Ridefinire il concetto di bene comune: l’ex asilo Filangieri di Napoli



Foto di partivano i bastimenti, opera all'ingresso dell'asilo, bene comuneEra da tempo che sentivo parlare dell’ex asilo Filangieri di Napoli, una struttura che dal 2012 sta ridefinendo il concetto di uso dei beni pubblici in Italia. Per questo, di passaggio nella città partenopea, non potevo non andare a trovarli e passeggiare all’interno di questo edificio che, costruito nel 1572, faceva parte del plesso del convento di San Gregorio Armeno. Grazie al contributo di Marina Nardone sono riuscito a mettermi in contatto con alcune persone del collettivo (tutti operatori del mondo della cultura e dello spettacolo) e una volta lì sono stato guidato da Fabrizio e Cesare che mi hanno raccontato cosa l’ex asilo Filangieri è diventato e sopratutto cosa rappresenta per il quartiere e l’Italia intera.

Il mio primo incontro con il gruppo dell’ex-asilo è stato a pranzo:. L’atmosfera è stata da subito conviviale nonostante le mie mille domande. Le risposte di ciascuno mi hanno raccontato di come lo spazio sia stato prima occupato e poi liberato, mi hanno detto delle criticità superate, di come si sia arrivati a dedicare uno spazio alla cultura gestito da chi di cultura ci vive, e tanto altro. Fatti, aneddoti, pensieri che resteranno nella mia testa e che – mannaggia a me – non vi faccio sentire perché ho dimenticato di accendere il registratore. 

Le domande che sentirete invece verteranno principalmente su tre argomenti.

La gestione assembleare della struttura

sala dell'anti teatro all'asilo filangieriUna delle prime cose che salta agli occhi quando si parla dell’ex-Asilo è la gestione assembleare della struttura. È spiegata anche nella guida pratica che trovate sul sito ufficiale. Lì, oltre alle modalità, viene esplicitato il senso di questo gesto. Il gruppo, consapevole di non voler appropriarsi di uno spazio attraverso un gesto coatto come l’occupazione, rimette nelle mani di una assemblea aperta la gestione e l’uso degli ambienti dell’asilo. È la modalità che garantisce la maggior trasparenza – mi dice Cesare – ed è un modo per evitare che si creino posizioni dominanti all’interno dello stabile. L’assemblea è un organo fluido, una caratterista che ritroviamo anche nell’organizzazione degli spazi che sono belli e curati in ogni minimo dettaglio.

Il rapporto con il quartiere

Uno dei punti deboli più comuni dei centri che si occupano di cultura è il rapporto con il vicinato. Anche l’ex-asilo affronta questa criticità, a cui va aggiunto il tema del turismo intensivo che nella zona è davvero impressionante (l’asilo è a ridosso di S.Gregorio Armeno, la via dei presepi e a due passi da via dei Tribunali). E così l’asilo rappresenta soprattutto per i più piccoli un luogo dove incontrarsi e “stare”, con tutte le conseguenze del caso. Ma questo ha anche dei benefici: Cesare racconta di come sia sempre interessante interagire con queste persone e per certi versi arricchente perché riescono a cogliere aspetti del messaggio dell’ex-asilo che altri non riescono.

Il ruolo dell’ex-asilo nella gestione dei beni comuni

opera all'interno dell'asilo, bene comuneL’ex asilo Filangieri nasce nel marzo del 2012, in un momento storico in cui in Italia ci si interrogava su cosa fossero i beni comuni e soprattutto, cosa se ne dovesse fare. Se in altre città si occupavano i teatri (a Roma il Valle, a Palermo il Garibaldi, a Messina il Teatro in Fiera) con esperienze che nel tempo e per motivi diversi sono andate sgonfiandosi, a Napoli il ragionamento è stato diverso. La gestione assembleare che abbiamo descritto sopra è diventata una vera e propria alternativa all’affidamento attraverso bando di gara da parte dell’ente preposto al controllo. Se la decisione di non occupare nel senso canonico del termine la struttura è stata dell’assemblea, dall’altra parte c’è stata la lungimiranza del Comune di Napoli che ha autorizzato questa forma di gestione, nonostante l’assenza di una legge apposita. Alcuni hanno gridato allo scandalo, per altri invece, è solo il primo passo verso un nuovo modo di intendere e gestire il bene comune.

Con questo reportage cerchiamo di fare un racconto il più oggettivo possibile, lasciando ampio spazio alle voci dei protagonisti.

Nel podcast viene citata questa intervista a Nicola Capone.

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Se il mercato cambia non è detto che tu debba adattarti



Il 13 giugno ho ricevuto una mail che recitava pressapoco così:

Ciao Fabio,

con dispiacere ma anche con l’orgoglio di chi piano piano ha visto crescere una realtà aziendale capace di giocare un ruolo nel complicatissimo scenario del marketing digitale italiano ed europeo, ti comunichiamo che dal 1 luglio interromperemo tutti i nostri servizi.

Il mittente era Fabrizio Ferreri di Seejay che proseguiva la mail elencando il percorso che aveva portato questa startup a lavorare con Rai, Sisal, Amadori, e tante altre aziende importanti restando sempre in Sicilia. Non ci ho pensato due volte e ho chiesto a Fabrizio di raccontare ai nostri microfoni la storia di Seejay e di come questa startup sia arrivata a chiudere dopo sei anni di attività.

Seejay, startup pioniera del mercato digitale

Seejay è una delle prime startup nate in Sicilia e sicuramente una delle prime che era riuscita a interpretare al meglio le potenzialità del mercato digitale che in quel periodo nasceva. Grazie a Seejay ogni utente riusciva a raggruppare in modo semplice e intuitivo tutti i messaggi presenti sui social che riguardavano uno specifico argomento. Seejay funzionava con i principali social network e in poco tempo era riuscita a ritagliarsi un piccolo spazio nel panorama digitale italiano.

Quello in cui ha mosso i primi passi Seejay era un mercato popolato da veri e propri pionieri che sperimentavano sulla propria pelle un nuovo modo di fare impresa. In questa intervista Fabrizio parla naturalmente anche di questo perché se oggi Seejay non c’è più è principalmente perché quel modello di sviluppo è stato totalmente inghiottito dalle più classiche logiche capitalistiche.
Il mondo delle startup che conosceva Fabrizio conteneva l’utopia di un mercato che potesse svilupparsi in modo totalmente diverso rispetto al passato. La storia ci ha detto che le cose sono andate diversamente e allora i soci fondatori di Seejay hanno deliberatamente deciso di non voler proseguire più questa avventura. Ci sono stati anche alcuni tentativi di cedere la società, ma tutti sono stati vani: i motivi li spiega per bene Fabrizio nel corso dell’intervista.

La citazione di Fabrizio di Seejay

Come ogni storia che si chiude però, anche quella di Seejay non è passata invano: il team che lavorava al progetto oggi non esiste più e ogni componente ha seguito diverse strade. Tutti sfruttano al meglio l’esperienza accumulata in questi anni di lavoro a Seejay. Lo assicura Fabrizio stesso che oggi è un professore e uno scrittore e nel lavoro di tutti i giorni mette un po’ di ciò che ha imparato nelle sue nuove professioni. Una sorta di giveback che ricorda molto il modello del mondo startup della prima ora a cui abbiamo fatto riferimento poco fa. Un modello che anche in Italia abbiamo provato a sperimentare e che forse non tornerà più.

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Contaminazione e entusiasmo la ricetta di Jazz’inn



Non ci sono parole migliori per descrivere la seconda giornata dell’edizione 2019 di Jazz’Inn: contaminazione e entusiasmo. Proviamo a raccontarvelo – nonostante la stanchezza – anche in questo terzo speciale che dedichiamo a questo evento e che ci porta inevitabilmente a fare anche un bilancio dell’intera edizione. Come negli altri due speciali poi, cerchiamo di fare il punto sui lavori portati avanti durante la giornata. Questa volta li vediamo dal punto di vista del case giver che del facilitatore. Infine spazio ai progetti di impresa che hanno deciso di passare questi giorni a Pietrelcina. Potremmo dire startup ma entrambi per fatturato e longevità non possono certo essere considerati tali.

Le voci di questo speciale

Si sono lasciati contaminare e entusiasmare in questo podcast:

Cosa è Ampioraggio

Ampioraggio nasce con l’obiettivo di mettere in relazione innovatori, acceleratori di innovazione e mercato domestico e internazionale.

La Fondazione Ampioraggio è un ecosistema dell’innovazione, che crea visibilità e spazi di mercato, mettendo insieme imprese e startup innovative, grandi imprese, esperti dei mercati internazionali, stakeholders di settore, ricercatori e global techbuyers.

Per conoscere la storia di Jazzinn e Ampioraggio ascolta i podcast Jazz e innovazione per una storia che vale la pena raccontare e Una fondazione con al centro l’innovazione per rispondere alle esigenze dell’Italia.

Questo speciale è stato realizzato in collaborazione con Fondazione Ampioraggio.


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L’innovazione di Jazz’Inn passa tra i tavoli di lavoro



Secondo podcast speciale dedicato a Jazz’Inn 2019 di Pietrelcina. In poco più di trenta minuti ripercorriamo insieme il secondo giorno dell’evento, il primo in cui erano previsti i tavoli di lavoro. Ci aiuta a farlo il primo ospite di questo podcast, Anna Elisa Fersini della Fondazione Ampioraggio a cui abbiamo chiesto un bilancio di questa giornata. Anna Elisa nel corso dei lavori ha avuto modo di raccontare ai presenti come lavora la Fondazione Ampioraggio che – lo ricordiamo – al momento è impegnata nell’iter di riconoscimento giuridico. Anna Elisa racconta lo stato dell’arte di questo processo ma sopratutto il valore dell’azione di questa Fondazione il cui impegno non si esaurisce nell’organizzazione e nel coordinamento di Jazz’Inn.

Tavoli di lavoro: dai cittadini smart alle occasioni targate UE

Al via in questa seconda giornata i tavoli di lavoro: ci sarebbe piaciuto farveli sentire tutti, ma naturalmente non è stato possibile. Abbiamo così deciso di ospitare Flavia Marzano, Assessora a Roma Semplice che ha coordinato il tavolo Smart Citizen. Flavia racconta le sue aspettative e ciò che è riuscita a trarne dal lavoro di oggi: soluzioni che potrà utilizzare nel proprio lavori nei prossimi mesi. Con Flavia parliamo anche delle tecnologie Open nell’era in cui internet è sempre più in mano ai grossi monopoli. Potete immaginare la sua risposta, vero? Verificatelo ascoltando il podcast. Oltre al tavolo coordinato da Flavia abbiamo poi chiesto a Francesco Roca di ENEA, Enterprise Europe Network cosa è accaduto nel tavolo dedicato alle risorse messe in campo dalla UE per le startup e le PMI. Ne sono venute fuori grosse possibilità di finanziamento, soprattutto nel campo della ricerca. Francesco ne elenca alcune che possono essere approfondite sul sito … oppure chiedendo direttamente allo staff di ENEA.

Per le startup occasioni di finanzimento e networking

Tra i tavoli di lavoro si aggirano anche molte startup: alcune sono lì per cercare finanziamenti, altre semplicemente per fare network o stabilire nuove collaborazioni. È accaduto a Lagueglia dove Lorella e Carmen Troncone di Luogo Sicuro hanno stretto una partnership con Esa. Luogo Sicuro è una applicazione che porta il piano di protezione civile sugli smartphone dei cittadini. Un vero e proprio vantaggio perché attualmente tutto viene gestito attraverso mappe cartacee che gli enti sono obbligati a fornire a ogni cittadino. Luogo sicuro permette inoltre di informare tempestivamente sia i cittadini che i soccorritori nelle emergenze. Grazie poi alla collaborazione con Esa Luogo Sicuro riesce a installare delle piastrine in cui è possibile conservare lo stato di salute dell’edificio. Informazioni che sono presenti in loco e sulla mappa così da permettere ai soccorritori di intervenire dove ce n’è più bisogno. Ce ne parla Sasha Carraro.

Infine chiude questo secondo podcast speciale Jazz’Inn 2019 Pietrelcina Maurizio Gullotti che ci presenta Godrink, una app di social drinking. Grazie a questa applicazione è possibile condividere un bicchiere di vino con persone che non conosciamo e che amano bere in compagnia. Maurizio è venuto a Pietrelcina per conoscere nuovi imprenditori e promuovere la sua app che è online da un anno e mezzo con un buon riscontro da parte dell’utenza. Ci racconta in questo podcast i piccoli aggiustamenti che ha apportato grazie ai pareri degli utenti.

Cosa è Ampioraggio

Ampioraggio nasce con l’obiettivo di mettere in relazione innovatori, acceleratori di innovazione e mercato domestico e internazionale.

La Fondazione Ampioraggio è un ecosistema dell’innovazione, che crea visibilità e spazi di mercato, mettendo insieme imprese e startup innovative, grandi imprese, esperti dei mercati internazionali, stakeholders di settore, ricercatori e global techbuyers.

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Jazzinn al via con l’Invitalia day



È stata ridefinita Invitalia Day la prima giornata di Jazzinn 2019 che si è svolta sul Sannio Express e a Pietrelcina presso la sede di CFP RICERCHE INNOVAZIONE SRL. Si parla di Invitalia Day perché Invitalia oggi ha avuto modo di presentare alcune idee di impresa nate grazie alle misure promosse da questo ente. Ma soprattutto perché per tutto il pomeriggio gli esperti di Invitalia hanno avuto la possibilità di incontrare neo e aspiranti imprenditori per discutere delle proprie idee di impresa.

In questo speciale vi raccontiamo il giorno 1 con le voci di:

Cosa è Ampioraggio

Ampioraggio nasce con l’obiettivo di mettere in relazione innovatori, acceleratori di innovazione e mercato domestico e internazionale.

La Fondazione Ampioraggio è un ecosistema dell’innovazione, che crea visibilità e spazi di mercato, mettendo insieme imprese e startup innovative, grandi imprese, esperti dei mercati internazionali, stakeholders di settore, ricercatori e global techbuyers.

Per conoscere la storia di Jazzinn e Ampioraggio ascolta i podcast Jazz e innovazione per una storia che vale la pena raccontare e Una fondazione con al centro l’innovazione per rispondere alle esigenze dell’Italia.

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Spazi dismessi da destinare alla cultura e alla società: l’esperienza di Linda Di Pietro



Era da un po’ di tempo che avevo in mente di intervistare Linda Di Pietro. Sono pochi gli operatori culturali con la sua esperienza e in questo podcast lei cerca di restituire tutto il suo sapere in questo ambito. Ne viene fuori un’intervista un po’ più lunga del solito (ma ne vale la pena, giuriamo!) in cui si parla di chi per mestiere dona spazi dismessi alla cultura e alla società.

Da ex fabbrica a centro culturale: quali le sfide?

Rigenerazione urbana e spazi dismessi da destinare alla culturaOggi Linda Di Pietro è il manager culturale della Manifattura Tabacchi di Cagliari, ma è con Indisciplinarte e le officine CAOS di Terni che si è fatta le ossa, riconvertendo una ex fabbrica in un centro di produzione culturale. Buona parte dell’intervista verte proprio su questi temi. Linda mette in evidenza le sfide che si presentano in un percorso del genere, i difetti che spesso si ripetono e le soddisfazioni che, nonostante il tempo, non tardano ad arrivare. Si parla anche del ruolo della società per cui questi spazi sono pensati e i modi in cui può e deve essere coinvolta.
Ne parliamo ovviamente alla luce dell’esperienza cagliaritana che è praticamente all’avvio e alla luce di quella di Terni che oggi purtroppo non vive un momento felice. In questo senso c’è una riflessione molto interessante sull’uso che le Amministrazioni possono fare di questi luoghi.

la citazione di linda su spazi culturali

Uno sguardo sugli spazi culturali italiani grazie a Rena

Nell’ultima parte dell’intervista spostiamo la lente ancora più in alto: mettiamo a fuoco l’intero Paese e Linda ci parla della situazione dei centri culturali italiani. Lo fa perché per due anni lei è stata alla presidenza di Rena, l’associazione che riunisce policy maker e innovatori sociali in tutta Italia. Questo fornisce a Linda un punto di vista privilegiato perché le permette di avere uno sguardo sulle varie realtà culturali presenti lungo tutto lo Stivale. Rena – che al momento è impegnata nell’organizzazione della ormai consueta Summer School a Matera – cerca sin dalla sua fondazione di dare un senso alla parola “cambiamento”, un compito che soprattuto negli ultimi anni si è fatto sempre più necessario.

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La foto di copertina è di Dmitri Popov, via Unsplash.


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Tra satelliti e finanziamenti europei: un’intervista che parla di futuro



Podcast che vi porta nello spazio questa settimana: con noi Gaetano Volpe di Latitudo 40. L’azienda campana utilizza intelligenza artificiale, machine learning e analisi di big data a supporto dell’osservazione attraverso i satelliti del globo terrestre. Lo scopo è fornire maggiori strumenti per intervenire in modo più incisivo nella risoluzione dei problemi legati alle sfide ambientali odierne. Ma Gaetano non ci parla solo di spazio e satelliti. Lui è anche uno dei coach per due programmi promossi dalla Commissione Europea: Horizon 2020 e Eureka. Nel corso dell’intervista ci fornirà spunti su cui riflettere e alcuni suggerimenti da mettere in pratica.

Satelliti: un mercato in espansione

Latitudo 40 opera nel campo dei satelliti e dell’osservazione terrestre. Un ambito in crescente espansione per via dei costi sempre più esigui che permettono anche a privati di mandare in orbita un proprio mezzo. Al momento Latitudo 40 è concentrata sulla strumentazione utile all’osservazione della terra utilizzando satelliti altrui, ma Gaetano non nasconde i piani futuri a medio e lungo termine. Per conoscerli e sapere quali sono i vantaggi dell’uso dei satelliti, ascoltate il podcast.

Bandi europei e coaching

Gaetano è anche un coach per due dei programmi promossi dalla Commissione Europea su impresa e innovazione: il Programma Sme e il Programma Eureka. Sono due azioni messe in campo dall’Europa con scopi ben precisi. Lasciamo che sia Gaetano a spiegarne le caratteristiche. Qui ci preme sottolineare come sia fondamentale non confondere il coach con il consulente. Gaetano definisce il coach “l’avvocato del diavolo” perché questa figura è sempre pronta a mettere in difficoltà il team che assiste. L’obiettivo è far emergere i punti deboli così da poterli convertire in punti di forza. Il coaching – ci dice Gaetano – non è una pratica che al momento chi vive al Sud Italia apprezza particolarmente: forse il motivo è da rintracciare nell’indifferenza che spesso chi conduce un business a queste latitudini nutre verso questo tipo di figure. Gaetano con il suo lavoro cerca di invertire questa tendenza visti i benefici concreti che lui stesso vede nelle aziende che segue.

La citazione di Gaetano di Latitudo40

Infine, Gaetano ci consiglia di tenere d’occhio il sito foundingbox.com dove è possibile registrarsi e trovare i bandi più interessanti per chi vuole innovare all’interno della propria azienda. Navigare tra le offerte sarà meno emozionante di andare nello spazio, ma certamente più remunerativo.

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La foto di copertina è di SpaceX, via Unsplash


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Mundi festival come piattaforma dell’incontro interculturale del Sud Italia



Un momento del festival MUNDIMUNDI Festival è un evento di Musica, Arte, Innovazione e Intercultura che si è svolto per la seconda volta tra il 31 maggio e il 2 giugno scorsi a Sannicandro di Bari, in Puglia. A un mese circa dalla conclusione dell’evento abbiamo chiesto al direttore artistico Federico Zonno di raccontarci cosa è successo in quei giorni in quella parte di Italia. Ci piace sottolineare che questo podcast nasce grazie al gruppo d’ascolto di Start Me Up. È stato lì che Mariagrazia Partipilo ha segnalato MUNDI e da lì ne è venuta fuori questa intervista.

Il festival e il castello come piattaforma dell’incontro interculturale

Il MUNDI Festival nasce con l’obiettivo di riscoprire la Corte del Castello Normanno Svevo di Sannicandro come piattaforma dell’incontro interculturale. MUNDI Festival ha una proposta molto vasta. In calendario c’erano infatti: incontri, proiezioni, workshop, una mostra permanente, stand di food and drink, e tanta musica, con sonorità selezionate, sperimentazioni e suoni dal mondo. Un festival che oltre alla spinta culturale si preoccupa di rispondere in maniera concreta ai problemi del mondo. Il MUNDI Festival sostiene infatti MERIDIANS ONLUS, associazione di volontariato che con il Progetto VILLAGGIO PUGLIA in Uganda, scrivono gli organizzatori sulla loro pagina facebook “rappresenta un segno tangibile dell’importanza della cooperazione allo sviluppo internazionale, dell’apertura, veramente pugliese, allo straniero”.

Mare: il tema dell’edizione 2019

Il tema dell’edizione 2019 di MUNDI era il mare. Gli organizzatori hanno deciso di vederlo sotto tre angolazioni specifiche: il mare come come fattore identitario per il Sud Italia, un elemento che accomuna tutto il Meridione, anche quei luoghi che non si affacciano direttamente sul mare (come Sannicandro, appunto). Il mare come scenario del soccorso, che purtroppo, di questi tempi è a volte negato. Federico spiega bene nel podcast il lavoro che tutto il team di MUNDI porta avanti anno dopo anno nel sensibilizzare la popolazione sul tema dei migranti, mostrando anche concretamente esempi virtuosi. E infine il mare come luogo purtroppo contaminato: un mare inquinato che sta a noi curare e rispettare di più.

La citazione di Federico di MUNDI festival

Il fenomeno del “sentirsi a casa”

Nella terza parte dell’intervista con Federico affrontiamo il tema della “casa”. Il team che organizza MUNDI non vive tutto l’anno a Sannicandro, ma è composto principalmente da ragazzi che hanno deciso di studiare/lavorare da un’altra parte. Se non fosse per il loro impegno in Puglia, questa sarebbe una storia che tanti di noi conoscono (e che spesso anche da questo blog abbiamo denunciato). Il fenomeno che registriamo con MUNDI lo abbiamo visto anche in altri luoghi e contesti: è l’impegno dei ragazzi che, nonostante abbiano deciso di vivere e formarsi altrove, sentono ancora un forte legame con la propria terra di origine. Ma se prima tutto ciò era legato alla nostalgia, oggi questo si trasforma in azione e “give back”.

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La foto di copertina è di MUNDI Festival, via


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La partecipazione civica che rigenera i luoghi



Messina partecipaSi parla di partecipazione civica e processi di rigenerazione urbana in questo primo podcast di luglio di Start Me Up. Lo facciamo per raccontarvi “Messina Partecipa”, il primo festival della partecipazione della città siciliana. A organizzarlo è il gruppo “Le Agorà di Messina”, un progetto voluto da The Democratic Society e frutto di un accordo tra questa associazione no-profit e il comune peloritano.

Ne parliamo con alcuni dei protagonisti di questo progetto. Il primo ospite è Ivan Tornesi, il responsabile del gruppo “Le Agorà di Messina” che ha lavorato a livello locale per fare in modo che si arrivasse a metà giugno all’evento Messina Partecipa. Naturalmente, l’evento è il frutto di un percorso iniziato qualche mese prima fatto di studi, esplorazioni urbane e riflessioni sulla città e la sua natura. Uno dei compiti di Ivan è stato quello di coinvolgere parte della società civile: persone di diversa estrazione sociale ma tutte impegnate a livello civico che hanno avuto modo di lavorare concretamente alla buona riuscita dell’evento.

Messina Partecipa: un punto di inizio

la citazoine di ivan su Messina PartecipaMessina Partecipa arriva a conclusione del percorso che Ivan in parte descrive nel podcast. Se però l’evento rappresenta una tappa importante non può essere certo visto come una conclusione. Lo testimonia anche il nostro secondo ospite, Chiara De Grandi, progettista civico che al momento collabora con Labsus e che ha portato la propria esperienza il giorno dell’evento. Con Chiara ci soffermiamo sulle dinamiche che devono essere messe in atto quando si intende avviare progetti di rigenerazione urbana basati sulla partecipazione civica. In questo senso, Labsus rappresenta un valido supporto sia delle amministrazioni che delle associazioni che vogliono farsi carico di progetti di questo tipo. Labsus è riuscita a creare il regolamento dei beni comuni che nel 2014 per la prima volta a Bologna (ma da allora adottate da tante Amministrazioni locali) ha permesso al Comune di gestire agevolmente immobili pubblici fino ad allora inutilizzati. Inoltre, Chiara trova diverse analogie tra Messina e la sua città natale, Latina, che dallo scorso anno ha iniziato un percorso di partecipazione civica.

la citazione di Chiara su Messina Partecipa

Chiude questo speciale dedicato a Messina Partecipa Francesca Attolino, la responsabile italiana di The Democratic Society. Se in prima battuta Francesca ripercorre i passi che hanno portato la no-profit impegnata nel mondo a diffondere i concetti di partecipazione e democrazia per la prima volta al Sud Italia, nella seconda parte dell’intervista ci regala una visione specifica della partecipazione. Francesca ci aiuta a capire ormai la quasi impossibilità da parte di una Amministrazione di esimersi dal coinvolgere i cittadini in dinamiche partecipative a livello locale. Una pratica che migliora la vita dei cittadini e garantisce a chi amministra risposte concrete e vicine alle esigenze di chi vive quei territori.

la citazione di Francesca su Messina Partecipa

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La foto di copertina è di The Democratic Society, via


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Il racconto, lo sguardo e l’invisibilità dell’oratore



il racconto, lo sguardo e l'oratoreAlberto Nicolino è un autore e un attore. Si occupa di spettacolo dal vivo, oralità, drammaturgia. Ha scritto libri e collaborato con emittenti radiofoniche. Di mestiere raccoglie storie, le trasforma e le racconta ed insegna a raccontarle e a parlare in pubblico. Ma soprattutto è il protagonista del prossimo Creative Mornings Palermo con un intervento dal titolo “il racconto e lo sguardo”. Noi lo abbiamo intervistato.

Senza spazio non c’è racconto

Il senso di tutta l’intervista ad Alberto potrebbe essere racchiuso nella frase “senza spazio non c’è racconto”. È l’aspetto che viene fuori prepotentemente dalle parole di Alberto che ci aiuta a scoprire le bellezze della parola e delle storie. C’è un rapporto viscerale tra lo sguardo e le parole al punto da non riuscire a capire quale dei due è conseguenza dell’altro. Nell’intervista raccogliamo anche consigli utili per chi vuole apprendere i segreti di un bravo narratore. E se ascolterete il podcast capirete che se rincorrete questo obiettivo allora siete fuori strada.

la citazione sul racconto di Alberto Nicolino

Il contenuto è il re

Alberto sottolinea come siano le storie le vere protagoniste di un racconto. Va da sé che il narratore deve passare necessariamente in secondo piano. O almeno, un bravo narratore. Anche per questo motivo Alberto non vuole parlare di storytelling, bensì di racconto. Il termine stra-abusato mette in evidenza la bravura dell’oratore, le sue abilità. Mentre per Alberto è importante far venire fuori la storia, i contenuti, mettendo in ombre chi li racconta.

Alberto è il protagonista dell’incontro di giugno di Creative Mornings Palermo. Tutte le informazioni sono qui.

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La foto di copertina è di Ilyass SEDDOUG, via Unsplash


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