Speciale CreativeMornings Italia

Speciale in due podcast che Start Me Up dedica a CreativeMornings Italia. Attraverso le voci di chi ogni mese organizza un evento legato a questo format cerchiamo di capire cosa è CreativeMornings e come viene declinato in Italia. Nel primo podcast cerchiamo di capire come CreativeMornings arriva in Italia, quali sono gli effetti sulla città e sul team organizzatore e quali sono le difficoltà e le cose belle che l’organizzazione di un evento simile comporta.

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Nel secondo invece esploriamo gli aspetti più pratici che stanno dietro l’organizzazione di un CreativeMornings: non solo colazioni, ma come scegliere gli ospiti, come far crescere la community e tanto altro!

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Lo facciamo ascoltando le voci di:

Cosa è CreativeMornings?

CreativeMornings è una serie mensile di colazioni-lezioni per la comunità creativa. Sono degli eventi gratuiti composti da un talk di 20 minuti e una colazione. Il format è stato creato nel 2008 da Tina Roth Eisenberg, anche nota come Swissmiss, con l’obiettivo di creare un evento più accessibile e continuo per la comunità di creativi di New York. Da allora questo format si è diffuso in tutto il mondo e in Italia è a Milano, Torino, Roma, Palermo, Firenze e Ancona.

Perché questo speciale?

Lo speciale CreativeMornings Italia (o per gli addetti, “specialone”) nasce per dare il via alla partnership che Start Me Up ha sancito con CreativieMorings Palermo. Da aprile 2019 almeno un podcast al mese sarà dedicato a uno speaker di CreativieMorings Palermo. Il team palermitano collaborerà con noi dandoci una mano con la realizzazione delle grafiche e di alcuni testi. Un modo per dare un ulteriore forza alla community palermitana di CreativieMorings e a quella che segue Start Me Up.

Le citazioni degli ospiti

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foto di copertina, via.

Quattro motivi per leggere “Il lavoro del futuro” di Luca De Biase

Parlando di questo libro avrei potuto inserire un sacco di citazioni che mi sono rimaste in mente. Il rischio sarebbe però poi stato di non scrivere un articolo ma di fare un plagio, così cerco di mettere le idee al proprio posto e vi do quattro motivi per leggere “Il lavoro del futuro” di Luca De Biase.

Innanzitutto perché non è solo teoria. È bello vedere come l’autore inserisca casi concreti di aziende italiane che lavorano in campi come la robotica e a livelli così alti che quasi pensi non sia possibile: quando il dibattito quotidiano si è ridotto a polemiche e a un gioco al ribasso che ci appiattisce tutti alla mediocrità? Perché è necessario acquistare un libro per sapere che in ogni parte d’Italia c’è almeno un’azienda che cerca di innovare il proprio settore? Credo che se notizie di questo tipo fossero più alla portata di tutti guarderemmo al futuro con meno livore e forse anche con un po’ più di serenità.

Fa i conti con la paura sempre più diffusa della perdita di posti di lavoro (vedi alla voce livore, poco più su). Magari è una versione edulcorata del futuro, però il libro affronta il tema del “sopravvento dei robot” in maniera piuttosto oggettiva. E lo fa in un modo abbastanza banale e cioè trattando i robot per quello che sono, cioè macchine. Quindi nessun complottismo o piano di chi sa quale mente perversa, ma solo la consapevolezza di dire che in quanto macchine saremo noi umani a stabilire come funzioneranno. Sul tema poi della mancanza dei posti di lavoro si conferma la visione che si, le macchine faranno ciò che oggi fa un operaio poco specializzato: ma si pone in luce anche che se si tratta di lavori massacranti, poco stimolanti e rischiosi c’è da dire anche meno male! Il libro si sofferma poi sui vari tipi di posti di lavoro che la robotica richiederà in un futuro talmente prossimo che stiamo parlando di ore. Un aspetto poco dibattuto ahinoi, ma che ci dovrebbe interessare visto che qualcuno questi lavori dovrà farli e come dice il proverbio “chi tardi arriva, male alloggia”.

Non solo robotica. Se parlasse solo di tecnologia e robot “Il lavoro del futuro” sarebbe un libro incompleto. Una parte del saggio è dedicata infatti a come cambia il lavoro nella vita delle persone. Ci stiamo infatti sempre più allontanando da un modello rigido vita personale/lavoro. Ci piaccia o no, la persona come essere pensante è e sarà sempre più coinvolta nella vita della azienda di cui fa parte. Un po’ perché il lavoro meccanico sarà sempre più affidato alle macchine (vedi su), dall’altro lato c’è anche un motivo culturale dietro: le persone saranno sempre meno disponibili a lavorare in posti in cui non posso apportare valore all’azienda. Un aspetto che chi si appresta a gestire questa nuova forza lavoro non può sottovalutare: già oggi chi lavora sente l’esigenza di essere coinvolto e questo aspetto prenderà sempre più piede in futuro.

Formazione ed ecosistemi. Per questo motivo un altro aspetto indagato da “Il lavoro del futuro” è quello della formazione e di ciò che c’è intorno all’azienda. Non possiamo più immaginare che un’impresa si preoccupi solo di ciò che avviene all’interno delle proprie mura. È necessario instaurare un dialogo con gli enti di formazione, con le amministrazioni locali e nazionali per stimolare una crescita sociale, culturale e quindi anche economica di un intero sistema. Sembra complesso ma è un tema profondamente legato a quanto detto in precedenza. I lavoratori avranno sempre più bisogno di essere coinvolti e in base a questo riusciranno a dare il giusto contributo alla propria azienda.

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Foto di copertina di Annie Spratt, via Unsplash.

Imparare a stare in equilibrio e il momento di pedalare

Come avete imparato a andare in bicicletta? Io grazie a mio padre che teneva stretto il sellino della mia bici e correva al mio fianco. Quando prendevo velocità mollava la presa ma continuava a correre. Io, quando mi accorgevo che stavo andando da solo, per la paura, frenavo. Stavo andando da solo, ci riuscivo, ma non mi sentivo sicuro. Ci sono voluti diversi pomeriggi e un sacco di corse di mio padre per fare in modo che io poi imparassi a pedalare. E da allora in poi sono andato in bici, sicuro, spavaldo, senza mani a volte, senza sapere cosa le mie ginocchia avrebbero dovuto sopportare a causa di frenate piuttosto brusche e un po’ troppo terriccio sulla strada.

Uso questa metafora perché mi sembra la cosa più vicina a quello che sta accadendo a Start Me Up in questi giorni. Sta imparando ad andare da solo. Si perché negli ultimi tre anni ha avuto al proprio fianco Smartwork, l’azienda che ha investito in questo format e che dal mese prossimo, non lo farà più. Una decisione consapevole, presa da entrambe le parti con la serenità di aver condiviso un bel percorso insieme. Un percorso che ha permesso a me per primo di imparare un sacco di cose e a Start Me Up di crescere e essere il format che oggi tutti voi conoscete e seguite.

Quando uno impara, sbaglia, si ferma, raggiunge traguardi, festeggia. Start Me Up in Smartwork ha trovato qualcuno che se ne prendesse cura, alimentando una comfort zone che permettesse al format di imparare, sbagliare, raggiungere traguardi, in una sola parola: crescere. E di questo non posso che essere grato a chi, all’interno dell’azienda, ha voluto e creduto in Start Me Up. Tutti, in modo diverso, hanno costruito e rappresentato un pezzetto dell’audio che in questi ultimi tre anni avete ascoltato in podcast. Anche se la voce è la mia, il sostegno e il lavoro che c’è dietro a ogni puntata era frutto di questo supporto: logistico, materiale, ma soprattutto umano.

Davanti adesso c’è ancora un po’ di strada (questo è l’augurio). E sono certo che Start Me Up farà tesoro di questi tre anni passati all’interno della famiglia di Smartwork. In questo periodo il format ha macinato chilometri, è caduto, si è rialzato, insomma ha imparato a stare in equilibrio. E questo grazie a Smartwork che, fin da prima che decidesse di includere Start Me Up nel proprio organico, ha creduto in questo progetto.
Adesso non è il momento di pensare se domani Start Me Up riuscirà ad andare sicuro, spavaldo o addirittura senza mani. E non possiamo certo assicurare alle sue ginocchia che non ci sarà del terriccio sulla strada. Questo è il momento di dire solo grazie per tutto quello che è accaduto in questi ultimi tre anni. Un regalo e un privilegio che io per primo ho avuto il piacere di ricevere.

Mi prenderò giusto una settimana per rimettere a posto un paio di cose e i primi di aprile Start Me Up tornerà in podcast più agguerrito e sicuro di prima. Ha imparato a stare in equilibrio, ora è il momento di pedalare.

Fabio Bruno

Foto di copertina di Viktor Kern, via Unsplash

Resto al Sud ma non solo: nella Bacheca di marzo c’è di più

C’è la nuova versione di Resto al Sud, ma anche due bandi dedicati all’innovazione sociale per associazioni e enti. In più, vi segnaliamo il bando SIAE Per chi crea e due offerte di lavoro. È marzo, e anche questo mese, un numero di Bacheca tutto per voi.

Se volete, segnalateci le call/gli annunci di lavoro più interessanti a bandi [c] radiostartmeup.it.

Resto al Sud anche per i professionisti: ecco i requisiti

A breve Resto al sud sarà disponibile anche per chi ha meno di 46 anni ed è un libero professionista. Grazie alle novità introdotte dalla legge di bilancio 2019 vengono estesi i benefici che abbiamo illustrato nell’articolo che abbiamo dedicato a questa misura qualche tempo fa anche a chi non risulta titolare di partita IVA nei dodici mesi antecedenti alla presentazione della domanda per lo svolgimento di un’attività analoga a quella per cui viene chiesta l’agevolazione. Il bando è a sportello, quindi il consiglio è quello di AFFRETTARSI!

Scopri di più sul sito di Invitalia

Premio CEMEX-TEC per l’innovazione sociale

Il Premio CEMEX-TEC è rivolto a individui e organizzazioni che sviluppano progetti ad alto impatto sociale nel campo dello sviluppo sostenibile in tutto il mondo. Il premio è diviso in quattro temi e per ognuno di esso ci sono diverse ricompense in palio:

  • Social Entrepeneurs, rivolto a imprenditori di tutto il mondo che stanno portando avanti progetti di imprenditoria sociale attivi da almeno un anno;
  • Transforming Communities, rivolto a studenti di scuola superiore post-laurea di qualsiasi paese che stiano portando Avanti progetti che attuino una trasformazione sostenibile di una comunità;
  • Community Entrepeneurship: possono candidarsi organizzazioni, cooperative e associazioni di qualsiasi Paese che stiano portando avanti da almeno un anno progetti di trasformazione sociale che abbiano effetto sulla comunità produttiva del luogo in cui vivono;
  • Collaborative Action: rivolto a tutti quei progetti – anche questi attivi almeno da un anno – che abbiano un impatto sociale e coinvolgano almeno 3 settori della società.

Le iscrizioni sono aperte fino al 31 maggio!

Scopri di più sul Premio CEMEX-TEC

Welfare che impresa: 300 mila euro da Fondazione Con il Sud

Ripensare il sistema di Welfare sperimentando nuovi servizi capaci di rigenerare il tessuto sociale, questa è la sfida che viene lanciata anche quest’anno con la terza edizione del concorso per idee “Welfare, che impresa!”. Le Startup sociali – già costituite o da costituire – sono chiamate a presentare progetti innovativi orientati a favorire la coesione, lo sviluppo sociale e il fare rete.

Le idee progettuali possono essere inviate fino al 18 aprile 2019.

Leggi il bando completo

Per chi crea

La legge di stabilità per il 2016 ha previsto la distribuzione del 10% dei compensi per la copia privata, gestiti da SIAE, in attività che favoriscano la creatività e la promozione culturale nazionale ed internazionale dei giovani. Per questo dal 20 febbraio 2019 sono disponibili quattro bandi rivolti a privati, aziende, scuole, enti e associazioni che presentano un progetto a sostegno di autori, artisti, interpreti ed esecutori under 35 e residenti in Italia.

Le candidature dovranno essere presentate entro il 5 aprile 2019.

Scopri di più sul sito SIAE

ANNUNCI DI LAVORO

Nois3 cerca uno sviluppatore Front-End Mid/Senior

Nois3 è alla ricerca di uno sviluppatore Front-End Mid/Senior che possa aiutare i Dev nello sviluppo Front-end su WordPress / Bedrock, su Framework PHP (Symfony/Laravel), NodeJS anche usando Angular e/o ReactJS. La ricerca – scrivono – è su Roma, ma non escludono smart working dopo una fase di inserimento.

Candidati ora

WordPress è alla ricerca di un Creative Technologist

In Automattic (azienda proprietaria di WordPress) vogliono migliorare i processi e soluzioni di progettazione portando un po’ più in la i limiti dell’utilizzo del codice. Per questo motivo sono alla ricerca di un tecnico che si lasci guidare dalla creatività e dalla sperimentazione. I Creative Technologist di Automattic combinano il design visivo e le competenze ingegneristiche in un’unica disciplina. Sono in grado di sviluppare, prototipare e testare soluzioni innovative che permettono di avere prodotti di ingegneria front-end sempre all’avanguardia e sono da ispirazione per il team di sviluppo.

Candidati ora

foto di copertina di Marcel Heil, via Unsplash

Crescita e internazionalizzazione per le startup del Sud Italia

Crescita, partnership e collaborazioni nel numero di marzo di Camera a Sud di questo mese. La rubrica di Start Me Up che vi racconta cosa combinano le startup del Sud Italia che sono passate dai nostri microfoni. E inoltre: questo mese riportiamo le parole di Luca Bianchi, direttore SVIMEZ sulla scuola e le differenze tra Nord e Sud e onoriamo un’amica di questo programma.

Fatturato decuplicato e un programma cashback in Francia: Pharmap continua a crescere.

Pharmap, la prima soluzione made in Italy per la consegna dei farmaci a domicilio, dopo appena 2 anni di attività, ha chiuso il 2018 con un fatturato che ha sfiorato il milione di euro, pari al + 1000% dell’anno precedente. Come spiega Giulio Lo Nardo, Sales Director e co-Founder di 4k, la società che ha fondato Pharmap, nel comunicato rilasciato dall’ufficio stampa dell’azienda: “I risultati sono il frutto di un modello di business virtuoso che ha consentito alla società di non ricorrere fino ad oggi a capitali esterni e di chiudere l’anno in utile”.
 Il 2019 per Pharmap si preannuncia un anno di forte crescita e viene inaugurato con il rilascio di un programma di Cashback finalizzato all’attrazione di nuovi utenti e alla fidelizzazione della sua attuale customer base.

Pharmap ne ha fatta di strada da quando abbiamo intervistato proprio Giulio founder insieme a Giuseppe Mineo di questa startup. Pharmap opera nelle principali città d’Italia (tra cui Milano, Genova, Bologna, Torino, Firenze, Palermo, Cagliari e, da Marzo, anche Roma) e conta un network, in costante crescita, di circa 1.000 Farmacie e partnership con i maggiori player del settore Farmaceutico ed Healthcare. Pharmap collabora, inoltre, con alcune associazioni provinciali di Federfarma con l’obiettivo di accrescere il valore e fornire supporto digitale alle farmacie indipendenti.

Hotelbrand tra i servizi di booking.com

Fabio Cantone di Hotelbrand

Fabio Cantone di Hotelbrand

Hotelbrand, startup nata a Ischia nel 2014 ad opera di Fabio Cantone, è una suite di tools per il monitoraggio delle tariffe e della reputazione online degli hotel. Tutte le strutture registrate su booking.com potranno usufruire del servizio da loro offerto grazie all’accordo che in questi giorni i responsabili di BookingSuite hanno siglato con 35 startup e aziende medie e grandi. Tra queste solo 2 sono le italiane, HotelBrand appunto e TravelAppeal con sede a Firenze.

Un bel salto di qualità e soprattutto la possibilità di aprirsi a un mercato ancora più vasto per la startup campana che abbiamo incrociato ai nostri microfoni durante la tappa palermitana di GIOIN di novembre 2016. La notizia dell’affiliazione è stata riportata da Il Mattino.

Un nuovo aumento di capitale per Martha’s Cottage, la startup dei matrimoni

Martha’s Cottage, l’e-commerce per il matrimonio, annuncia un nuovo aumento di capitale pari a 520 mila euro, raggiunto in grossa parte attraverso una campagna di equity crowdfunding cui si sono aggiunti altri investitori privati. Sulla piattaforma Mamacrowd la startup, in meno di tre mesi, ha raccolto 430.000 euro raggiungendo il 215% dell’obiettivo iniziale e ha attirato l’interesse di molti investitori privati che hanno sottoscritto l’investimento dopo il termine della campagna, con un ulteriore investimento di 90mila euro.

La notizia è riportata da startupbusiness. Noi abbiamo documentato l’aumento di capitale che la startup siracusana realizzò nel 2016. Allora, intervistammo il CEO, Salvatore Cobuzio.

ROBOZE rafforza la sua presenza in Francia grazie alla partnership con Neofab

Roboze sceglie neofab: un bel segnale di crescita

Neofab si aggiunge alla squadra ROBOZE e diventa nuovo volto francese delle soluzioni di stampa 3D di tecnopolimeri ad alte performance più precise al mondo.
Neofab fa parte del gruppo Hava3D, attivo nel settore della stampa 3D dal 2013. Specializzata in soluzioni di produzione additive professionali, l’azienda francese offre una vasta gamma di servizi (tra cui installazione, formazione e follow-up personalizzato) con l’obiettivo di facilitare la transizione di aziende e clienti verso nuove tecnologie di stampa.

ROBOZE è una società specializzata nella progettazione e produzione di soluzioni di manifattura additiva con un’offerta di materiali estremamente resistenti in grado di sostituire parti in metallo in specifiche applicazioni. Il founder, Alessio Lorusso, è stato nostro ospite nel 2015 e la startup da allora non ha fatto altro che crescere. Bravi!


Prima di chiudere questa breve rassegna stampa sui progetti che nati al Sud Italia continuano a crescere, ci fa piacere segnalare la riflessione di Luca Bianchi, direttore Svimez, che dal suo blog sull’Huffington post risponde idealmente alle brutte parole del ministro Bussetti. Si parla di scuola ovviamente, ed è un argomento che non può lasciarci indifferenti se ci stanno a cuore l’innovazione e l’impresa. Scrive Bianchi:

Ciò che dovrebbe far riflettere il Ministro è il fatto drammatico che la scuola non sembri più in grado di colmare pienamente le lacune di chi proviene da situazioni più svantaggiate. È sotto quest’ottica che dovrebbe riflettere con maggiore attenzione su cosa si nasconda sotto la lettura del divario Nord-Sud che si sta di nuovo ampliando sia nei dati sull’offerta scolastica sia nelle competenze degli studenti.

Per leggere l’articolo completo, clicca qui.

Infine, ci fa piacere segnalare l’intervista che Laura Pittaccio, disegnatrice e creatrice del logo di Start Me Up, ha rilasciato qualche settimana fa per il blog balloonproject.it. Brava Laura!

Nella foto di copertina, i co-founder di Pharmap.

Hai un’idea per una startup? Prima leggi questo libro

Chiariamo subito che non è un libro sul fallimento. Magari avevo intuito male io ma leggendo il titolo era quello che mi aspettavo. Poco male comunque perché “Come f@r falli®e una $tartup ed €ssere felici” è un libro completo e utile per chi decide di saperne di più su come fare startup. L’autore, Andrea Dusi, ha effettivamente alle spalle il fallimento di una startup ma anche una exit. Alla luce di questa sua esperienza analizza i vari aspetti del mondo dell’impresa. Basti dare un’occhiata all’indice per capire di cosa il libro tratta: si parte dalla motivazione per passare al ruolo del founder, quello del co-founder, il mercato ecc…. L’autore inserisce in poco più di cento pagine tutto quello che sa sul mondo startup: sia ciò che ha vissuto, che l’aneddotica sui vari miti della Silicon Valley.

Libro perfetto per chi sta per iniziare a fare startup

Per chi è già dentro questo mondo quindi potrà risultare ripetitivo (anche se sentirsi ripeter certi meccanismi non è mai abbastanza) ma credo che questo volume sia perfetto per chi invece stia immaginando di mettere su una propria idea di business. E i motivi sono tanti:

  1. È scritto molto bene e si legge velocemente anche perché l’autore ha il raro pregio di citare senza andare troppo a fondo nei dettagli e i vari aneddoti sono riportati in modo asciutto e essenziale;
  2. Racchiude pressoché tutti gli aspetti della vita da “startupper” nella concezione più classica di questo termine. E tutto ciò viene fatto citando aneddoti e libri considerati dei classici del settore;
  3. Ogni aspetto viene analizzato anche alla luce di un fallimento celebre.

Fallimento utile solo se gestito, digerito e raccontato

E qui veniamo quindi al fallimento del titolo del libro: un’esperienza che solo se gestita, digerita e raccontata può essere di aiuto agli altri. E l’intuizione dell’autore è stata quella di inserire questi episodi per ogni capitolo: certo a volte sono più marcati, come nel capitolo 5 dove, parlando di visione, vengono presentate in rassegna una serie di startup che sono nate con uno scopo e in corso d’opera hanno cambiato direzione (o sono fallite). Devo essere sincero, il mio amore per le storie ha fatto si che quello sia stato il mio capitolo preferito, ma devo dire che leggere “Come f@r falli®e una $tartup ed €ssere felici” mi ha permesso di mettere di nuovo a fuoco il motivo per cui fare startup e conoscere terminologie e usi del mondo startup che avevo messo in secondo piano.

“Come f@r falli®e una $tartup ed €ssere felici” è uno dei volumi della biblioteca di Startup Messina, community sul mondo dell’impresa di cui sono co-fondatore e membro attivo. Lo scopo della community è quello di diffondere la cultura di impresa e delle startup e la biblioteca è uno dei mezzi da noi utilizzati. Possono richiedere i libri solo i soci e chi ne fa esplicita richiesta attraverso la sezione del sito di Startup Messina dedicata.

Foto copertina di Dan Carlson, via

Lavorare in team è semplice (se sai come fare)

Alzi la mano chi non ha mai pensato che il lavoro in team sia bello ma il più delle volte complicato. Ecco, come puoi immaginare, non sei solo. Per quanto possiamo infatti essere predisposti a stare con gli altri (e a chi vi scrive viene spesso riconosciuta questa dote) ci sono una marea di motivi per cui un lavoro di squadra può fallire: aspettative sbagliate, incompatibilità varie o semplicemente modi di fare differenti. Sono tutti motivi che portano il lavoro del team a essere davvero complicato e stressante, se non in casi peggiori, a fallire miseramente.

I tre motivi che ostacolano il lavoro in team

C’è un articolo di fastcompany.com che elenca i tre tratti caratteriali che possono rappresentare un ostacolo al lavoro in team. Come si dice, per combattere il nemico bisogna prima conoscerlo, no?
L’autore dice che avere all’interno del team persone ambiziose può rappresentare un freno al lavoro collettivo, soprattutto se le cose iniziano a andare male. Avere degli standard qualitativi alti infatti, può produrre senso di frustrazione che può essere poi propagato a tutti i membri del gruppo. Il consiglio è non settarsi su un risultato mediocre, sarebbe da pazzi, bensì concentrare la propria ambizione sul proprio contributo così da dare il meglio di sé e soprattutto essere da esempio per il resto del team.
Anche la creatività e l’apertura a nuove esperienze seppur necessarie al lavoro in team possono rivelarsi controproducenti: se si è troppo aperti si rischia di perdere il focus e non centrare l’obiettivo a cui tutto il team punta. Quindi se con creatività e apertura la fase creativa sarà una bomba il team potrebbe avere seri problemi nella fase dell’esecuzione: a questo punto sarebbe meglio lasciare la guida a chi ha più dimestichezza con la logistica e un maggior senso pratico.
Infine, una dote che può rivelarsi utile al lavoro in team ma che fatica a venir fuori è la diligenza. “Le persone diligenti sono affidabili – scrive l’autore. “Sono grandi pianificatori ed eccellono in team ben strutturati e vincolati a regole. Sono anche conosciuti per l’autodisciplina e l’autocontrollo, che li aiuta ad evitare le distrazioni e a raggiungere buoni risultati, anche quando non sono intrinsecamente motivati dal compito”. Il problema in questo caso è che chi solitamente è diligente non trova interesse nel lavorare in team. Ed è un peccato perché è proprio grazie a persone come loro che un team riesce a raggiungere con successo il proprio obiettivo.

Lavorare in team: qualche consiglio pratico

Se vogliamo stare lontani dalle emozioni e dai “sentimenti” e vogliamo invece essere più operativi allora vi consiglio di dare un’occhiata al manifesto dedicato ai “piccoli team che lavorano su cose importanti”. Lo ha scritto (in inglese, qui)Seth Godin, quello de La Mucca viola, e conta all’incirca venti voci.

Io ho scelto la mia top 3, e mi sono fatto guidare dalle mie esperienza personali. Non c’è quindi un motivo apparente se non che mi ricordano una particolare situazione che andava affrontata. Se avessimo tutti condiviso questo manifesto forse le cose sarebbero andate meglio.

  1. Care more (“importatene” di più)
  2. Don’t question goodwill, effort or intent. (non mettere in dubbio la buona volontà, lo sforzo o l’intento)
  3. Make mistakes, own them, fix them, share the learning. (Sbaglia, ammetti di aver sbagliato, correggi e condividi con gli altri ciò che hai imparato).

Se ti va, nei commenti e sui social, scrivimi la tua top 3.

Per essere ancora più pratici e nel caso in cui vi troviate a gestire un gruppo di persone con poca confidenza con il lavoro in team, allora potete seguire i consigli che Sandeep Kashyap ha elencato in un suo articolo scritto su medium. Che poi lui sia a capo di Proofhub, un tool che vi permette di gestire i progetti dei team in maniera più agevole è un altro punto a suo favore, no? Scherzi a parte, ho letto l’articolo e mi sembra che ci siano delle buone intuizioni che possono tornarci utili nel nostro lavoro. Anche nel caso in cui non siamo noi direttamente a gestire il team: dobbiamo comunque dare il nostro contributo, no?

Ma se dovessimo trovare una sintesi e il segreto di un buon lavoro in team allora non possiamo non dare ragione a Gustavo Razzetti che nel suo articolo parla del perdono. L’articolo di Gustavo mette bene in evidenza il modo in cui i rapporti all’interno di un team rischiano di incrinarsi a causa del risentimento di una persona nei confronti di un’altra. E, non essere in grado di perdonarsi vicendevolmente rende le cose ancora peggiori. Anche per questo motivo il suo consiglio è quello di creare un ambiente di lavoro dove il perdono possa essere praticato con naturalezza. Curiosi? Sono solo 7 punti (tutti scritti in inglese qui).

E quindi qual è il segreto di un buon lavoro in team?

Ma secondo voi da chi possiamo imparare qualcosa sul lavoro in team se non da chi ha allenato una delle squadre di pallavolo più forti di tutti i tempi? Esatto mi riferisco proprio a Julio Velasco (metto qui il link a wikipedia, ma se non sai chi è Julio Velasco dovresti vergognarti un pochetto). Ci sono tanti video dei suoi discorsi su come gestire un team, io ho scelto quello che a mio avviso è il più adatto a questo tema e che sintetizza meglio tutto quello che abbiamo fin qui scritto. Ha a che fare con i ruoli che ciascuno ha all’interno del team e con l’approccio che ogni componente deve avere per portare a termine un lavoro fatto bene. Io ci ho visto questo, tu? Buona visione!

foto di copertina rawpixel, via Unsplash

Una nuova prospettiva sul Sud Italia: la nuova Camera a Sud

Torna Camera a Sud, la rubrica che vuole darvi una prospettiva diversa sul Sud Italia. Camera a Sud vi aggiorna sugli sviluppi e le novità che riguardano tutti quei progetti che sono passati da Start Me Up. Ma da ora in poi sarà leggermente diversa. Innanzitutto, non sarà più settimanale ma mensile. E soprattutto sarà incentrata sia sui progetti che sono passati dai microfoni di Start Me Up, ma ci permetteremo, mese dopo mese, di segnalarvi articoli, commenti e notizie che ruotano intorno al Sud Italia produttivo, innovativo e competitivo. Uno spazio quindi per riflettere sul Sud Italia e le sue capacità: una prospettiva necessaria per operare quel cambiamento che tanto professiamo. È un altro modo per noi di Start Me Up, per mettere al centro del dibattito un Sud Italia lontano dagli stereotipi e dalle visioni macchiettistiche alle quali siamo abituati a pensare.

Gli effetti della manovra del Governo secondo lo SVIMEZ.

Governo Conte

foto Presidenza della Repubblica, via

Poco prima della fine dell’anno il direttore Svimez, Luca Bianchi, dalle pagine del suo blog sull’Huffington Post poneva l’attenzione sulla manovra economica del Governo e gli effetti di questa sul Sud Produttivo. Scrive Bianchi:

“si impone al Mezzogiorno uno scambio implicito interno tra reddito di cittadinanza e risorse per investimenti. Si sceglie infatti in continuità con il recente passato di usare i margini di flessibilità di bilancio per sostenere i redditi invece che finanziare le politiche di sviluppo.
Eppure bastava vedere i dati degli ultimi anni per capire che proprio nelle regioni meridionali il tessuto economico e produttivo si è rimesso in cammino. Grazie a competenze e spirito imprenditoriale si è riattivato dopo la crisi un tessuto dinamico di imprese, che nonostante un settore pubblico sempre più assente, aveva ripreso ad investire e a crescere anche sui mercati internazionali.”.

Lo segnaliamo perché la nostra ossessione per il Sud Produttivo, quello che raccontiamo nei nostri podcast, è venuta fuori il giorno dopo i risultati dell’elezioni del 4 marzo 2018 quando, da più parti, il voto al M5S al Meridione è stato letto come la prova dell’immobilità del Sud Italia che sognava il reddito di cittadinanza. Un’interpretazione che non giova a nessuno, né al Sud, né al Paese Intero, a nostro avviso.

Leggi l’articolo su huffingtonpost.it

Il team di Ocore in lizza per diventare velista dell’anno.

ocore, stampa in 3d la barca

Il giornale della Vela ogni anno promuove un contest per decretare il velista dell’anno. In gara quest’anno ci sono anche Francesco Belvisi e Daniele Cevola di Ocore, il team siciliano che ha costruito la prima barca al mondo stampata in 3D.

Daniele e Francesco sono stati nostri ospiti in uno dei nostri podcast circa un anno fa e non potevamo far mancare loro il nostro sostegno. Forza Ocore!

screen del voto a ocore

 

Combattere la cultura della mafia, non la mafia. Come a Petrosino.

Il sindaco di Petrosino, Gaspare Giacalone

foto, via

Forse vi è capitato di leggere una sua intervista o ascoltarlo in una delle sue tante partecipazioni a programmi radio e tv. Ci riferiamo a Gaspare Giacalone, il sindaco di Petrosino, comune in provincia di Trapani, che a dicembre è stato riconosciuto come il terzo più virtuoso in Italia. Un risultato frutto del lavoro del sindaco Giacalone che, fino al 2012, viveva a Londra e lavorava come manager.

Ripercorre la storia del sindaco Giacalone Angelo Romano in un articolo di Valigia Blu. Qui si sottolineano i due caratteri vincenti della sindacatura di Gaspare Giacalone: il sostegno di una lista di ragazzi che visto in Gaspare Giacalone la persona giusta a candidarsi nel 2011 (è stato rieletto nel 2017 con il 60% di preferenze, dice Valigia Blu) e la sua lotta alla cultura della mafia, non alla mafia in sé. L’articolo riporta le parole del sindaco che spiegano la differenza:

«Sento di aver fatto con forza una lotta alla cultura della mafia. Ovvero contro quell’atteggiamento arrendevole di fronte alla prepotenza e all’abuso del territorio. Non importa se gli attori in campo abbiano o no contatti diretti con la mafia o se siano o no mafiosi; è il modo di fare che è simile. La politica non dovrebbe rimanere ferma al distinguo tra mafioso e no».

Leggi l’articolo su valigiablu.it

 

foto di copertina di Anika Huizinga, via Unsplash

Perché chi ha un’idea d’impresa dovrebbe leggere “Da cosa nasce cosa”

Non so quando o perché ho deciso di inserire Da cosa nasce cosa di Bruno Munari nella mia lista pubblica di libri da leggere. Forse ne ho letto un estratto da qualche parte e avevo deciso che doveva rientrare nella mia biblioteca personale. L’incoscienza a volte ci azzecca e nonostante io non sia un designer questo libro mi ha divertito e per certi versi l’ho trovato utile per il mio lavoro.

Un libro sulla creatività

copertina libro Munari Da cosa nasce cosaSe ho deciso di parlare di Da cosa nasce cosa di Bruno Munari per dare il via alla rubrica sui libri di Start Me Up è perché questo è un libro sulla creatività. Vuoi poi per la scrittura leggera, vuoi per la semplicità delle argomentazioni Da cosa nasce cosa è a mio avviso un must per chi risolve problemi per lavoro. L’intento di Munari è quello di insegnare le basi della progettazione di cose alla portata di tutti, che risolvono problemi reali. Perché “se si impara a risolvere piccoli problemi si può pensare di risolvere poi problemi più grandi.” Munari spiega tutto in maniera lineare e attraverso modelli molto semplici. Su tutti, lo schema di risoluzione di un problema a mio avviso andrebbe appeso sul muro di ogni agenzia che progetta soluzioni per qualsiasi tipo di cliente.

La regola fondamentale che sta dietro ogni progetto: semplificare.

C’è anche un paragrafo dedicato all’importanza di semplificare. “Semplificare è un lavoro molto difficile e richiede molta creatività. Complicare è molto più facile”. Ora quanti di voi hanno progettato una app o un servizio, pensandoci di farci una startup, mettendoci dentro decine di funzioni? E adesso, pensate a quante cose o servizi usate proprio perché sono semplici da utilizzare? E, attenzione se non siamo capaci di capire quanto difficile sia semplificare è perché, per natura, è difficile quantificare il lavoro progettuale che c’è dietro a un oggetto o servizio che funziona bene. Sarà capitato a tutti, davanti a un nuovo oggetto che fa qualcosa di semplice esclamare: “Ma questo lo sapevo fare anche io”. La risposta migliore la dà Munari:

“quando qualcuno dice
questo lo so fare anch’io
vuol dire
che lo sa rifare
altrimenti lo avrebbe
già fatto prima”.

E qui capite quanto la novità rappresenti, almeno per alcuni campi, un reale vantaggio competitivo.

Anche se nasce per designer, Da cosa nasce cosa è perfetto per chi ha un’idea e vuole farci un’impresa. Il testo giusto, che ti induce a dubitare delle cose giuste e a porti le domande corrette. Servono altri motivi per pensare di doverlo leggere?

foto di copertina Chris Benson, via Unsplash

Volete fare scelte migliori? Provate uno di questi principi

A metà novembre Mark Manson, autore per il NYTimes e del libro La sottile arte di fare quello che c***o ti pare, ha scritto sul suo blog Cinque principi da seguire per fare scelte migliori. Io provo a farne una sintesi, l’articolo in inglese lo trovate qui.

Considerare il valore di ogni idea

Ogni decisione importante ha un suo valore finanziario, un valore emotivo, sociale e così via. Per prendere la giusta decisione è necessario considerare ognuno di questi “valori” e soppesarli. Ma attenzione! I valori potrebbero cambiare con il tempo: quindi è importante considerare sia il corto che il lungo periodo.

Per natura cerchiamo ricompense che arrivano nel breve periodo inseguendo il valore emotivo di una scelta. Purtroppo siamo spesso incapaci di vedere chiaramente i benefici a lungo termine di una scelta perché diamo un peso maggiore alle nostre paure e ansie, che sentiamo più vicine e presenti. Così come siamo poco predisposti a abbandonare qualcosa su cui abbiamo lavorato per tanto tempo o – ancora peggio – pensare che magari abbiamo sbagliato qualcosa (e stiamo ancora sbagliando).

Una regola che spesso funziona è quella di accettare i piccoli fallimenti che accadono nel breve termine ma che ci consentono di raggiungere il nostro obiettivo finale, certamente più importante. È questo che la maggior parte delle persone non riesce a fare ed è proprio qui che risiede il maggior numero di possibilità per avere successo.

 

Perdete di proposito (almeno a volte)

Alzi la mano chi non ha mai sentito la storia di un imprenditore che ha fallito decine di volte prima di avere un successo incredibile. Ogni volta che leggiamo questo tipo di storie, l’insegnamento che ne traiamo è che bisogna perseverare, perseverare, perseverare… e che queste persone sono state davvero fortunate perché alla fine ce l’hanno fatta.

Ciò che non consideriamo – dice Mark – è che tutti quei tentativi sono state delle scommesse in cui o si perdeva poco o si vinceva tantissimo. Se qualcuno vi desse un paio di dadi e vi dicesse che è disposto a darvi 10.000€ nel caso in cui uscissero due numeri uguali e che ogni tiro costasse 100€, voi non provereste fino a quando non esce la coppia?

Spesso pensiamo che nella vita abbiamo a disposizione un solo tiro di dadi: in realtà, ne abbiamo a disposizione molti di più, se non un numero infinito, molti di più di quelli che possiamo immaginare. Basta quindi adottare questo approccio alla vita di tutti i giorni. Alcuni esempi:

  • A lavoro proporre idee con la consapevolezza che il 90% di esse non avrà futuro, ma che, se accettate, vi permetteranno di dare una accelerata pazzesca alla vostra carriera;
  • Dare ai vostri figli compiti complessi sapendo che loro non li vorranno nemmeno vedere. Ma se lo faranno, voi avrete offerto loro un enorme vantaggio sugli altri bambini;
  • Non essere troppo esigenti nella scelta della persona con cui uscire, rimanendo però estremamente fermi su chi siete e su cosa volete con la consapevolezza che la maggior parte delle persone non sono affatto compatibili con voi;
  • Comprare libri difficili e non aspettarsi che tutti vi saranno utili o addirittura che sarete capaci di capirli: concedetevi però la possibilità che almeno uno di questi volumi vi possa cambiare la vita;
  • Dite di si a ogni invito che vi fanno anche se pensate che quell’evento sia solo una seria minaccia al vostro sonno: non potete mai sapere quando e dove incontrerete la persona che può cambiare la vostra vita.

Questo breve elenco di situazioni ci permette di capire il valore di una azione nel breve e nel lungo periodo: rileggendole con calma intravedrete come tutti gli scenari descritti riservano una possibile “vittoria” alla fine.

Trattate le vostre emozioni come trattereste il vostro cane

Si dice che il cane assomigli sempre al padrone. Mark sostiene che il livello di disciplina di un cane rifletta la maturità emotiva e l’autodisciplina del padrone perché la connessione che noi stabiliamo con il nostro amico quadrupede è puramente basata sulle emozioni. E quindi dovremmo cercare di trattare le nostre emozioni come se fossero il nostro animale da compagnia. Se ci fate caso sono molto simili tra loro: sia un cane che le nostre emozioni sono spinte solo dal desiderio di mangiare, dormire, scopare e giocare, senza alcuna consapevolezza delle conseguenze o dei rischi delle proprie azioni. Anche per questo è importante addestrarle.

Le nostre emozioni sono importanti ma non possiamo permettere loro di prendere il sopravvento. Ci servono per avere la passione e la spinta necessaria per fare le cose ma non possiamo ridurre tutto a quello, sarebbe limitante. Il lavoro ci aiuta ed è l’addestratore di cani per le nostre emozioni. L’addestratore sa dove far leva per fare in modo non che il cane perda la sua vitalità, ma che sia capace di usarla dove è più necessario, al momento opportuno e soprattutto, per uno scopo ben preciso.

Non condanniamo le nostre emozioni, addestriamole piuttosto.

Organizzare la propria vita in modo da avere meno rimpianti possibili

Quando si prende una decisione è importante valutare il ruolo dei rimpianti. Proviamo a considerare le scelte che abbiamo davanti in base a rimpianti che pensiamo di avere se scegliamo una o l’altra strada. Secondo Mark questo è il vero modo per capire ciò che vorremmo realmente fare. Spesso abbiamo paura di fallire ma se ci chiedessimo: “Potrei poi rimpiangere di non aver fatto una determinata cosa?” e ci rispondessimo “Si”, allora possiamo correre il rischio. Se iniziamo a considerare i rimpianti che possiamo avere allora inizieremmo a accettare molte più sfide.

Non dovremmo più basare le nostre decisioni su successo/fallimento o felicità/tristezza, ma in base ai rimpianti che potremmo avere se non facessimo quella cosa. Sono questi il miglior metro con cui misurare la validità delle nostre azioni nel lungo periodo.

Scrivere

foto di rawpixel, via Unsplash

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Un modo per orientarsi nella confusione dei propri pensieri è scrivere quello che ci passa per la testa. Ci sono un sacco di tool e strumenti che possono aiutarci, ma – assicura Mark – scrivere ci impone di organizzare e concretizzare (almeno su un foglio) tutto quello che ci passa per la testa in successione: i pensieri fumosi avranno una struttura. Inoltre la scrittura ha il potere rivelare la logica dei propri pensieri (o la sua totale assenza) e ha la potenza di mostrare anche gli aspetti più nascosti delle proprie considerazioni.

E se non ci va di scrivere proprio tutto, possiamo però almeno scrivere i costi e i benefici di una determinata azione, aggiungendo anche i termini temporali di un particolare beneficio e/o costo. E possiamo anche scrivere le motivazioni che ci spingono a compiere un’azione. Ad esempio, perché iniziamo un nuovo progetto? Qual è la molla che ci spinge a farlo? Scriverlo ci permette di guardare in faccia il vero motore che sta dietro alla nostra azione e capire così se ne vale veramente la pena.

Immagine di copertina di  rawpixel, via Unsplash