Gestire i fallimenti: una piccola guida che parte da “Tubthumping”

Se siete nati negli anni ’80 ricorderete sicuramente i Chambawamba, gruppo inglese che conobbe una certa fama intorno agli anni ’90 con Tubthumping, brano che trascinava più per il ritmo che per le parole (almeno al me dodicenne faceva questo effetto che potremmo identificare con la seguente gif).

via GIPHY

Avrei dovuto aspettare il 2004, durante il concerto del Primo Maggio a Roma, per realizzare ciò che quella canzone diceva. E non tanto la parte relativa alla dipendenza dall’alcol e le conseguenze che ti portavano a passare la notte in bagno, ma ciò che il cantante cantava durante il ritornello.

I get knocked down, but I get up again
You are never gonna keep me down

Mi ricordo che quella sera, tornando a casa, mi sentivo carichissimo, come se niente e nessuno mi potesse fermare. Sbagliavo? Ma io mi rialzo e nessuno, mai mi avrebbe lasciato lì per terra.

Io per indole non mi ritengo un battagliero, anzi! Forse sono più fifone che battagliero, però la consapevolezza che dagli sbagli io potessi rialzarmi era una cosa che mi emozionava (anche adesso che ho riascoltato il brano prima di iniziare a scrivere ciò che state leggendo) e che prima non avevo ben focalizzato.

Ok, ho sbagliato: e adesso che succede?

Tubthumping dei Chambawamba mi sembrava il modo migliore per introdurre l’argomento di questo post e cioè come gestire i fallimenti. Se infatti ci fa paura sbagliare, dopo aver commesso il fatto la domanda vera è: e adesso cosa accade?

È Rachel Simmons sul The New York Times a mettere insieme una serie di consigli su come gestire al meglio i fallimenti. L’autrice si rivolge a un pubblico prettamente femminile ma sono consigli che vanno bene per ciascuno di noi.

Partire ad esempio dalla considerazione che “tutti sbagliano” è una strategia se vogliamo banale, ma pressoché vincente. E il conseguente bagno di umiltà che ne consegue, ci permette di essere realistici e – soprattutto – di trovare una soluzione, anziché ritirarci in un angolo a disperarci.

Un’altra dinamica che aiuta a gestire al meglio gli errori non è tanto la consapevolezza che “sbagliando si impara”, ma la capacità di giudicare l’azione per quella che è. E il punto di vista è un aspetto per nulla secondario. Vi faccio un esempio: quando sbaglio sono molto più severo con me stesso che con un mio amico e/o collaboratore. A pari gravità di sbaglio, io sarò molto più indulgente con lui che con me stesso. Un altro modo quindi per gestire al meglio i nostri errori è focalizzarci fuori di noi. Io ho iniziato a farci caso da poco e i risultati sono per me tangibili.

Vuoi essere bravo a gestire i fallimenti? Esercitati!

Poi c’è chi decide di esercitarsi. L’uomo è un animale routinario e, in quanto tale, impara a gestire le situazioni ripetendole più volte. È un espediente che solitamente si applica alle cose pratiche e quindi perché non usarlo anche per gestire il fallimento? È il consiglio che dà Rachel Simmons alla fine del suo articolo. Attenzione però, non dice di sbagliare ogni giorno (sarebbe un vero e proprio supplizio), ma piuttosto ci invita a fare qualcosa che ci rende nervosi, prendersi piccoli rischi.

È un po’ quello che ha fatto Jia Jang per gestire al meglio l’essere rifiutato, un aspetto di sé che aveva difficoltà ad accettare. Ha deciso che ogni giorno avrebbe fatto una richiesta assurda a una persona a caso e avrebbe poi dovuto gestire l’eventuale rifiuto. Ha creato un videoblog su youtube che documenta tutto ciò, e a volte ha documentato anche la sua sorpresa quelle volte che piuttosto che un rifiuto, è stato accontentato. È lo stesso Jia che racconta il suo processo di apprendimento durante un TED talk molto spassoso che vi consiglio di vedere.

foto in copertina, un grab dal video dei Chumbawamba

04. Imparare facendo startup – #falliscimeglio



C’è un aspetto del primo ecosistema startup (quello dei primi anni 10) italiano che sembra essersi perso: ed è la formazione. In quel periodo, per invogliare i ragazzi a buttarsi a capofitto in una impresa che avrebbe potuto regalare loro gioie e (forse) ricchezza, veniva detto che se avessero intrapreso questa strada – in ogni caso – avrebbero imparato cose che altrimenti non avrebbero mai saputo. È uno degli aspetti che vengono fuori più prepotentemente da questo primo appuntamento stagionale di #falliscimeglio, lo spin-off di Start Me Up dedicato al buono del fallimento.

Ripercorriamo insieme la storia di Zenfeed

La startup protagonista di questo podcast è Zenfeed, un news reader tutto italiano che per un attimo si è trovato a competere con i colossi del web. A ripercorrere per noi la storia è Giuseppe Silvano, CEO e founder, che ha immaginato questo servizio partendo da una sua necessità e ha deciso di portare una sua soluzione (lui è uno sviluppatore) allo Startup Weekend Bari del 2012, senza immaginare cosa sarebbe successo da lì in poi.

la citazione di Giuseppe sul fatto di imparare facendo startup

Ha imparato tanto dal mondo startup, è questa la frase che sentirete più spesso se deciderete di ascoltare questo podcast in cui passiamo in rassegna i momenti salienti di questa startup che – per certi versi – ha tutte le caratteristiche e i sogni di una azienda nata in quel periodo, da una semplice idea e che ha saputo sfruttare tutte le occasioni che le sono capitate e che si è – giustamente – guadagnata. L’obiettivo era quello di conquistare il mercato anche se – giorno dopo giorno – diventava sempre più difficile.

Imparare facendo impresa, anche grazie all’ecosistema Startup

Ma la storia di Zenfeed ci insegna che niente, in una esperienza simile, è inutile. Tutte le frustrazioni, le gioie, i traguardi, hanno consegnato ai founder (che sono rimasti gli stessi dallo startup weekend di Bari in cui l’idea aveva preso forma per la prima volta) un bagaglio di conoscenze che hanno giocato un ruolo decisivo nella carriera di ciascuno. Hanno imparato, e non solo dal fallimento, da ogni singolo passo che Zenfeed ha fatto. Per questo motivo è stato naturale pensare di concentrare tutte le esperienze e le tracce di questa storia in un tumblr dove chiunque ha accesso ai documenti di questa startup. È il giveback che questi ragazzi hanno voluto lasciare a chi vorrà imparare facendo startup così come è capitato a loro. Il fallimento? Non è certo qualcosa di piacevole, ma fa parte della storia, ed anche da quello si può imparare.

Forse ripassare la storia di Zenfeed ci è utile per questo: per rimettere a fuoco come fare startup è qualcosa che può darti un lavoro, magari la fama, ma può soprattutto insegnarti tanto. E se lo condividi, impariamo tutti.


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Imparare dal fallimento: cosa ci insegna l’esperienza di Skilled?



Sono i ragazzi di Skilled a dare il via a #Falliscimeglio, la nuova rubrica targata Start Me Up che vuole raccontare il buono dell’esperienza del fallimento. In questo diciassettesimo podcast di Start Me Up con l’aiuto di Alessio Salzano ripercorriamo infatti la storia di Skilled, l’applicazione nata a Messina che voleva cambiare il processo di ricerca del lavoro. Operando esclusivamente da mobile, l’applicazione permetteva a chi cercava lavoro di trovarlo in maniera facile e veloce.

logo di SkilledAlessio insieme a Diego Busacca e Andrea Galli fa parte del gruppo fondatore e ci permette così di seguire la parabola che ha portato Skilled da idea di successo (almeno sulla carta) alla chiusura del progetto. Skilled aveva tutti i requisiti per sfondare: viene concepito nel periodo in cui c’era un grosso hype nel mercato mobile e i contenuti dovevano essere generati dagli utenti stessi, in un momento in cui il crowdsourcing era molto in voga. Inoltre, l’ingresso del professore Massimo Villari, uno dei massimi esperti nel settore Cloud, ha dato una ulteriore spinta affinché questa applicazione si avvalesse di questa tecnologia che si stava affacciando con prepotenza sul mercato. Inoltre, il team era eterogeneo, di talento e capace. Quindi, cosa è andato storto? Perché Skilled non ha sfondato? Ma soprattutto, qual è la lezione che possiamo imparare da questo fallimento? Alessio dà una sua interpretazione, naturalmente, e potete ascoltarla nella parte finale di questo podcast.

Perché #falliscimeglio?

Era da almeno un anno che pensavo di affiancare le storie dei fallimenti delle startup a quelle sull’innovazione tecnologica, sociale e culturale che solitamente popolano Start Me Up. Il motivo? Contribuire a alimentare una cultura del fallimento che – come diciamo spesso – manca o viene raccontata in modo distorto. #falliscimeglio vuole raccontare il buono del fallimento delle startup che oggi non ci sono più (o che oggi fanno qualcosa di diverso) per fare in modo che gli ascoltatori possano far tesoro degli errori degli altri per non commetterli più. E inoltre, per fare in modo che ci si possa rendere conto che il mondo delle startup non è solo fatto di successi: sono tanti quelli che ci provano e che, seppur sbagliando, decidono di andare avanti. Lo ha scritto molto bene Fabrizio Ferreri Ceo di Seejay sul suo profilo facebook qualche mese fa:

E con #falliscimeglio, Start Me Up vuole fare la sua parte.


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