplash

Realtà aumentata, didattica e alcuni miti da sfatare sull’impresa femminile al Sud Italia



ARSchooInnovation – Augmented Reality School è un sistema che porta la realtà aumentata nella didattica. È un progetto realizzato e totalmente finanziato da Lucana Sistema srl curato e ideato da Antonella D’Ercole. Antonella ricopre il ruolo di Project Manager all’interno dell’azienda ed è anche l’unica finalista del Sud Italia dell’edizione 2019 del Premio Gammadonna. Abbiamo così colto l’occasione per incontrarla e parlare di didattica, realtà aumentata e anche di lavoro al femminile.

La tecnologia come mezzo e mai come fine: il ruolo della realtà aumentata

Antonella D’Ercole per conto dell’azienda di famiglia, la Lucana Sistemi, è la project manager di ARSchooInnovation – Augmented Reality School. Il sistema sfrutta le potenzialità della realtà aumentata per permettere agli studenti di capire meglio e imparare più in fretta.
Durante l’intervista con Antonella ci soffermiamo sul ruolo che la tecnologia deve avere nel mondo della didattica cercando di smentire le voci che la demonizzano e, al contempo, esaltandola per quello che effettivamente è: un mezzo. Parlando poi di ARSchooInnovation – Augmented Reality School ci dice che nello sviluppo dell’intero sistema hanno tenuto conto della semplicità di utilizzo delle applicazioni da parte degli utenti, un aspetto centrale considerato il target molto giovane. In più hanno fortemente voluto che il sistema si basasse su un connubio tra tecnologia e supporti cartacei. Infine, non avrebbe avuto la diffusione che ha se ARSchooInnovation non funzionasse anche offline.

La citazione di Antonella di Lucana Sistemi

L’impresa al femminile vista dal Sud Italia

La tecnologia applicata alla didattica è uno dei due grossi temi trattati durante l’intervista. L’altro è l’imprenditoria femminile. Partendo dalla sua esperienza diretta, Antonella sfata alcuni miti su impresa, donna e Sud Italia e ci restituisce un quadro più roseo di quello che ci aspettavamo. Non significa che non ci sia ancora strada da fare, ma diciamo che il percorso è stato avviato. In questo senso assume un sapore ancora più particolare la partecipazione al Premio Gammadonna 2019. Antonella è l’unica imprenditrice del Sud Italia a essere arrivata in finale. Questo podcast è il modo tutto nostro che abbiamo per farle il nostro “in bocca al lupo”.

Cosa è il premio Gammadonna

Il Premio GammaDonna è il riconoscimento che, dal 2004, mette in luce le realtà più rappresentative della vitalità imprenditoriale del Paese, affinché possano essere di esempio e ispirazione per altre imprenditrici e giovani imprenditori. La storia di Antonella e delle altre cinque finaliste chiuderanno i lavori dell’undicesima edizione del Forum Internazionale dell’Imprenditoria Femminile e Giovanile – GammaForum, in programma il 15 novembre nella sede de Il Sole 24Ore, a Milano.
L’evento, dal titolo “ConneXions for growth” e realizzato in collaborazione con la Commissione Europea e il Ministero dello Sviluppo Economico, avrà come focus le connessioni indispensabili allo sviluppo delle imprese di donne e giovani in un mondo caratterizzato da crescente complessità e rapidi e continui cambiamenti. Connessioni che dovranno necessariamente travalicare i confini nazionali, aprendosi al confronto con culture diverse e facendo tesoro delle opportunità offerte dall’Unione Europea.

Tutte le info sono su gammaforum.it.


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Foto di copertina di stem.T4L via Unsplash

Nomadi digitali: bilanciare vita e lavoro nel luogo giusto



Creare uno spazio perfetto per i nomadi digitali: è questa l’ambizione di Chiara Saba che da qualche mese porta avanti Spacebility. Il progetto nato a Cagliari è una struttura ricettiva pensata per chi non è alla ricerca della vacanza perfetta bensì di un luogo in cui bilanciare vita e lavoro in modo sano ed equilibrato.

I nomadi digitali e il vecchio concetto di “ferie”

La scommessa di Spacebility è quella di far breccia nel cuore dei nomadi digitali, quelle persone cioè che lavorando da remoto decidono dove vivere in modo libero e appunto, nomade. Per far questo Chiara ha pensato a una struttura che potesse offrire a questo target tutto ciò di cui ha bisogno: una connessione veloce e stabile, appartamenti automatizzati ma soprattuto ambienti che possano conciliare la privacy e la condivisione di esperienze e competenze.
Quello dei nomadi digitali è un fenomeno sempre più in crescita e i motivi sono diversi. Da una parte c’è l’enorme richiesta di lavori che non richiedono una presenza fisica in ufficio e dall’altra c’è un modello di vita che non prevede più che ogni lavoratore abbia un mese di ferie. Presto o tardi, tutti saremo portati a scegliere modelli di vita più sostenibili e in linea con il nostro benessere, incluso anche il luogo in cui vivere.

Una opportunità per destagionalizzare le mete turistiche del Sud Italia

Ascoltando l’intervista a Chiara si comprende bene come concentrarsi su un target come quello dei nomadi digitali può essere una buona occasione per destagionalizzare i territori del Sud Italia, uno dei mantra di chi sostiene che lo sviluppo di questa parte di Paese passi dal turismo. È chiaro che una sola struttura da sola può far poco, lo sappiamo noi e lo sa Chiara, ma sollevare la questione è certamente un aspetto centrale. Serve a spostare l’interesse della società su questi temi, offrendo spunti concreti su cui costruire lo sviluppo tanto agognato.

La citazione di Chiara di Spacebility

L’importante è è è è è è… validare (cit.)

Ultima nota importante che viene fuori da questo podcast è il modello che Chiara ha scelto per portare avanti Spacebility. L’azienda formalmente non è ancora nata e dietro c’è un motivo: Chiara ha infatti voluto validare sul campo la sua intuizione per scoprire se ciò che aveva immaginato si potesse tradurre in qualcosa di concreto. Ne parliamo approfonditamente nel podcast, elencando i vantaggi di questo approccio e regalandovi una visione del mondo dell’impresa davvero illuminante. Buon ascolto!


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Foto di copertina di Jefferson Santos, via Unsplash

Il flusso creativo della Natura al centro prossimo CM Palermo



Torna Creative Mornings Palermo e da bravi media partner vi diamo qualche anticipazione dell’incontro che si svolgerà nel capoluogo siciliano venerdì prossimo, 25 ottobre alle 8:30. Il tema di questo mese di tutti i Creative Mornings è Flow, flusso, e Palermo si prepara a ascoltare Rafael Da Silveira Bueno – Ecologo e Dottore di Ricerca.

I flussi in Natura: una questione di vita e di sopravvivenza

In natura esistono una serie di flussi: da quelli più basici come quello dell’acqua, fino ad arrivare a quelli più complessi e invisibili, come quello del carbonio o dei nutrienti. Sono cicli che riguardano ogni singolo aspetto della vita nostra e del nostro pianeta e di cui è bene tenerne conto. I flussi rappresentano anche il modo creativo che ha la natura per permettere la vita su questo pianeta: una creatività che noi subiamo e che possiamo (e che anzi dobbiamo) ammirare.
Dall’altra parte c’è la creatività umana che oggi si ritrova a dover fronteggiare una crisi ambientale che gli scienziati dicono essere senza precedenti. Se fino a ora abbiamo usato questa creatività per danneggiare ciò che c’era intorno, adesso è arrivato il momento di trovare modi per preservare e proteggere questo sistema di flussi naturali.

La citazione di Rafael di Creative Mornings

Chi è Rafael Da Silveira Bueno?

Sono a grandi linee questi i temi di cui Rafael Da Silveira Bueno parlerà venerdì 25 ottobre a Palermo. Rafael è un brasiliano residente a Palermo. Laureato in Ecologia, studia le interazioni ecologiche e la conciliazione fra agricoltura e conservazione della natura, maturando esperienze in ONG, nel settore pubblico e privato. A Palermo, nel 2015 inizia un dottorato di ricerca sul ruolo della biodiversità e delle interazioni ecologiche nelle dinamiche del paesaggio agrosilvopastorale. Oggi è coordinatore di campo nel Progetto LIFE Desert Adapt, che ha l’obiettivo di applicare metodi e tecniche per l’adattamento e la mitigazione degli effetti della desertificazione in agricoltura e nelle aree naturali.

Creative Mornings Palermo di questo mese si svolgerà il 25 ottobre alle ore 8:30. Maggiori informazioni e iscrizione gratuita e obbligatoria qui.

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Foto di copertina di Martin Jernberg, via Unsplash

Immagini per indagare e valorizzare le aree interne italiane



Dal 17 al 22 settembre nella provincia di Palermo, in Sicilia, si è svolto: “Madonie – Immagini e Immaginario”, un laboratorio di fotografia e territorio per costruire una campagna fotografica collettiva che sia strumento di conoscenza e che apra un dibattito per e con le comunità del Parco delle Madonie.

“L’obiettivo è quello di giungere ad una nuova comprensione del territorio con una predisposizione fortemente progettuale, al fine di indagare e valorizzare l’identità locale”.

Con queste parole gli organizzatori del laboratorio spiegano il senso di questo progetto che ha coinvolto studenti di architettura e appassionati di fotografia selezionati attraverso un apposito bando. Abbiamo incontrato alcuni membri del collettivo: Michele Spallino di Putia Sicilian Creativity, Davide Curatola Soprana di Urban Reports e Alberto Cusumano di AM3 Studio e con loro abbiamo ragionato sulla progettualità del paesaggio attraverso lo studio e la fotografia.

La progettualità che il collettivo Novemiglia ha sperimentato con “Madonie – Immagini e Immaginario” ha visto come protagonisti anche gli amministratori locali che hanno accompagnato gli studenti nei vari giri. Un tratto distintivo notevole, rispetto agli esperimenti simili portati avanti in altre aree interne d’Italia. Ogni laboratorio ha una storia a sé ma la partecipazione delle amministrazioni locali si è rivelata vincente in un’ottica di continuità della fase di studio che inevitabilmente dovrà portare a azioni concrete: e chi, meglio di chi amministra, può farlo?

“Madonie – Immagini e Immaginario” è un progetto di Collettivo Novemiglia.

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