“Cosa ho imparato?” Messaggi dal lockdown

“Cosa ho imparato” è un progetto di narrazione collettiva che vuole coinvolgere il network di Start Me Up. Si tratta di una raccolta di messaggi che vogliono concentrarsi sull’adesso. È passato poco meno di un mese dall’annuncio del lockdown e in questo periodo ci sono state numerose iniziative concentrate sul dopo. A noi sembra centrale pensare all’adesso, per questo chiediamo ai nostri ascoltatori di prestare la propria voce per un podcast collettivo che vedrà la luce quando sarà decretata la fine del lockdown.

Come si partecipa a “Cosa ho imparato”?

Partecipare a “Cosa ho imparato” è molto semplice. È sufficiente registrare un messaggio vocale in una delle due forme (o entrambe):

  • “Questo periodo di chiusura mi ha insegnato a …” (e dire la cosa che hai imparato)
  • “La cosa che facevo prima del Coronovirus e che NON mi è mancata del tutto in questo periodo è…” (e dire la cosa che NON ti è mancata)

Puoi mandare messaggi vocali tramite facebook messenger o le storie di Instagram. È consigliato pronunciare il proprio nome e la propria città di residenza.

Perché “Cosa ho imparato”?

Tutti i messaggi vocali ricevuti finiranno in un podcast speciale che verrà pubblicato quando sarà dichiarato finito il lockdown. È il nostro tentativo di dare voce all’ecosistema startup per dire cosa sta imparando vivendo una situazione nuova, imprevista e dai risvolti incerti. L’obiettivo è creare una narrazione collettiva che ci aiuti a capire meglio il presente per progettare un futuro migliore. Per tutti. Perché non andrà tutto benissimo se non interveniamo, dobbiamo fare in modo che andrà benissimo in base a ciò che abbiamo imparato.

Perciò: tu, cosa hai imparato?

La foto di copertina è di L O R A on Unsplash

I maker a raccolta e un provvedimento a sostegno delle startup

Una Camera a Sud che non può non guardare all’Italia intera in un momento come quello che stiamo vivendo. Straordinario sotto tanti punti di vista. Il primo, nel senso letterale del termine, perché siamo fuori da ogni tipo di ordinarietà. Tutti. Secondo perché, nonostante tutto, straordinariamente, tante persone, aziende e associazioni stanno lavorando affinché la crisi passi presto e possa portare un cambiamento reale (e in meglio) nella vita di tutti. Lo stanno facendo i maker che in pura ottica DIY si sono auto-organizzati per fornire materiale alle strutture ospedaliere che ne hanno bisogno. Lo stanno facendo le associazioni che riuniscono i protagonisti del mondo startup che hanno lanciato un appello al sostegno di questo settore, nato da poco e come tutti, troppo debole per affrontare questa crisi da solo. Ne parliamo in questo numero di camera a sud.

Air Factories la fabbrica distribuita dei maker d’Italia

È nata sotto l’impulso dell’Università di Messina e ad oggi ha raggruppato più di 400 maker.
Nel giro di poco più una settimana il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Messina, Innesta, lo spinoff SmartME.io e la startup innovativa Neural (il cui founder è uno dei nostri sostenitori), hanno dato vita a Air Factories.

Air Factories – si legge sul sito – “è una “fabbrica distribuita” che mette in connessione più entità pubblico-private con lo scopo di scambiare rapidamente idee e informazioni, tra cittadini, ricercatori, startup e aziende che lavorano nel campo della prototipazione rapida e delle tecnologie innovative, prima fra tutte la stampa 3D, al fine di fare rete”.

Lo scopo è quello di coordinare e ottimizzare la realizzazione di tutti quegli strumenti utili a fronteggiare l’emergenza dovuta alla pandemia di Covid-19 riproducibili attraverso una stampante 3D. Lo spunto arriva dall’intuizione dei responsabili di ISINNOVA che a metà marzo hanno pensato di adattare le maschere da snorkelling prodotte da Decathlon come respiratori. Air Factories fa molto altro e ha già messo in connessione non solo i maker ma anche i centri ospedalieri che possono richiedere il materiale (non solo respiratori) direttamente dalla piattaforma.

Noi, alla luce di questa storia, abbiamo visto con occhi diversi questa foto.

Uno “Startup Emergency Act” per salvare l’ecosistema startup italiano

C’è un appello lanciato da VC Hub, associazione che raggruppa le principali società di Venture Capital italiane che chiede al Governo di inserire tra il decreto Cura Italia anche le startup innovative e le PMI. Inoltre, l’associazione chiede che il Governo vari quanto prima uno “Startup Emergency Act”. La misura, illustrata in un post sul sito dell’associazione, prevede una serie di azioni (otto in totale) “per consentire alle startup Italiane di rimanere al passo con i proprio concorrenti in tutta Europa”. I Governi degli altri Paesi europei sono infatti già al lavoro per promuovere misure che possano supportare le startup e i vari ecosistemi locali in questo periodo di difficoltà.
Nel caso in cui questo ecosistema dovesse essere spazzato via a causa di questa crisi, per ricostruirlo – scrive Salvo Mizzi sul proprio profilo Linkedin – ci vorrebbero altri dieci anni. E, in tutta onestà, non possiamo permettercelo. Chi vuole può firmare l’appello.

Anche ItaliaStartup si è fatta promotrice di una proposta indirizzata a tutti gli Organi di Governo affinché si pensi a sostenere le startup italiane in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. Attraverso questa lettera scritta dai principali ecosistemi startup locali italiani, viene chiesto a gran voce che le startup siano il fulcro su cui far ripartire l’intero Paese. La proposta prevede di dotare queste aziende non solo di liquidità ma anche di tutti gli strumenti e i mezzi per favorire lo sviluppo di soluzioni che possano permetterci di uscire quanto prima dalla crisi causata dalla diffusione dell’epidemia.

Foto di copertina di Tonik via Unsplash

Correre ai confini di Luca Naso si ferma a causa del Coronavirus: ma è solo un arrivederci



Lo scorso 10 marzo Luca Naso ha annunciato la sospensione di Correre ai confini. Le restrizioni del Governo dovute alla diffusione del Coronavirus non hanno infatti permesso a Luca di raggiungere il suo obiettivo, quello cioè di percorrere l’intero bordo dell’Italia di corsa. Noi abbiamo seguito la sua avventura dall’inizio e nei nostri piani avremmo voluto festeggiare con lui il giorno 100 dell’impresa. In questo podcast ripercorriamo questi due mesi e mezzo circa di corsa attraverso le parole di Luca e alcuni audio estratti dai suoi video. In attesa di rivederlo sulle strade del bordo di Italia.

Correre ai confini un’impresa sportiva e collettiva

“Correre ai confini” è un’impresa sportiva che prevede di percorrere tutta l’Italia correndo lungo il confine di stato, toccando tutte le regioni della nazione. Il tracciato è di oltre 8.000 km e sarà corso da Luca in solitaria, con singole tappe di 15 km di media, 2 tappe al giorno, per sei giorni la settimana. Il progetto prevede la partecipazione e il coinvolgimento dei gruppi locali. Un elemento che ha reso impossibile l’impresa in un momento di emergenza dovuto al Coronavirus e alla diffusione del Covid-19.

La citazione di Luca di Correre ai confini

Ma Correre ai confini è solo sospeso: non appena tutto passerà Luca è pronto a tornare in strada e raggiungere il suo obiettivo. Seguilo sui suoi canali ufficiali.


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I brani usati in questo podcast

– Blind Love Dub by Jeris (c) copyright 2017 Licensed under a Creative Commons Attribution (3.0) license. http://dig.ccmixter.org/files/VJ_Memes/55416 Ft: Kara Square (mindmapthat)

– Love Jones by @nop (c) copyright 2015 Licensed under a Creative Commons Attribution license. http://dig.ccmixter.org/files/Lancefield/50789

– Moonrise by Chad Crouch
https://freemusicarchive.org/music/Chad_Crouch/Arps

Trasparenza, responsabilità e fiducia per affrontare al meglio la quarantena



Questo è il primo podcast che viene pubblicato all’indomani del decreto del Governo che ha di fatto obbligato tutti gli italiani a rimanere a casa. La quarantena si è resa necessaria in quanto unico modo per contenere la diffusione del Coronavirus e contrastare così l’avanzamento dell’epidemia Covid19.

Non posso non ammettere che sto accusando questo clima e questo podcast anomalo ne è la prova. Un podcast anomalo nella struttura che parte dalla definizione di smart working e che racconta come alcune startup e progetti amici di Start Me Up stanno affrontando questi giorni di quarantena. Dico alcune perché la scelta è stata guidata dalla confidenza che io ho con ognuno di loro e soprattutto dalla loro disponibilità visto che sono giorni davvero impegnativi per ciascuno di noi.

Smart working non è lavoro da remoto

Iniziamo dalla definizione di smart working che ci ha regalato Francesco Biacca nel podcast pubblicato all’incirca un anno fa. Il termine smart working in questi giorni è stato intuito come sinonimo di lavoro da remoto, in realtà non è così. Basta ascoltare l’intervista a Francesco per capire perché. Se proprio non si è convinti, potete anche vedere l’intervento di Francesco al TEDxCapoPeloro dal cui palco ha spiegato come questa metodologia di lavoro ha cambiato la sua vita.

Dalla definizione di Francesco prendiamo tre parole: trasparenza, responsabilità e fiducia. Sono questi tre valori che ci guidano per il resto del Podcast e ci aiutano a raccontare come alcune startup stanno reagendo a questo periodo molto particolare.

Trasparenza

Trasparenza è quella dimostrata e voluta dal gruppo di hacker civici di Ondata che ha creato dal basso un sistema che rendesse leggibili dalle macchine i dati sul coronavirus pubblicati quotidianamente dalla Protezione Civile. Tutto è partito con un tweet e ora il sistema è stato implementato. Ce lo racconta Andrea Borruso.

Responsabilità

Responsabilità come quella messa in campo dalle tante startup che in questi giorni lavorano più del solito perché garantiscono servizi online e a domicilio. Il nostro pensiero va a Pharmap o Restore mentre vi segnaliamo DaVinci Salute. Insieme a Stefano Casagrande e Anna Cocozza, rispettivamente cofounder e Growth Manager dell’azienda, vi raccontiamo quali sono i servizi che questa startup mette a disposizione a medici e pazienti, eccezionalmente per questo periodo, gratis.

Fiducia

Fiducia nel fatto che domani sarà un giorno migliore e che oggi dobbiamo fare di tutto per crederlo. Per questo vi segnaliamo i contenuti che alcune startup e servizi online stanno offrendo gratis a tutti gli utenti. Noi parliamo con Flavia Giordano di Cookpad Italia che sta lavorando a un palinsesto ricco di dirette e video tutorial a tema culinario. Qui il link al gruppo e qui il canale youtube.

Link utili per affrontare la quarantena

Ma non ci sono solo loro. Il sito di Maker Faire Roma ha messo online una lista di siti web che offrono contenuti culturali gratuitamente. In più stanno lavorando a un palinsesto verticale su vari argomenti educativi coinvolgendo diversi enti, tra cui anche noi di Start Me Up.

Anche io, di comune accordo con la nostra Community che sostiene mensilmente il podcast, ho deciso di mettere a disposizione l’archivio di Start Me Up gratis, per tutti fino al 3 aprile. Questi contenuti si aggiungono a quelli che solitamente trovate su questo blog e nel gruppo Facebook (ad accesso gratuito).

Stiamo cercando di tenere traccia di tutti i contenuti da leggere e consumare online durante questo periodo di quarantena. Li raccogliamo qui. Se vuoi, dacci una mano, segnalaceli.


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L’immagine di copertina è di Adi Goldstein via Unsplash