13. La casa che fa bene all’uomo e all’ambiente



Una casa che possa rispettare i suoi abitanti così da permettere all’ambiente e l’uomo di vivere meglio e il più a lungo possibile. Si potrebbe sintetizzare così il concetto che sta dietro Blue House, il progetto che arriva dal Nord della Sardegna e che vi presento in questo nuovo podcast di Start Me Up. Insieme a Marco Bittuleri, Annalisa Sanna e Gianmario Secchi esploreremo i concetti di base che stanno dietro a queste case che hanno alla base due pilastri (teorici). Da un lato si portano dietro tutti i benefici di una blue zone.

Blue House - casa rispettosa dell'ambiente

Cosa è una Blue zone? Le blue zone sono quelle aree demografiche e/o geografiche del mondo dove la speranza di vita è notevolmente più alta rispetto alla media mondiale. Ne esistono diverse in tutto il mondo e sono state identificate dagli studiosi Gianni Pes e Michel Poulain. Blue House arriva proprio dall’unica blue zone italiana, cioè la regione dell’Ogliastra, in Sardegna.
L’altro pilastro teorico su cui si regge Blue House è tutto lo studio che arriva dalla ricerca in ambito progettuale dalla scuola tedesca della Bauhaus, il cui capofila in questo ambito è Walter Gropius.

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Blue House nasce grazie anche all’interesse della facoltà di Architettura di Alghero, ma si evolve in un progetto più grande dopo l’adesione alla Social Innovation School di Rumundu (ricordate?). Qui il team si allarga e Marco accoglie Annalisa e Gianmario. E si allarga anche il progetto perché si inizia a tenere conto anche dello spazio intorno alla casa. Inoltre, i tre mettono le basi per un portale che metta insieme tutti i produttori e i costruttori che si rifanno alla filosofia di Blue House, così da diffondere sempre più questo tipo di materiali e saperi. In attesa della messa online del portale, il team è impegnato in un’opera di divulgazione che lo porterà tra i vari luoghi, anche dall’altra parte dell’oceano: il 19 febbraio infatti Blue House sarà in Canada alla ricerca di nuovi partner.

Chiunque volesse, può naturalmente contattarli. Come? Sul sito casaopera.com trovate sicuramente il modo, altrimenti, scrivete a noi e saremo ben lieti di fare da tramite.


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68.Dalla Sardegna aiuto le imprese che cambieranno (in meglio) il mondo



Investire nell’impresa sociale dopo un giro in bici intorno al mondo alla ricerca di storie e stili di vita sostenibili ed aver rifiutato una serie di lavori negli Stati Uniti. È la storia di Stefano Cucca che a Sassari ha fondato Rumundu, un progetto che mette al centro l’impresa sociale. La prima parte dell’intervista è dedicata ai primi passi di quel viaggio che ha letteralmente cambiato la vita di Stefano. Oltre a un lavoro, gli ha dato una moglie e una figlia e una nuova vita in Sardegna. Si, perché la Sardegna Stefano ce l’ha nel cuore: l’ha portata in giro intorno al mondo (immancabile sulla sua bici era la bandiera dei quattro mori) e qui è voluto tornare, per fondare Rumundu, la sua azienda.

Rumundu promuove l’impresa sociale con progetti propri e accompagnandone altri accuratamente selezionati attraverso un percorso specifico. Stefano si scosta dalla logica startup mainstream e ci tiene a sottolineare che, chiunque faccia impresa, non accetta scorciatoie: è tutto frutto del proprio lavoro. Nell’intervista Stefano ci parla del successo della Social Innovation School che si è svolta meno di un mese fa e ci dà qualche anticipazione su quella del prossimo anno. Stefano ha anche sostenuto l’ultimo Startup weekend Cagliari e da quella esperienza è nata una nuova collaborazione. In campo sociale, naturalmente.

Perché ascoltare questo podcast?

  • Stefano è il tipico esempio di glocal: pensa globale, agisci locale;

  • La storia che ha portato Stefano a fondare Rumundu è piena di insegnamenti.

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Link utili

La citazione di Carlo

La citazione di Stefano di Rumundu

Foto di copertina, via.

04.radiosmu – green Chiudiamo le repliche di agosto con tre startup che vogliono lasciare un mondo migliore di quello che hanno ricevuto



Tante startup nascono con l’idea di voler lasciare qualcosa di buono sia alle persone che al nostro pianeta. In questo ultimo podcast di agosto abbiamo raccolto tre storie di tre progetti green, che hanno cioè a che fare con la salute delle persone e del pianeta.

In Calabria il mulino a pietra si finanzia con il crowdfunding

grano

immagine via

La notizia ha fatto il giro di tutti i giornali e arriva da San Floro (CZ). Mulinum è il progetto portato avanti da Stefano Caccavari che attraverso il crowdfunding sta recuperando il più antico mulino a pietra naturale della Calabria per inserirlo in un ciclo produttivo di prodotti da forno. Il Sole 24 ore lo ha definito il primo mulino social e la raccolta è in dirittura d’arrivo «Siamo all’80% della somma prevista» dice Stefano a Start Me Up. Quello di San Floro non è un mulino qualunque: è uno dei pochi rimasti a pietra naturale. Al di là dell’evidente valore storico c’è anche un vantaggio dal punto di vista produttivo perché la macinatura ottenuta da questo tipo di pietra è unica e difficilmente replicabile. Inoltre anche il grano che si intende macinare presenta delle qualità nutritive particolari «Come il resto della Calabria anche a San Floro cresce un tipo di grano ricco di fibre e povero di glutine rispetto ai cosiddetti grani moderni» dice nell’intervista.

Stefano non è nuovo a simili iniziative: quando San Floro ha rischiato di diventare la più grande discarica d’Europa ha dato vita a orto di famiglia: «Siamo ripartiti dalla terra per dire che il nostro territorio è a vocazione agricola e non a vocazione di rifiuti industriali e pericolosi». E infatti oggi chi vive nei pressi di Catanzaro può comprare a chilometro zero frutta e verdura coltivati senza concimi chimici. C’è ancora modo per contribuire alla realizzazione del mulino. Per farlo si può contattare Stefano sul suo profilo facebook oppure andare su mulinosanfloro.it e scegliere di fare una donazione libera o acquistare in anticipo il kit farina bio.

Kanesìs e i mille usi della canapa industriale

radiosmu incontra kanesis

Un momento dell’intervista a Giovanni Milazzo

Giovanni Milazzo da circa un anno è a capo del progetto Kanesìs. Questa startup catanese sta lavorando per mettere in piedi la filiera produttiva della canapa industriale. L’ho incontrato durante il primo Open Day del FabLab Messina (ne ho parlato qui), dedicato al riciclo. Proprio per questo l’intervista parte dal filamento che Kanesìs ha creato per la stampa 3D e che ha origine dagli scarti della canapa: «un prodotto di per sé straordinario a cui si aggiungono ulteriori caratteristiche straordinarie», dice Giovanni. L’obiettivo di Kanesìs non è però la sola stampa 3D: «Siamo all’interno di un percorso – continua – che ci porterà a realizzare granuli speciali prodotti dalla canapa industriale siciliana». L’intervista è stata registrata l’1 ottobre e da allora sono stati tanti i passi avanti fatti da questi ragazzi, vi invito a seguire il progetto su kanesis.eu.


È partita la campagna di crowdfunding di Kanesìs su kickstarter. 

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Pulire il mare con la lana

lana_mare_pulitoIn Sardegna c’è chi vuole pulire le acque con la lana. È Daniela Ducato che con la sua azienda – Edilana – è riuscita a creare insieme all’Università di Cagliari Geolana Salvamare. Geolana è un sistema naturale composto da lana e sugherone (gli scarti dell’albero del sughero) che è in grado di assorbire gli agenti inquinanti, soprattutto petrolchimici, presenti nei liquidi. Tecnicamente questo materiale rientra nei geotessili assorbitori e potrebbe rappresentare una svolta nella pulizia dei nostri mari, fiumi e laghi. Oltre ad assorbire gli agenti inquinanti con un rapporto 1 a 14 (ogni chilo di Geolana ne assorbe 14 di agenti inquinanti), dice Daniela che nel corso di un mese vengono eliminati almeno 2/3 di agenti inquinanti restituendo acqua pulita. Geolana viene fuori dalla collaborazione con l’Università di Cagliari e rientra nelle filiere Edilzero Architetture di Pace, prodotti diversi tra loro che hanno in comune alcune caratteristiche:

  • la produzione totalmente italiana,
  • la coincidenza tra il luogo di produzione il luogo di trasformazione (la cosiddetta produzione a chilometro/costo),
  • l’utilizzo di materie rinnovabili ed eccendenti (che non incidono cioè sulla produzione agricola, ma esistono in abbondanza in natura),
  • il totale scambio di competenze e conoscenze tra le varie aziende che compongono la filiera.

Per approfondire le tematiche citate durante l’intervista e acquistare i prodotti Edilana c’è il sito edilana.com.

foto di copertina di Steinar La Engeland