Si scrive rivoluzione, si legge rigenerazione



C’è un paese in Calabria in cui è in atto una rivoluzione molto particolare, portata avanti dalle seppie. È una rivoluzione che parla di rigenerazione urbana, è collegata alla London Metropolitan University e coinvolge studenti, professionisti e ovviamente i cittadini del paese. Il paese in questione è Belmonte Calabro, in provincia di Cosenza dove qualche giorno fa si è chiuso il workshop “Dagli scarti”. Questo è solo l’ultimo degli appuntamenti promossi dalla Rivoluzione delle Seppie. Ne abbiamo parlato in questo podcast con Rita Elvira Adamo.

Una nuova pedagogia legata a ciò che il territorio può offrire

Uno degli obiettivi della Rivoluzione delle Seppie è creare una nuova pedagogia per tutti i campi creativi. E, ci dice, Rita, questo obiettivo viene perseguito attraverso il learning by doing, permettendo a studenti di lavorare in prima persona a un progetto sul campo, partendo da ciò che il territorio può offrire. È un tipo di insegnamento che rientra nel percorso formativo offerto dalla London Metropolitan University che ciclicamente invita i propri studenti a vivere esperienze di questo tipo. E la Rivoluzione delle Seppie parte proprio da qui: nel 2016 per la prima volta un gruppo di studenti provenienti da varie parte del mondo (Rita è nata a Cosenza ma già allora studiava e viveva a Londra) arriva a Belmonte Calabro per lavorare al progetto di riqualificazione della Casa delle monache insieme a un gruppo di ragazzi migranti e il collettivo di architetti Orizzontale. L’unicità sta nel fatto che dopo quella esperienza le Seppie sono tornate ciclicamente in Calabria con nuovi esperimenti di rigenerazione urbana. L’ultima volta a inizio febbraio.

La citazione di Rita della Rivoluzione delle Seppie

Dagli Scarti” è stato l’ultimo appuntamento in ordine temporale che si è svolto a Belmonte Calabro. L’obiettivo del laboratorio era quello di concepire lo scarto come materiale di partenza per dar vita a qualcosa di nuovo o di altro. Una sorta di provocazione che induce a pensare oltre al prefabbricato, al perfetto, al curato per concepire quel che non ci è più utile, quindi scartato, come risorsa che ponga sotto una nuova luce quello che sembrava perduto.
“Dagli Scarti” è stato organizzato dalle “Seppie” insieme ai suoi partner principali Ex Convento, Orizzontale e l’università inglese, The Cass, con il patrocinio del Comune di Belmonte Calabro.

Rivoluzione delle Seppie vs Gentrificazione

Il modello di rigenerazione urbana proposto dalla Rivoluzione delle Seppie ci sembra una risposta concreta al dramma dello spopolamento dei piccoli borghi italiani, da contrapporre a quello decisamente più invasivo della gentrificazione. Le Seppie stanno trasformando Belmonte letteralmente “passo dopo passo”, dando il tempo alle persone che non abitano lì di frequentarlo e sentirlo proprio e alle persone del luogo di vederlo cambiare e accettando queste trasformazioni, intervenendo quando necessario. In più, aver acceso i riflettori su una realtà come Belmonte permette alle istituzioni e ai privati di accorgersi di questo luogo e quindi intervenire con gli investimenti necessari per una reale rivalutazione non solo di tipo sociale ma anche strutturale.

È un discorso che vale per Belmonte Calabro ma che potenzialmente potrebbe riguardare tutti gli altri borghi che vivono il dramma dell’abbandono.

Per saperne un po’ di più sul fenomeno della gentrificazione:


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Foto di copertina, via.

Il turismo dei borghi del Sud Italia passa per un portale italo-tedesco



Il turismo esperienziale è ormai entrato nella quotidianetà di chi si occupa di viaggi e – lo dicevamo anche noi tempo fa – il trend è sempre più legato a ciò che una persona può fare oltre a ciò che può vedere mentre visita un posto per vacanza. Tra i vari portali dedicati che permetto ai turisti di vivere “come la gente del posto” ci ha colpito Amavido. Ne parliamo con uno dei suoi co-founder, l’italo-tedesco Dominik Calzone.

L’esperienza di Amavido nasce in Calabria: turismo “trasformativo”

Il portale del turismo per i borghi AmavidoAmavido nasce dall’esperienza diretta di Dominik e della sua famiglia che ogni estate tornava nel paese originario dei nonni, Longobardi (CS). Negli occhi di un bambino tedesco quel paese appariva come un mondo a parte, fatto di costumi, sapori e odori totalmente diversi dal luogo in cui solitamente viveva. Crescendo, quello che risalta agli occhi di Dominik e della sorella Marie-Janet è il progressivo spopolamento di questo paese e l’impoverimento a cui sembra essere condannato. Così, l’acquisto della casa dei nonni da parte del padre dà l’idea ai due fratelli di mettere in piedi Amavido.

Amavido permette ai turisti stranieri, al momento principalmente tedeschi, di passare qualche giorno in un borgo del Sud Italia, vivendo con gli altri abitanti. Dominik parla di turismo “trasformativo” un tipo di vacanza cioè che permette alle persone di rilassarsi ma anche di cambiare, entrando in contatto con chi vive in modo totalmente diverso dal proprio. L’intento di Amavido è da una parte quello di soddisfare la domanda sempre più crescente di questo tipo di turismo. Dall’altra, è dare nuova vita a questi borghi e alle persone che hanno deciso di rimanere lì: un modo per mantenere vive e trasmettere le tradizioni che spesso sono secolari.

Amavido alla ricerca di investitori

Il team di Amavido al momento è impegnato in una campagna di crowdinvesting. La società è tedesca ma ha una sede anche in Italia. Dominik ha fondato questa azienda insieme alla sorella Marie-Janet e la destination manager Lucia Tomassini. Loro tre hanno già raccolto il consenso di alcuni investitori che stanno seguendo il progetto dal punto di vista finanziario. Adesso attraverso il portale backtowork stanno raccogliendo investimenti: in base al finanziamento sono previsti delle ricompense. I soldi permetteranno al team di Amavido di informatizzare i processi che stanno dietro il portale e allargare il proprio raggio di azione.

La citazione sul turismo di Domink di Amavido

Amavido fa delle differenze il proprio punto di forza: essere stato creato da persone con origini italiane, l’aver sperimentato con mano – prima dei propri clienti – la forza della propria offerta vivendola sulla propria pelle. L’internazionalità del team e le loro esperienze fanno il resto. Sono tutti elementi che permettono a Amavido di poter dire la sua in un mercato sempre più caotico e estremamente competitivo come quello del turismo.

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