La psicoterapia cambia volto con il digitale e l’ironia: la ricetta di unobravo.



In Italia sta cambiando la sensibilità delle persone verso la psicoterapia. Non possiamo certo dire che questa disciplina sia ormai sdoganata ma è certo che la situazione sia diversa rispetto a qualche anno fa.

Come tutti i cambiamenti di tipo culturale, anche in questo caso è necessario che passi del tempo affinché si modifichi il senso comune. Ciò può avvenire se si agisce su più fronti: c’è il digitale che fa la sua parte, ad esempio, rendendo più facile l’accesso al servizio. Ma il digitale da solo non può essere determinante.

Forse anche per questo motivo c’è chi ha deciso di trattare con ironia, seppur mantenendo sempre il rigore necessario, un tema delicato come la psicoterapia. Stiamo parlando di unobravo che permette a chiunque lo desideri di trovare online lo psicologo più adatto alle proprie esigenze.

Abbiamo parlato con Danila De Stefano, founder di unobravo, e, oltre a ripercorrere a grandi linee la storia di questa startup, abbiamo parlato di come il digitale da solo non basti per cambiare lo status quo nel nostro Paese.


Ascolta Start Me Up dove e quando vuoi


unobravo, il servizio che ti aiuta a trovare quello bravo veramente…

… almeno secondo i canoni di chi si occupa della selezione! Scherzi a parte, nella prima parte dell’intervista Danila ci spiega come il punto di forza di unobravo sia dare la possibilità a ogni paziente di trovare lo o la psicologo/a più adatto/a alle proprie esigenze. A monte c’è quindi una selezione che tiene in considerazione ovviamente la formazione del professionista ma anche una serie di fattori umani che hanno un peso sulla scelta del candidato.

Partendo poi dai dati che in questi anni la piattaforma ha raccolto ci facciamo raccontare da Danila il tipo di utenza che frequenta unobravo e le potenzialità e i limiti della terapia online. Piccolo spoiler: tutti i lati negativi potranno essere risolti presto, quando la tecnologia lo permetterà.

La citazione di Danila di unobravo

C’è poi il tema del cambiamento di tipo culturale. In Italia non possiamo certo dire che la psicoterapia sia un tabù, ma possiamo affermare tranquillamente che sia ancora un argomento su cui girano falsi miti. La missione di unobravo è anche quella di cambiare questo “stato delle cose”; per farlo utilizza il digitale ovviamente. E non solo perché le sedute sono online, ma anche perché, periodicamente, questa azienda organizza campagne di sensibilizzazione e utilizza i propri canali social come mezzo di divulgazione.

Comunicazione ironica ma mai superficiale

Come abbiamo sottolineato in precedenza, il digitale da solo non può bastare: per arrivare a più persone possibile unobravo si affida all’ironia. Attenzione! In questo caso “leggerezza” non va associata a superficialità! Lo precisa Danila e racconta che alcuni pazienti e professionisti hanno trovato “offensivo” questo ricorso al nome “unobravo”. “Per fortuna sono pochi”, ammette sollevata la protagonista di questo podcast, ma, per quanto piccolo, questo dato dice molto sullo stato del dibattito pubblico sulla psicoterapia.

Un dibattito che unobravo contribuisce a arricchire attraverso il proprio servizio e la sua comunicazione.


Ascolta Start Me Up dove e quando vuoi


Questo podcast è realizzato grazie a:


> Se ti piace quello che hai ascoltato e vuoi che le storie del Sud Italia che innova continuino ad essere raccontate sostieni Start Me Up attraverso Patreon o Satispay!

> Iscriviti a Satispay con il codice promo STARTMEUP e ottieni 2 euro sul tuo account! Per info e dettagli, clicca qui.


Foto di copertina di Craig Garner on Unsplash.

Leggi la trascrizione del podcast


La trascrizione del podcast è stata realizzata grazie a transcribe.refacturing.com.

Fare startup nel settore salute imparando dai più bravi: 3 storie di successo.

Pubblichiamo con piacere l’articolo scritto da Elena Cicardo sul ciclo “Fare Startup nel settore salute”, che avevamo annunciato qui.

Come fa un’idea nata in un laboratorio di ricerca a diventare una startup di successo in ambito internazionale? Quali sono gli errori assolutamente da evitare? E quali gli elementi chiave che permettono di attrarre gli investitori?

Chiunque stia pensando di mettere in piedi un progetto imprenditoriale vorrebbe avere delle dritte, soprattutto se il settore che si vuole innovare è particolarmente complesso come quello dell’Healthcare che presenta grosse barriere all’entrata, un time to market molto lungo e iter regolamentari complessi, per esempio per ottenere le certificazioni dei dispositivi medici.

Per questo il Consorzio ARCA, l’Incubatore d’Imprese dell’Università degli Studi di Palermo, insieme a EIT Health, la rete dell’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT) dedicata al settore sanitario, ha organizzato un ciclo di tre incontri online dal titolo “Fare startup nel settore salute: buone pratiche e storie di successo”, moderati da Fabio Bruno, conduttore del podcast Start Me Up, in occasione dei quali è stato possibile dialogare direttamente con alcuni imprenditori che ce l’hanno fatta, così da conoscere le difficoltà che hanno dovuto affrontare e le strategie individuate per superarle.

Le tre storie di successo di startup nel settore salute

Il primo appuntamento ha avuto come protagonista Ivan Porro che con la sua startup SurgiQ ha dato vita a una piattaforma software basata sull’intelligenza artificiale che supporta gli ospedali pubblici e privati con l’ottimizzazione delle risorse e l’automazione della programmazione dei trattamenti chirurgici e fisioterapici. SurgiQ ha ricevuto già 4 round di investimenti. L’ultimo, da 410mila euro, è dell’anno scorso in piena pandemia e ha dentro Gruppo Cassa Depositi e Prestiti venture capital.

È stata poi la volta del giovane imprenditore Alessandro Monterosso, uno dei 100 top manager italiani per Forbes. La sua startup PatchAI si propone di migliorare la ricerca clinica, e adesso anche la pratica clinica standard, attraverso un assistente virtuale empatico che coinvolge il paziente e raccoglie i dati conversazionali in tempo reale. Nel 2020 PatchAI si è aggiudicata la competizione EIT Health “Catapult”, a gennaio del 2021 ha chiuso un round da 1,7 milioni di euro e a novembre è stata acquisita da Alira Health, colosso americano della sanità.

La terza storia di successo è stata quella della startup palermitana Restorative Neurotechnologies, raccontata dalla sua co-founder Agnese Di Garbo. Il suo team, guidato da Massimiliano Oliveri, medico neurologo e professore ordinario di Neuroscienze Cognitive, dopo 20 anni di ricerca accademica ha progettato le “Mindlenses”, delle lenti prismatiche affiancate da un’app di serious games che stimolano le funzioni cognitive, l’attenzione, la memoria o il linguaggio. Lo scorso anno sono state giudicate come lo strumento più innovativo e completo nel panorama europeo in ambito medicale e hanno ricevuto un investimento da un milione di euro.

Gli elementi chiave di una startup di successo

«Con questo ciclo di incontri abbiamo voluto raccontare storie di successo in modo onesto, senza nascondere le criticità – Spiega Monica Guizzardi, responsabile comunicazione del Consorzio Arca – Per una startup del settore della salute, dal biomedicale al farmaceutico ai servizi alla persona, il percorso che dall’intuizione porta all’immissione sul mercato del prodotto validato è più lungo e tortuoso rispetto ad altri settori, perché spesso si tratta di idee che valorizzano risultati che vengono dalla ricerca, ci sono di mezzo brevetti, servono certificazioni che sono molto complesse da ottenere. Per questo ascoltare le difficoltà incontrate, gli errori commessi e le lezioni imparate da chi ce l’ha fatta crediamo sia importantissimo e possa servire da ispirazione a chi vuole mettere in piedi una startup innovativa».

Dalle storie di successo infatti sono emerse delle costanti, degli elementi chiave ricorrenti utili per chi vuole fare impresa.

Il team è l’elemento più importante. E chi investe ne tiene conto ancor di più dell’idea stessa. Se il team funziona, è eterogeneo e unito può anche aver sbagliato completamente la proposta iniziale di prodotto o segmento di mercato. Guidato arriverà comunque a ottimi risultati.

Gli investitori non sono solo denaro. Vanno scelti bene, non solo per la loro capacità economica ma anche per i loro valori, per il network che hanno alle spalle e quindi per le relazioni che sono in grado di attivare.

Ascoltare clienti, investitori e mercato. Non si deve pensare solo alla propria tecnologia e a come questa migliorerà il mondo ma stare in ascolto, perché altrimenti si rischia di progettare una soluzione perfetta per un problema che non esiste.

Tenere salde la vision e la mission aziendale. A volte può essere necessario orientarsi meglio rispetto ai bisogni del mercato ma non si deve perdere l’obiettivo iniziale. Significa, come il pivot nel basket, fare sì uno spostamento ma mantenendo uno dei due piedi ben saldo a terra.

Non sottovalutare la comunicazione. È importante comunicare in modo semplice ed efficace con contenuti specifici e molto targhettizzati a seconda degli interlocutori.

Imparare a delegare. Soprattutto nel caso di spin-off universitari, con team composti da ricercatori, il processo di delega sugli aspetti di business può essere fondamentale per crescere.

Fare parte di una rete. Entrare nell’ecosistema giusto, fatto di eventi, competition, momenti di formazione, è vitale per una startup, per raggiungere delle milestones nel proprio percorso di crescita internazionale.

Accedere a un network come EIT Health, che non a caso è stato fondamentale per il successo delle tre startup raccontate, significa poter dialogare con persone che conoscono esattamente le criticità del settore di riferimento, e beneficiare di supporto e servizi ad alto valore aggiunto che permettono all’innovazione di fiorire.

IntendiMe è il caso studio di novembre di Start Me Up

Il caso studio della community di Start Me Up di novembre è IntendiMe. La startup cagliaritana produce dispositivi che risolvono problemi legati alla sicurezza sia dentro che fuori casa delle persone affette da sordità. Negli ultimi mesi IntendiMe ha ricevuto un investimento pari a 2,3 milioni di euro e ha lanciato attraverso un concorso il suo primo prodotto. Come ha fatto?

Ce lo ha raccontato in diretta la co-founder, Alessandra Farris,  durante l’appuntamento riservato a chi sostiene Start Me Up con una donazione di almeno 15 € + I.V.A che puoi rivedere dove e quando vuoi. Ti basta fare la tua donazione!

Fai la tua donazione di almeno 15 € + IVA e vedi il Caso Studio su IntendiMe

Dal CLAB di Cagliari al KitMe: i successi di chi fa “suonare un mondo così silenzioso”

Nata dalla “esperienza di vita personale di Alessandra, che conosce a fondo la sordità e le relative difficoltà, perché figlia di genitori sordi” IntendiMe vuole “far suonare un mondo così silenzioso”. Un progetto che prende piede tra i “banchi” del Contamination Lab di Cagliari e che permette a Giorgia Ambu, Antonio Pinese, alla già citata Alessandra Farris di lavorare a questo progetto a cui poi si aggiungerà Leonardo Buffetti. Quell’anno, il 2015, IntendiMe si classifica al primo posto alla finale del ContaminationLab di Cagliari, ma non solo. Vince anche la Startup Cup Sardegna e il Premio Nazionale per l’Innovazione.

A maggio 2020 poi IntendiMe ottiene un investimento di 2,3 milioni euro da parte di VV3TT – Vertis Venture 3 Technology Transfer, fondo di venture capital con focus sul trasferimento tecnologico gestito da Vertis SGR con l’advisory esclusiva di Venture Factory.

Infine, il mese scorso, IntendiMe ha lanciato il KitMe, il sistema di dispositivi pensato per le esigenze delle persone sorde. Insieme al Kit, IntendiMe ha lanciato anche PremiaMe, il concorso che mette in palio sia il dispositivo fisico che l’abbonamento al servizio.

IntendiMe - founder

I tre founder di IntendiMe: Giorgia Ambu, Antonio Pinese e Alessandra Farris.

Durante l’appuntamento abbiamo ripercorso insieme a Alessandra il percorso di IntendiMe in un’ottica di give back. Cioè restituire sotto forma di racconto cosa in questi anni Alessandra e tutto il team di questa startup ha imparato dal proprio percorso imprenditoriale.

Abbiamo dedicato particolare attenzione al rapporto che il team di IntendiMe ha creato con gli investitori. Un rapporto lontano dallo stereotipo classico di chi una volta messi i soldi pretende di avere l’ultima parola.

Puoi vedere l’appuntamento di Casi Studio completo in modo molto semplice: basta effettuare una donazione di almeno 15€ + I.V.A. a Start Me Up attraverso Patreon. L’accesso alla community dà la possibilità di vedere anche le registrazioni di tutti gli altri contenuti speciali realizzati in questi mesi.

Dona adesso e vedi l’appuntamento di Casi Studio

Cosa è Casi Studio?

Grazie a Casi Studio puoi scoprire le strategie che hanno permesso alle startup di successo di crescere. Mese dopo mese, i founder di alcune tra le migliori startup del Sud Italia raccontano ai membri della community di Start Me Up le mosse e le strategie che hanno permesso ai loro progetti di portare valore a sempre più persone.

Dona almeno 15€ (+ IVA): avrai accesso all’archivio dei Casi Studio passati.

Fai la tua donazione e accedi all’archivio di “Casi Studio”

Cinque notizie dal mondo dell’innovazione del Sud Italia

Apriamo il mese di ottobre con una finestra – o meglio, una camera – su ciò che è successo nel mondo dell’innovazione del Sud Italia. C’è un nuovo bando di Invitalia mentre il fenomeno South Working continua a fare discutere. In più le startup del Sud Italia continuano a distinguersi tra premi, nuovi prodotti e nuovi servizi.

Bravo Innovation Hub al via con una call da 20.000€ per le startup culturali del Sud

Bravo Innovation Hub tra le Cinque notizie dal mondo dell’innovazione del Sud Italia

Si chiama Bravo Innovation Hub ed è l’acceleratore d’impresa di Invitalia dedicato alle imprese innovative del Mezzogiorno. La sede è a Brindisi, presso il settecentesco Palazzo Guerrieri, che si trasforma così in un vero e proprio centro di innovazione, ricerca e sviluppo.

“La progettazione e gestione dei programmi tematici – si legge sul sito di Invitalia – sono affidate ad acceleratori di livello nazionale o internazionale selezionati da Invitalia con bando pubblico sulla base delle competenze possedute. Anche le imprese destinatarie dei programmi sono selezionate da Invitalia con avviso pubblico.”

E fino al 3 novembre è possibile candidare il proprio progetto al programma di accelerazione “Bravo Innovation Hub + Turismo + Cultura” promosso da Invitalia, Fondazione Giacomo Brodolini e Destination Makers.

Il programma mette in palio 20.000€ ed è pensato per supportare startup e nuove imprese a velocizzare l’ingresso nel mercato. L’attività delle imprese partecipanti che devono avere sede in una delle Regioni del Sud Italia deve riguardare soluzioni innovative per la filiera turistico-culturale.

Tutte le info su Bravo Innovation Hub sono qui, mentre qui è possibile leggere i dettagli di Bravo Innovation Hub + Turismo + Cultura.

Si continua a parlare di South Working

Mentre il primo Sea Worker è pronto a salpare, si continua a parlare più o meno bene di South Working. È un segno che l’argomento è importante e pone degli interrogativi interessanti per come fino ad oggi abbiamo inteso il mondo del lavoro e dell’innovazione nel nostro Paese.

Riassume bene l’idea che ci siamo fatti anche noi del fenomeno Ilaria D’Auria che, ripercorrendo la propria esperienza personale, racconta in questo articolo su Medium cosa è stato per lei il South Working.

Delle quattro domande che l’autrice pone alla fine dell’articolo ci ha colpito la prima “Come cavalcare l’onda dell’effetto “wow”, senza ridurre il Sud ad una cartolina?”. Non che le altre non siano meno interessanti ma ci sembra che di tutto il fenomeno South Working il racconto che spesso troviamo nelle varie testate che affrontano questo argomento si riduca a “al Sud si lavora al sole e al Nord con la nebbia”.
Il South Working è una proposta per riportare a casa quel capitale umano che – nato in un luogo – oggi è costretto a lavorare altrove senza dover rinunciare al proprio posto di lavoro. È qualcosa di impensabile fino a qualche anno fa e sarebbe il primo passo per ripopolare un Sud Italia che invecchia sempre più. Inoltre, questa modalità lavorativa permetterebbe di alimentare una massa critica che in questi anni è mancata al Sud Italia e così attivare nuovi modelli di sviluppo.
Ce lo ha spiegato la stessa Elena Militello – ideatrice e promotrice del fenomeno – qualche mese fa ai nostri microfoni.

MegaRide è la startup con i migliori risultati sul mercato del 2020

MegaRide vincitrice IMSA tra le Cinque notizie dal mondo dell’innovazione del Sud Italia

MegaRide vince l’IMSA 2020. L’Italian Master Startup Award è il premio che decreta la migliore startup venuta fuori da un progetto di ricerca che è riuscita a farsi valere nel proprio mercato di riferimento.

MegaRide è risultata la prima grazie al lavoro compiuto in questi anni nel campo dell’automotive, sviluppando modelli avanzati per la simulazione in real-time di dinamica veicolo su strada e realizzando prodotti software per l’ottimizzazione delle prestazioni dei veicoli e della mobilità smart.
Un percorso partito all’interno dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con cui continua a collaborare per gli aspetti riguardanti la ricerca, e che ha portato MegaRide a collaborare con aziende del calibro di Maserati o Ducati (nel campo della Moto GP), giusto per dire solo due nomi.

Il rapporto azienda/ricerca è stato ampiamente trattato quattro anni fa nell’intervista che abbiamo registrato insieme a Flavio Farroni, cofondatore di MegaRide.

Intendime lancia il suo kit e un contest per averlo

Kit Intendime tra le Cinque notizie dal mondo dell’innovazione del Sud Italia

IntendiMe è una startup sarda che si occupa di offrire un servizio alle persone sorde. Attraverso un sistema di smartwatch e sensori il servizio permette a chi ha problemi di udito di avere pieno controllo degli oggetti della propria casa. La scorsa settimana il team ha finalmente realizzato il kit che permetterà di fruire del servizio e presto sarà disponibile sul mercato. È stato lanciato nel frattempo un contest che permetterà di vincere il kit e l’abbonamento al servizio per un anno.

IntendiMe è stata una delle prime startup passate dai microfoni di Start Me Up. La notizia del kit ci dà la possibilità di riascoltare l’intervista che Alessandra Farris – founder di IntendiMe – ha rilasciato qualche anno fa.

SERP Checker 360° ultima novità in casa SEO Tester Online

SERP Checker tra le Cinque notizie dal mondo dell’innovazione del Sud Italia

SEO Tester Online, startup con sede a Catania, ha aggiunto un nuovo strumento alla sua offerta (che era già molto ricca). Si chiama SERP Checker 360° ed è disponibile in versione beta.
SERP Checker 360° permette di analizzare la SEO dei propri competitor su Google, Bing, Yahoo & Yandex. Ed è quindi un valido aiuto per migliorare il proprio posizionamento analizzando:

  • I backlink e l’authority dei risultati in prima pagina;
  • Le strategie di SEO Copywriting usate dai propri competitor;
  • L’engagement sui social dei contenuti presenti in SERP.

Abbiamo ospitato più volte SEO Tester Online a Start Me Up, l’ultima in ordine di tempo è stato durante l’appuntamento di Casi Studio di marzo, quando Giancarlo Sciuto ha raccontato alla nostra community come questo team ha costruito da zero un tool digitale che sta letteralmente spopolando.

SEO Tester Online tra le cinque notizie dal mondo dell'innovazione del Sud Italia

In copertina, il team di MegaRide

35. La tua salute dipende dalle tue abitudini: sii virtuoso



Quali sono le abitudini che ci aiutano a migliorare il nostro stato di salute? Una app ci aiuta a trovarle. Si chiama Virtuoso, arriva dalla Sardegna ed è uno dei progetti che si è aggiudicato il Premio “dall’idea all’impresa”, uno dei riconoscimenti inseriti all’interno del Premio Gaetano Marzotto 2018. Ne parliamo in questo nuovo podcast di Start Me Up con uno dei fondatori, Lorenzo Asuni.

Abitudini salutari grazie a premi e inter operatività

Lorenzo ci spiega come funziona Virtuoso: come cioè questa app grazie a un sistema di premi, permette ai propri utenti di abituarsi a compiere comportamenti utili per la propria salute, virtuosi, appunto!
La particolarità di Virtuoso è la sua inter operatività con le altre app della salute: una condizione non necessaria per il corretto funzionamento di Virtuoso, ma consigliata, visto che i premi migliori si possono avere solo grazie ai dati che queste altre app registrano.

Il business da far crescere all’interno di The Net Value

Il modello di Virtuoso ha convinto la giuria del Premio Gaetano Marzotto e permette al team sardo di ricevere un riconoscimento in denaro e un percorso di mentorship e di affiancamento all’interno dell’incubatore The Net Value di Cagliari. Nei prossimi mesi il team di Virtuoso lavorerà sull’internazionalizzazione del prodotto, cercando di conquistare i mercati esteri. I risultati che arrivano dall’Italia sono incoraggianti, ci dice Lorenzo, visto che soprattutto nelle ultime settimane i download sono cresciuti in modo spontaneo e senza una campagna di marketing dedicata. Inoltre, il team di Virtuoso si ritroverà a lavorare alla piattaforma e al coinvolgimento dei propri utenti. In che modo indurre le persone a compiere azioni utili per la propria salute? Già in passato Virtuoso ha collaborato con alcune università, adesso il team vuole mettere a sistema questo aspetto.

La citazione di Lorenzo di Virtuoso

App della salute: un mercato in crescita

L’ambito della salute, quello cioè dove opera Virtuoso, ha giocato a favore della startup cagliaritana visto che il tema è uno dei più attuali ed in crescita. Basti pensare al proliferare dei sistemi di monitoraggio dei comportamenti delle persone come i braccialetti o gli smartwatch. Inoltre Lorenzo precisa che restare a Cagliari – dove Virtuoso è nato – per sviluppare il proprio progetto non è certo un limite, anzi! La Sardegna fa parte di Virtuoso che aspira, come ogni progetto digitale, a conquistare mercati internazionali. In più Virtuoso funziona anche su chi lo ha inventato! Non potevamo infatti non chiedere a Lorenzo quali fossero gli effetti della app sulle sue abitudini e sulla sua salute. E a quanto pare funziona…


Foto di Form via Unsplash

Ti è piaciuto questo podcast? Scrivi una recensione su iTunes!

Ascolta la playlist con le canzoni scelte dagli ospiti di Start Me Up.

Torna Merck For Health, l’hackathon dedicato all’healthcare e all’innovazione

Il 4 e il 5 novembre 2017 ritorna a Roma la seconda edizione di Merck For Health, un hackathon dedicato all’healthcare e all’innovazione tecnologica, promosso da Merck, in collaborazione con HealthwareLabs e Digital Magics HealthTech.

Start-up, giovani talenti, professionisti della salute, designer, developer, esperti di marketing & comunicazione, con il supporto di mentor d’eccezione, esperti di digital health e innovazione tecnologica, avranno il compito di ideare e sviluppare soluzioni innovative per la salute. In palio un grant in denaro e l’opportunità di partecipare ad eventi internazionali e a programmi di accelerazione e incubazione.

Continua a leggere su hackmerck17.it.

Un anno fa la nostra intervista a Alessandro D’Annibale.

Avevamo parlato di Merck for Health più di un anno fa, quando, durante la promozione del bando dello scorso anno gli organizzatori avevano fatto tappa all’Impact Hub di Bari. In quella occasione avevamo ospitato Alessandro D’Annibile, responsabile dei format di open innovation di H-Farm. Clicca sul player per ascoltare il podcast.

Foto di Matt Briney vista su Unsplash

Settore health: due bandi per startup in scadenza a aprile

Il Consorzio ARCA in qualità di RIS coordinator per le attività dell’EIT Health 2017 per la Sicilia, promuove due bandi nel settore health entrambe con deadline il 30/04/17 alle ore 16.00.

Innostars Awards 2017

Attraverso le attività dell’EIT Health Accelerator, InnoStars offre un’esperienza ed un’occasione unica per sviluppare e lanciare la propria attività, entrare in contatto con una rete internazionale di eccellenza, trovare investitori e clienti, nonché di esplorare nuovi mercati per il lancio del proprio prodotto o servizio. Attraverso il programma Innostars, EIT Health fornisce l’opportunità di trasformare idee innovative in prodotti vendibili sul mercato, fornendo attività di supporto per la fase di lancio e di sviluppo sfruttando l’eccezionale potenziale di mercato apportato dalla sua rete europea di membri. EIT Health prevede il finanziamento di aziende emergenti e di PMI che siano in grado di sviluppare nuovi prodotti e servizi per i settori di interesse di EIT Health. Lo scopo del finanziamento è quello di accelerare l’ingresso sul mercato della nuova soluzione offerta e creare nuove attività economiche.
Il finanziamento di InnoStars Awards è rivolto ad aziende già costituite (o che si costituiranno entro il 15 Giugno 2017) che hanno un prototipo pronto per essere lanciato sul mercato.

Scopri di più…

European Health Catapult 2017

La call di di European Health Catapult si rivolge ad aziende che possono vantare un prototipo che ha già superato le fasi di test e validazione, e che intendono proporlo su mercati europei. Eit Health offre ai partecipanti l’opportunità di presentare il proprio prodotto ad esperti ed investitori, esplorare nuovi mercati, nonché aumentare le vendite sfruttando lo straordinario potenziale di innovazione e conoscenza del mercato della sua rete europea di membri. La struttura del mercato della sanità è piuttosto frammentata e varia da paese a paese; differenti esigenze dei mercati locali e contesti normativi diversi possono essere un ostacolo nella fase di ingresso nei mercati internazionali di assistenza sanitaria: EIT Health aiuterà i partecipanti a superare queste barriere, fornendo servizi di alto livello per la creazione d’impresa nonché fornendo loro supporto durante gli eventi di matchmaking internazionale, al fine di trovar loro partner affidabili all’interno dell’esclusiva comunità imprenditoriale dei Membri di Eit Health.

La call si rivolge ad aziende dei settori biotech/medtech/digital (con meno di 50 dipendenti) che abbiano almeno 1 cliente pagante e che intendano esplorare nuovi mercati europei.
Il primo premio è un grant di € 50.000, il secondo € 35.000, il terzo € 25.000.

Scopri di più…

Il Consorzio EIT Health deriva dall’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT), ed offre le migliori expertise nel settore della ricerca, dell’istruzione superiore e del business. Con un bilancio di 2 miliardi di euro nel prossimo decennio, EIT Health intende investire nei migliori talenti imprenditoriali e nelle migliori menti creative in Europa per favorire lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti e servizi nel settore della salute, affrontando le sfide imposte dal cambiamento demografico e dall’invecchiamento della società.

Nell’EIT – European Institute of Innovation and Technology converge il triangolo della conoscenza fatto di impresa, istruzione e ricerca che compone le partnership multidisciplinari dinamiche note come Comunità della conoscenza e dell’innovazione CCI. Arca, riconosciuta come polo di innovazione avrà il compito di promuovere e connettere a livello europeo il piano regionale per l’innovazione nell’ambito Health promuovendo e supportando la nascita e la crescita di nuove aziende in questo settore.

Capri Startup 2016: vince Wallfarm. Lo speciale targato Start Me Up



Una settimana fa si è svolto Capri Startup, evento dedicato al mondo startupper inserito nel consueto incontro dei Giovani di Confindustria. Al contest hanno partecipato 12 startup, selezionate tra tutte le domande che sono arrivate da ogni parte di Italia. Le categorie di partecipazione erano quattro: Agrifood, eHealth, Smart Manifacturing e Tourism. Per Start Me Up ho fatto una selezione e ve ne presento quattro.

Le startup che hanno partecipato a Capri Startup (e che trovate in questo podcast)

Wallfarm

Il podcast si apre con il vincitore assoluto della competizione (ce ne è stato uno per ogni categoria), Jacopo Teodori di Wallfarm, soluzione che permette di monitorare con facilità orti casalinghi che si basano su culture idroponiche e aeroponiche. I ragazzi hanno sviluppato per conto di Barilla One, un sistema che permette all’azienda di controllare le piantagioni di ortaggi a fusto alto (tipo i pomodori). Al momento sono impegnati nello sviluppo di LIA – la parte di automazione all’interno di One – per permettere a chiunque di coltivare utilizzando il loro sistema. Per saperne di più su Wallfarm vi consiglio di visitare il loro sito.

Lifetool

Dire che Lifetool sia solo un braccialetto che vi permette di tenere sotto controllo il vostro stato di salute è riduttivo. Il segreto è il collegamento con la piattaforma a cui il braccialetto è collegata e che è centrale per il suo corretto funzionamento. Lo spiega per bene Giuseppe Corvino, il secondo ospite di questo podcast. I ragazzi sono contenti di aver ricevuto ottimi pareri a Capri e con il prototipo di Lifetool sono pronti a investire anche di tasca propria per portare avanti il progetto. Al momento i ragazzi stanno lavorando al sito, per chi li volesse contattare basta inviare una mail.

mammacult.com

Un marketplace dedicato alle attività per il tempo libero da fare in famiglia: è questo in estrema sintesi mammacult.com, che da Capri torna con il premio come migliore progetto nella categoria turismo. Lo dice soddisfatta Francesca Camerota che spiega come le attività siano classificate secondo quattro categorie specifiche: Tour, kidslab, party e outdoors. Ma non solo! Su mammacult.com ogni proposta è suddivisa anche per età, per venire così incontro alle esigenze delle famiglie con bambini di ogni età. Tutte le attività presenti sono proposte da operatori che operano da tempo nel settore del turismo per famiglie. Il sito, manco a dirlo è mammacult.com.

Asepa Energy

Per la prima volta si è trovata all’interno di uno startup contest ma Asepa Energy è una azienda che nata nel 2008 e che opera nel settore dell’impiantistica industriale e civile, specializzata in nell’installazione di impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili. A Capri ha presentato Solar fertigation, un sistema che mette insieme irrigazione e fertilizzazione sfruttando fonti rinnovabili. Spiega tutto Sergio Strazzella, a capo di Asepa Energy, che è l’ospite di questo quinto podcast di Start Me Up. Il sistema, se integrato con altre soluzioni può arrivare a sfruttare anche quei terreni che non sono serviti dalla corrente elettrica tradizionale: una soluzione non da poco, se si pensano a alcune aeree del nostro pianeta attualmente incolte per questo motivo. Presto Solar Fertigation sarà una startup innovativa e avrà un sito, al momento tutte le informazioni sono su asepaenergy.it.

Piaciuta la puntata?

Se la risposta è si, non tenerti tutto dentro: vota e recensisci il podcast su iTunes.

Se poi non vuoi perderti neanche una puntata abbonati e ricevi i file direttamente sul tuo smartphone. Clicca qui se usi iTunes, o usa il feed RSS se sei un utente Android (qui trovi una serie di player che puoi scaricare gratuitamente per sentire i podcast dal tuo smartphone).

Le citazioni degli ospiti di questo podcast

La foto di copertina è stata presa qui