Promuovere sé stessi online con i consigli di un fratello maggiore

Questo articolo è stato scritto con il supporto di Dario Flaccovio Editore

Non so voi, ma da quando frequento il mondo dell’online, uno dei nomi che torna sempre è quello di Riccardo Scandellari. Nella timeline dei social che seguo spesso compaiono i suoi contenuti perché condivisi dai miei contatti e in più di una occasione amici mi hanno detto di aver partecipato a uno dei suoi corsi restandone realmente soddisfatti. Ho capito perché leggendo “Fai di te stesso un brand” e in queste poche righe vi spiego perché.

“Fai di te stesso un brand” un classico dei libri di marketing

Non so se sia esagerato applicare la categoria classico anche ai libri di marketing: a mio avviso “Fai di te stesso un brand” ci rientra perfettamente. Il libro di Riccardo Scandellari ha la capacità di condensare in poco meno di duecento pagine tutto quello che serve per iniziare e/o migliorare la propria presenza online. E l’autore lo fa in modo semplice, diretto, come farebbe un fratello maggiore. E non uso questa metafora a caso: il fratello maggiore è quello che ti spiega le cose perché ci è già passato (e se non lui, sicuramente qualcuno che conosce) e quindi sa di chi ci si può fidare e di chi no, quali sono le cose da sapere e – nel caso – da approfondire, quando è il momento di passare all’azione. “Fai di te stesso un brand” segue (almeno secondo me) questa logica.

“Fai di te stesso un brand” per capire come e dove agire online

“Fai di te stesso un brand” offre una panoramica di ciò che è importante sapere quando si inizia a comunicare attraverso il digitale e lo fa in modo semplice e – per quanto possibile per un libro – aggiornato. Io ho letto l’edizione di settembre 2017 e non ho mai avuto la sensazione che le informazioni non fossero attuali. E questo perché “Fai di te stesso un brand” non è un libro di strategia ma un prontuario per capire come e dove agire online.


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Leggi anche “I miti da sfatare sul growth hacking e un esperimento”


Si parte dai “concetti base” in cui vengono esposte alcune teorie che stanno alla base (appunto) del voler essere presenti online per passare poi al capitolo “strumenti” dove è possibile trovare una breve panoramica delle varie piattaforme da usare. La terza sezione è dedicata ai “contenuti” e l’autore elenca i fattori da tenere presenti per fare in modo che ciò che si intende produrre (che sia scritto o multimediale) riesca davvero a sortire l’effetto desiderato. I capitoli finali, dedicati rispettivamente a “passare all’azione” e “il network” contengono infine una lunga serie pillole e suggerimenti per non cadere nei classici errori di chi si avvicina a questo mondo.

Chi dovrebbe leggere “Fai di te stesso un brand”

“Fai di te stesso un brand” è un ottimo strumento per chi, alle prime armi, vuole saperne di più su come promuoversi online. La schematicità con cui sono organizzati i contenuti rende fruibile il libro anche a posteriori, per una breve consultazione. Infine, non bisogna sottovalutare l’esposizione schietta e semplice di Riccardo Scandellari che rende “Fai di te stesso un brand” un libro piacevole da leggere: un po’ come ascoltare i consigli di un fratello maggiore.

Riccardo Scandellari si segue su skande.com.

Eventi, imprese e documentari: ecco alcuni dei progetti di chi sostiene Start Me Up

Apriamo questo 2020 con un numero di Camera a Sud interamente dedicato ai progetti portati avanti da alcuni dei sostenitori di Start Me Up. Il gruppo è piuttosto variegato e i progetti rispecchiano questa diversità. Qui ne abbiamo raccolti tre: alcuni sono eventi, altri sono cose da sapere. C’è l’impresa di Luca Naso che lo impegnerà per tutto l’anno, la webserie dedicata all’innovazione sociale realizzata dalla casa di produzione di cui fa parte Toti Di Dio e l’appuntamento annuale di OpenData Sicilia organizzato tra gli altri da Andrea Borruso che è stato protagonista del webcafé di dicembre e fino al mese scorso ha sostenuto Start Me Up.
Vediamo i singoli progetti in dettaglio.

Correre ai confini di Luca Naso

Luca Naso - correre ai confini - Start Me Up

È partito l’1 gennaio da Catania e mentre scriviamo si trova da qualche parte in Calabria. È Luca Naso che ha deciso di passare questo 2020 in giro per l’Italia correndo. Il suo progetto è “Correre ai confini” e Luca prevede di percorrere il “bordo” dell’Italia dal Primo gennaio al 31 dicembre 2020. Tutti possono seguire l’avventura di Luca attraverso i suoi canali social (qui il link alla pagina Facebook, qui invece quello del profilo Instagram). C’è anche un sito web dove potete dare la vostra disponibilità nel caso in cui Luca dovesse passare dalle vostre parti. Luca dovreste ricordarlo perché lo intervistammo qualche anno fa, abbiamo naturalmente in programma di sentirlo nelle prossime settimane per sapere come va il suo “giro”.

Art for Change: quattro documentari per quattro progetti di rigenerazione sociale

Art For Change from The Piranesi Experience on Vimeo.

Il 2019 si è chiuso con la pubblicazione di Art for Change, la webserie di quattro documentari che raccontano altrettanti progetti di rigenerazione sociale. La street art del progetto di Borgo Vecchio Factory a Palermo, l’Accademia del Cinema dei Ragazzi di Enziteto a Bari, il Museo dell’Altro e dell’Altrove nelle ex fabbriche Fiorucci di Roma, la comunità di Puerta del Angel a Madrid. Quattro esperienze concrete di trasformazione sociale avvenuta attraverso l’arte.

Art for Change è disponibile su Vimeo e Amazon Prime ed è stato realizzato da The Piranesi Experience. The Piranesi Experience è la casa di produzione che promuove l’innovazione sociale attraverso il racconto documentaristico e il video in genere. Fa parte del network di Push e noi li teniamo d’occhio da tempo anche se non ne abbiamo mai parlato in uno dei nostri podcast: ci sembra un ottimo proposito per il 2020.

Catania si prepara al raduno OpenData Sicilia 2020 – 6/7 marzo

Opendata 2020 - Start Me Up

Abbiamo parlato più volte del contributo che Open Data Sicilia ha dato e sta dando a livello nazionale nella diffusione e nell’evangelizzazione dei dati aperti. Ogni anno questa community si raduna per confrontarsi e fare il punto sulle attività portate avanti. Sono sempre eventi pubblici e aperti a tutti, ricchi di spunti e riflessioni su un tema che – sopratutto con l’avvento del digitale – ci riguarda sempre più da vicino. Il programma del raduno 2020 al momento è in costruzione, c’è la possibilità di proporre un argomento e ci sono varie forme per partecipare attivamente all’evento. È importante sottolineare come il 6 e il 7 marzo si celebreranno i primi dieci anni di Open Data italiani visto che è passato un decennio dall’introduzione dei dati aperti nel nostro Paese. Qui, comunque, trovate tutto quello che c’è da sapere.

Gli Open Data sono stati al centro del Web Café di dicembre, il cui protagonista è stato Andrea Borruso, che è tra gli organizzatori del Raduno.

Evoluzione imprenditoriale attraverso una visione ecosistemica – 28 marzo, Catania

evoluzione imprenditoriale - start me up

Il 28 marzo presso l’incubatore Vulcanìc si svolgerà Evoluzione imprenditoriale attraverso una visione ecosistemica, il primo evento targato Unevent. Il tema è delicato e di grande interesse: in che modo si rapporta un’organizzazione nei confronti del sistema in cui è inserita? Per quanto astratto questo quesito possa sembrare, in realtà ha delle ripercussioni reali e concrete nella vita di tutti i giorni.

Ne parlerà sabato 28 marzo Mattia Rapisarda utilizzando, tra le altre cose, la metodologia LEGO SERIOUS PLAY. Per maggiori informazioni c’è l’evento su Facebook, qui vi ricordiamo che l’appuntamento è a pagamento e ha posti limitati (che stanno per terminare!).

Evoluzione imprenditoriale attraverso una visione ecosistemica è un evento promosso da Unevent è il soggetto che Mattia ha fondato insieme ad altri amici: nasce alla fine della Startup Week Catania, evento che ha portato nell’Ateneo etneo una serie di professionisti e esperti per parlare di impresa, design e metodologie utili per chi vuole fare startup. Da quella esperienza, questo gruppo ha sentito forte la necessità di divulgare questi temi con una serie di eventi che si svolgeranno lungo tutto il 2020.

Bonus: Cosa è la community di sostenitori di Start Me Up?

Open innovation community link

Da aprile Start Me Up ha una sua community di sostenitori che mensilmente e volontariamente supporta il podcast con una offerta in denaro. Il tutto avviene attraverso Patreon: chi effettua una donazione in cambio ha la possibilità di scambiare idee e confrontarsi all’interno di un gruppo segreto su Telegram e poi, in base alla propria offerta, riceve specifici benefici. Dentro questo gruppo c’è un po’ di tutto: programmatori, ricercatori, lavoratori dipendenti, imprenditori. Tutti in comune hanno la passione per il mondo dell’innovazione e per il Sud Italia. Se vuoi farne parte, non devi far altro che fare una tua offerta attraverso Patreon: se hai bisogno di ulteriori informazioni, scrivi pure.

L’immagine di copertina è di Amador Loureiro, via Unsplash.

Open Data for dummies e il loro uso nel mondo dell’impresa – webcafé #08

Non è la prima volta che qui a Start Me Up parliamo di Open Data o dati aperti. Ma ci sembrava corretto dedicare un web-café a questo tema per almeno un paio di motivi. Il primo perché negli ultimi tempi il tema “dati” è sempre più caldo, soprattutto in relazione alla gestione e alla pubblicazione. Capire quindi cosa significa Open Data è utile per mettere le basi anche per un eventuale idea di business. E il secondo motivo è la collaborazione e l’amicizia con Andrea Borruso, uno dei maggiori esperti nel campo a livello italiano. È lui il protagonista di questo ottavo web-café.

Open Data for dummies

Open Data: cosa sono e perché potresti usarli nella tua startup

In questo web-café siamo partiti da una definizione del concetto di Open Data e Andrea ha spiegato ampiamente con esempi e citazioni quali sono le caratteristiche principali dei Dati Aperti e i loro principali utilizzi. Abbiamo quindi cercato di fare un po’ il punto sullo stato dell’arte italiano in questo campo. Inoltre abbiamo spaziato su esempi di aziende che utilizzano gli Open Data per scopi commerciali e citato anche Open Access, la licenza che viene sempre più utilizzata per i dati che vengono fuori dalla ricerca scientifica universitaria.

Per guardare il web café e accedere alla pagina con i link citati è necessario essere parte della comunità di Start Me Up e sostenere il format con una offerta di almeno 15$ al mese.

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Chi è Andrea Borruso?

Andrea Borruso - Open Data Sicilia

Andrea è un Esperto in Sistemi Informavi Geografici (GIS) e dati aperti. Lavora da anni nella progettazione GIS e nel data processing, per le pubbliche amministrazioni e per le aziende. Tra le altre cose è attualmente è consulente di Almawave, a cui fornisce supporto specialistico sui dati aperti per la Regione Siciliana.

È il fondatore di uno dei primi blog italiani a tema GIS (TANTO), è uno dei principali animatori della comunità Open Data Sicilia ed è orgoglioso di essere il presidente di onData: un’associazione per la promozione della trasparenza e della cultura dei dati attraverso le competenze digitali e il giornalismo investigativo.


Il web café con Andrea Borruso è riservato a chi sostiene Start Me Up con una donazione di almeno 15 dollari mensili: fai la tua offerta ora e partecipa alla diretta. In più ottieni l’accesso anche ai web café precedenti.

In copertina: foto di Franki Chamaki on Unsplash

Per fare un albero ci vuole… una ricetta!

Speriamo che Sergio Endrigo ci perdoni ma non potevamo trovare titolo più azzeccato per questa nuova e bellissima iniziativa che Cookpad ha deciso di adottare.

Una ricetta, un albero!

Cookpad – la più grande community al mondo dedicata alla cucina di ogni giorno – ha deciso infatti di sposare il progetto di #TeamTrees, l’organizzazione che ha l’obiettivo di piantare 20 milioni di alberi entro il 2020. Fino al 31 Dicembre 2019, per ogni ricetta condivisa su Cookpad, Cookpad donerà un albero a #TeamTrees: una ricetta, un albero; 100 ricette, 100 alberi!

Al momento grazie alla pubblicazione di 100.000 ricette sulle piattaforme Cookpad di tutto il mondo, sono stati donati più di 100.000 alberi (dati al 25 novembre 2019). Ma, naturalmente, è possibile fare molto di più! Basta andare su cookpad.it o scaricare l’app di Cookpad, e pubblicare una o più ricette: per ogni ricetta condivisa entro il 31 dicembre, Cookpad donerà un albero a #TeamTrees.

Piantare alberi per contrastare i cambiamenti climatici

È stato calcolato che ognuno di noi ha bisogno di 22 alberi al giorno per ricevere l’ossigeno necessario ed assorbire la CO2 emessa. Un albero di 20 anni assorbe la CO2 prodotta da un’auto che percorre 20.000 km. Gli alberi sono i pilastri vegetali su cui si fonda la Terra. E piantare nuovi alberi non è soltanto uno dei modi più tangibili ed efficaci per ridurre le emissioni di anidride carbonica ma è un atto di gratitudine nei confronti del Pianeta che ci regala il cibo che portiamo in tavola ogni giorno.

Questo Natale facciamo un regalo che vale doppio: doniamo (almeno) una ricetta e (almeno) un albero. Sigla!

Cambiare il mondo con il design… e un ebook!

Design for Change è una pubblicazione dedicata a chi vuole promuovere percorsi di rigenerazione sociale in gruppi marginalizzati. A redigerla è stata il gruppo di Paco che, dopo aver lavorato per diversi anni al progetto PARTY – PARTicipatory development with the Youth, ha deciso di raccogliere in un ebook ciò che ha imparato.

Non stiamo naturalmente parlando di un memoriale ma una guida pratica per chi vuole lavorare su un particolare gruppo di persone e non sa da dove partire. Design for Change permette di stabilire i risultati e indica la strada per conseguirli con semplicità e chiarezza.

A una breve, ma indispensabile, premessa teorica, segue un lungo elenco di strumenti ed esercizi pronti all’uso. Ogni esercizio è catalogato per risultato che si intende raggiungere, difficoltà di implementazione e condizione base del gruppo con cui utilizzarlo. In più, dove serve, ci sono template e strumenti che è possibile scaricare e usare.

design for change - cambiamento socialeOgni esercizio ha naturalmente degli scopi ben precisi, ma tutti seguono tre macro-obiettivi principali. Inizialmente è importante coinvolgere le persone e farle lavorare sui propri aspetti personali (ME), successivamente è necessario permettere loro di capire come mettere queste competenze al servizio del proprio gruppo di riferimento (ME+). Infine bisognerà convogliare tutto ciò all’interno della propria cerchia sociale e riconoscersi in un gruppo specifico a livello globale (ME++). Un percorso non certo semplice ma che se impostato nel modo giusto produce i suoi frutti.

Dettaglio non trascurabile é che Design for Change viene fuori da un progetto di lavoro svoltosi tra l’Europa e il Sud Africa e ha coinvolto parti di società considerate ai margini: un dettaglio che rende questo ebook ancora più adatto per chi si trova a lavorare in contesti non facili. Se siete designer esperti forse lo troverete banale (sono gli stessi autori a avvertirvi), ma per tutti gli altri può rivelarsi uno strumento utile per diffondere buone pratiche e senso di comunità.

Come si scarica Design for Change

Per scaricare Design for Change basta andare sul sito di Paco e dopo aver compilato un breve questionario è possibile scaricare gratuitamente l’ebook.

Chi è Paco

Paco è un network di professionisti che affronta le sfide sociali con un approccio design-oriented.

Valorizzando il potenziale del design e dell’educazione, Paco promuove l’innovazione sociale, i comportamenti sostenibili e le opportunità imprenditoriali. Il tutto grazie a un cambio di paradigma che passa dalla rimodulazione del mondo del lavoro e la condivisione di idee e prospettive.

Elementi di Online Marketing – web café #07

Farsi strada nel mondo dell’online marketing non è mai semplice: si rischia di essere troppo tecnici o troppo banali. In più, il tema è estremamente pratico e tutto ciò che si apprende, lo si impara sul campo. Per questo è importante – soprattutto per chi è all’inizio – conoscere chi lavora già da tempo in questo settore. Come Gabriella Bartolotta, la protagonista del web café di Start Me Up di novembre.

Online marketing per chi parte da budget bassi

In questo web café abbiamo provato a capire quali potessero essere i problemi che ogni startup affronta quando si trova davanti a tutte quelle azioni inerenti il marketing online. Gabriella ci ha aiutato a capire come riuscire a trovare il proprio pubblico di riferimento e pianificare una buona strategia di marketing anche se non abbiamo budget molto alti.

In più ci siamo anche fatti spiegare come riuscire a trovare la giusta figura che si possa occupare di digital marketing e che quindi possa soddisfare le esigenze della propria startup.

Per guardare il web café è necessario essere parte della comunità di Start Me Up e sostenere il format con una offerta di almeno 15$ al mese.

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Chi è Gabriella Bartolotta?

Gabriella Bartolotta, esperta in online marketing

Gabriella Bartolotta è una delle docenti di The Digital Career Institute di Berlino e ha lavorato per quattro anni come Online Marketing Manager presso Zalando. Prima ancora è stata Junior Manager a Rocket Internet.
È specializzata in Performance Marketing.

 

 

 


Il web café con Gabriella Bartolotta è riservato a chi sostiene Start Me Up con una donazione di almeno 15 dollari mensili: fai la tua offerta ora e partecipa alla diretta. In più ottieni l’accesso anche ai web café precedenti.

In copertina: foto di Kate Trysh on Unsplash

La casa è il tema del TEDxCapoPeloro 2019

Negli ultimi tempi il concetto di casa si é fatto sempre più mutevole. Lo abbiamo appreso anche dalle parole dell’ospite dell’ultimo podcast pubblicato. Ed é interessante capire le sfumature che il termine casa può avere alle soglie degli anni 20 del Ventunesimo Secolo. In più, se tutto ciò viene fatto in una città (Messina) che negli ultimi anni ha visto una lenta e crescente emigrazione, capite bene che il tutto assume contorni ancora più specifici.

Per questo motivo la seconda edizione del TEDxCapoPeloro ha come tema la casa.

Si svolge a Messina, sabato 23 novembre, alle ore 14:00, e l’organizzazione é come lo scorso anno a cura di alcuni ragazzi dell’associazione Startup Messina.

“Casa: Equilibrio tra radici e desideri”.

Una casa che vive in un equilibrio, tra le radici e i desideri di chi decide di lasciarla perché costretto oppure perché alla ricerca di nuovi stimoli. Una casa che non rappresenta più solo il posto degli affetti, ma é anche luogo di lavoro, magari condiviso, ma sicuramente sempre più connesso.
I sei speaker racconteranno attraverso le loro esperienze sei storie che aiuteranno il pubblico a pensare in modo nuovo la casa. Idee semplici che possano ispirare, come del resto é compito di ogni TEDx.
Per conoscere i nomi e il programma dell’evento, basta seguire i canali ufficiali, raggiungibili dal sito tedxcapopeloro.com.

Come Partecipare all’evento

Prendere parte al TEDxCapoPeloro 2019 è semplicissimo. Basta acquistare il proprio biglietto sul portale online Eventora e presentarsi giorno 23 novembre, alle ore 14:00.

Come è andata la scorsa edizione

Benissimo! Il tema dello scorso anno era Upwelling e si riferiva al fenomeno della risalita delle acque che avviene anche nello Stretto di Messina.

Un modo per portare a galla ciò che solitamente resta sul fondo e non viene visto. Una edizione quella dello scorso anno che ha registrato il tutto esaurito e ha portato sul palco sei speaker che hanno raccontato le loro storie ed esperienze nei campi dell’architettura, del lavoro e della società. Un momento di valore che ha permesso ai presenti di uscire dalla sala cambiati in positivo.

Un proposito che gli organizzatori si aspettano di raggiungere anche quest’anno.

Scaleup vs startup: è solo una questione di fatturato?

Facciamo un test: quanti di voi hanno sentito nell’ultimo periodo il termine Scaleup? Se siete nostri ascoltatori affezionati dovreste averlo ascoltato nell’ultimo podcast che abbiamo pubblicato prima di questo post: abbiamo parlato di Kineton, che è appunto, una scaleup campana. E sapete quali sono le caratteristiche di una scaleup? E perché non è una startup?

Abbiamo fatto qualche ricerca.
Innanzitutto come si scrive: scaleup, tutto attaccato, non sono due parole.

Secondo la versione inglese di Wikipedia – che cita l’Eurostat-OECD Manual on Business Demography Statistics – una Scaleup company è

una società che negli ultimi 3 anni ha registrato un rendimento medio annuale di circa il 20% e può contare almeno 10 dipendenti.

Già nel 2014 Alberto Onetti di Mind The Bridge aveva espresso la necessità di definire cosa fosse una scaleup. Lo faceva dalle pagine del blog di SEP (Startup Europe Partnership) di cui Mind The Bridge fa parte. In quell’articolo leggiamo che una scaleup è

una azienda in fase di sviluppo, che appartiene al mercato dell’alta tecnologia, e che vuole crescere in termini di accesso al mercato, ricavi e numero di dipendenti, apportando valore grazie all’identificazione e realizzazione di progetti di successo con compagnie già consolidate.

È quindi, se vogliamo, una definizione ben specifica che identifica il settore di appartenenza (alta tecnologia) e il fattore “crescita” che passa dalla collaborazione con una grossa azienda già consolidata sul mercato.

Che differenza c’è tra una scaleup e una startup?

differenze tra due cose come ad esempio startup e scaleup

Da questo primo paragrafo è abbastanza semplice definire quindi una linea di demarcazione tra le startup e le scaleup. Sicuramente c’è una differenza di fatturato: se la startup è alla ricerca del modello di business che le permetta di stare in piedi, la scaleup il suo lo ha già consolidato. Inoltre, chi lavora alla propria startup dovrà identificare la propria nicchia di mercato, dovrà molto probabilmente lavorare sul proprio prodotto e/o servizio, adattandolo alle richieste dei nuovi utenti, immaginare di spostarsi su altri mercati e così via…

La scaleup ha superato questa fase ma non dorme certo sogni tranquilli: se infatti ha già consolidato il suo modello di business ed è riuscita a identificare una propria nicchia di mercato sulla quale ha costruito la sua reputazione deve capire come mettere a frutto ciò su cui ha lavorato. Può, ad esempio, sperimentare collaborazioni con grosse aziende a cui vendere o il proprio servizio/prodotto o le proprie competenze.

Le differenze tra startup e grosse aziende

Se volessimo semplificare ulteriormente, potremmo citare l’articolo scritto da Julie Zhuo, che su Medium ha sintetizzato i punti che differenziano una startup da una grossa azienda. Non li scriverò tutti qui, ma copierò solo quelli che mi sono piaciuti di più.

Una startup vive per un solo e unico obiettivo: realizzare qualcosa che abbia un valore talmente alto che spinga le persone a volerlo usare. Per questo, scrive sempre Julie Zhuo, le startup sono portate a correre grossi rischi nel loro breve ciclo di vita (diffidate sempre da chi ha una startup da più di tre anni!!!). Da qui si capisce come startup sia più uno stile di vita che un lavoro vero e proprio.

Di contro, le grosse aziende hanno già un prodotto che ha permesso loro di avere una posizione all’interno del mercato: per questo motivo non possono correre troppi rischi ma possono testare più a lungo una nuova soluzione su diversi ambiti (prodotto, organizzazione aziendale, ecc…). Inoltre, gestiranno i progetti e le persone in maniera diversa: avendo già un margine di guadagno saranno in grado di alzare l’asticella del proprio lavoro puntando su una comunicazione interna più efficace o investendo sui propri dipendenti.

Sul passaggio da startup a scaleup vi consiglio di leggere quello che ha scritto Joel Gascoigne, founder di Buffer, che racconta di come lui e i suoi collaboratori hanno gestito questa trasformazione all’interno dell’azienda.

Quali sono le scaleup al Sud Italia?

Come nel resto del Paese anche il Sud Italia ha le sue scaleup che una volta nate hanno aperto uffici in altre parti del mondo. La prima che vi segnalo è Kineton, di cui abbiamo parlato nel podcast pubblicato qualche giorno fa. Sempre in Campania troviamo Buzzoole la piattaforma di influencer marketing che poco meno di un anno fa con un’operazione di rebranding e un aumento di capitale entrava di fatto tra le scaleup italiane. Poi c’è la romana Manet che offre servizi tecnologici alle strutture ricettive e che in questi ultimi mesi sta avendo un grosso successo anche a causa della crisi del suo competitor principale.

Per avere un panorama più completo sulla situazione europea vi segnalo il report realizzato da Mind The Bridge che può essere scaricato gratuitamente da qui.

Ora arriva il tuo turno!

Io intendo questo articolo come il punto di partenza di una discussione che può nascere qui o sui canali di Start Me Up: cosa ho dimenticato? C’è qualche imprecisione secondo te? Commenta e condividi il tuo pensiero con gli altri!

Foto di copertina di Austin Ban via Unsplash

It’s all about the budget: il web cafè di agosto!

Ci sono un sacco di giochi di parole che si possono fare con budget, soldi e agosto. Ma per invogliarvi a vedere il web cafè di questo mese non ricorreremo a mezzi di questo tipo. Sappiate solo che con noi c’è stato Giuseppe Arrigo, founder di Ardeek e co-founder di Startup Messina (per citare solo due dei progetti a cui ha dato vita) che ha parlato di come calcolare il budget perfetto per la nostra idea di impresa. E detto così sappiamo già di avervi convinto.

Di cosa parliamo quando parliamo di budget?

Se parliamo di impresa, startup ma anche solo innovazione non possiamo prescindere dal budget. I soldi servono per fare in modo che una qualsiasi idea possa stare in piedi, ma siamo sicuri che basti essere consapevoli di ciò? Per questo motivo nel corso dell’incontro abbiamo rivolto a Giuseppe alcune domande che ruotano intorno al mondo startup quando si parla di budget. La prima, la fondamentale, se vogliamo la più importante di tutte: ma per partire con una idea di impresa di quanti soldi ho bisogno? Sempre che per partire con un nuovo progetto siano necessari dei soldi (almeno all’inizio). Ci siamo interrogati anche sui vari modi in cui è possibile avere del denaro da usare per il proprio progetto e abbiamo analizzato le varie forme di finanziamento e investimento (perché sì, c’è differenza tra l’uno e l’altro).
Insomma, un web cafè che cerca come al solito di dare risposte concrete ai dubbi di chi vuole fare impresa.

link al webcafe sul budget di Giuseppe Arrigo

Chi è Giuseppe Arrigo?

Giuseppe Arrigo ci parla di budgetIT solution architect per passione, oltre che per lavoro, e da qualche anno imprenditore seriale quasi per caso. Oggi advisor presso l’incubatore Innesta del quale è cofounder, Giuseppe Arrigo ha iniziato il suo percorso professionale come consulente alla progettazione e l’integrazione di soluzioni IT. Nel 2010 è cofounder di Ardeek (società che si occupa di realizzare soluzioni web e fornire servizi IT nelle forme SaaS e PaaS con il brand keedra).
Nel 2013 contribuisce a fondare Startup Messina associazione di imprenditori e professionisti che diffonde e supporta la cultura d’impresa a Messina e provincia. Giuseppe si occupa principalmente di fattibiltà tecnologica e business validation.

Come vedere il web-cafè di Start Me Up sul budget?

I Web-cafè di Start Me Up sono dei brevi seminari (max 45 minuti) che si tengono online una volta al mese. Di volta in volta, cerchiamo di trattare con esperti del campo argomenti specifici e di interesse per chi fa innovazione e impresa. Chi partecipa ha la possibilità di porre domande, e proporre casi specifici. Un modo per veicolare conoscenza e competenze in una metodologia che non sia uno tanti (come il podcast), ma uno a uno. I web-cafè rientrano tra le ricompense di chi, mensilmente, dona almeno 15$ a Start Me Up attraverso Patreon: chi dona oggi ha accesso ai precedenti web-cafè.

Vedi il web cafè: ti basta fare una donazione