Le startup italiane fanno fatica a crescere?



Se fino a qualche anno fa, l’obiettivo dell’ecosistema startup italiano era quello di trovare il suo primo unicorno, oggi la questione è un’altra. Una startup che nasce in Italia, che poi si sposta all’Estero e da lì realizza la propria exit può essere considerata italiana?

In questo podcast non entriamo nel merito dell’annoso dibattito (che si ripete come un mantra ogni volta che si verifica un avvenimento del genere), ma ci siamo piuttosto chiesti: “Il mercato italiano ha un problema con la crescita delle startup?”

La domanda arriva da Fabio Sferruzzi CEO di Echoboost e Daniele Mogavero, fondatore di Hi founder, che hanno co-prodotto questo podcast. Oltre a loro, in questo episodio, per trovare una risposta convincente a questa domanda abbiamo chiesto un parere anche a Lucrezia Lucotti di 360 Capital e Silvia Mion di H-FARM.


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Un ecosistema non (ancora) focalizzato sulla crescita

Per capire se e perché una startup italiana faccia fatica a crescere è necessario guardare all’ecosistema in cui si muove. Secondo Fabio Sferruzzi quello italiano non è un ecosistema focalizzato sulla crescita. A suo avviso infatti, gli attori che lo compongono non fanno abbastanza per supportare le startup nella fase post lancio. C’è poi un problema di “cultura”, come dice Daniele Mogavero, che spesso vede tra gli startupper e i founder la volontà di voler crescere, ma senza una conoscenza adeguata per farlo.

I due hanno messo in piedi un questionario per capire quali possano essere i bisogni e le necessità delle startup italiane in fase di crescita. Se ti va di contribuire puoi dire la tua.

La raccolta dei capitali è un processo ancora troppo lento e la capacità di “fare rete”

Visto che il tema è la crescita, il primo punto che ci sembrava importante trattare è quello della raccolta di capitali. Abbiamo perciò parlato con Lucrezia Lucotti di 360 Capital che lavora tra Italia e Francia. La sua prospettiva è interessante perché può mettere a confronto i due mercati. A suo giudizio l’ecosistema italiano è ancora troppo lento, un fattore che non può che penalizzare chi vuole crescere tanto e subito come chi fa startup. Uno degli ostacoli alla lentezza della crescita secondo lei è poi l’ossessione che molte delle startup italiane hanno per il B2C. Il voler vendere al dettaglio si porta dietro spesso tanto lavoro di marketing e comunicazione a fronte di ricavi che arrivano con tempi lunghi (sempre che arrivino, è ovvio).

C’è però il mondo della ricerca e degli spinoff che, secondo Lucrezia, può davvero permettere all’Italia di fare la differenza nei prossimi anni. Sarà determinante il supporto che la filiera che sta tra gli startupper e gli investitori saprà dare all’intero comparto. Stiamo parlando di enti come acceleratori e incubatori e qui entra in gioco l’ultimo ospite di questo podcast, Silvia Mion di H-FARM.

Quando parliamo di crescita e startup Silvia non ha dubbi: il “fare rete” è l’elemento che non può mancare. Lo sa oggi che si occupa dei processi di open innovation all’interno di H-FARM, ma lo ha compreso negli anni in cui ha frequentato l’incubatore veneto come startupper.

Alla luce di questa doppia esperienza, ha maturato la convinzione di come sia necessario abbattere l’individualismo che caratterizza l’ambiente startup italiano. Questa “lotta” può essere affrontata in primis proprio dagli incubatori e acceleratori che hanno il compito di connettere le startup tra loro e con il resto delle imprese. Questo mondo infatti oggi è sempre più disposto a introdurre processi innovativi nel proprio lavoro quotidiano.

Una piccola nota conclusiva

Questo è l’ultimo episodio di Start Me Up della stagione e forse l’ultimo in generale. Ho infatti deciso di mettere in pausa l’avventura che è iniziata nel 2014 e che per 8 stagioni ha prodotto in modo più o meno regolare più di 300 podcast.

Dire che è stata un’esperienza pazzesca sarebbe sminuire tutto quello che in questi anni ho vissuto: non riesco a pensare a quanti progetti, amicizie e “cose” sono nate parlando dietro i microfoni di Start Me Up.

Ringraziare tutti uno per uno sarebbe impossibile: dico solo che è stato bello contare sul supporto di chi ha contribuito in qualsiasi modo alla riuscita di questo podcast. Grazie anche a chi lo ha ascoltato, anche solo per un minuto, e a chi lo ha commentato e condiviso. Niente era dovuto e tutto è stato più che apprezzato!

Start Me Up tornerà, ne sono certo, in un modo che ancora non so bene quale sarà. Nel frattempo, gli episodi saranno online e potrai ascoltarli come hai fatto sempre.

Alla grande!

Fabio


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Foto di copertina di micheile dot com via Unsplash.

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Programmatori e progettisti per costruire una Sicilia diversa



Seconda parte dello speciale formazione in Sicilia (qui la prima parte). Protagoniste di questo podcast due realtà che lavorano in modo diverso ma che condividono un obiettivo di fondo: immaginare una Sicilia e un Sud Italia diverso.

Develhope mette insieme il bisogno delle aziende alla ricerca di personale qualificato e la voglia di chi vorrebbe studiare per migliorare le proprie competenze ma non ha la possibilità di farlo. Abadir invece è una accademia che dieci anni fa ha deciso di puntare sul design e la comunicazione.

Ne parliamo con Alessandro Balsamo e Lucia Giuliano.


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Paghi solo se vieni assunto: la scommessa sociale di Develhope

Mettere insieme la domanda e l’offerta abbattendo le soglie di ingresso. Si potrebbe sintetizzare così la scommessa di Develhope che da Palermo forma sviluppatori in sei mesi senza chiedere un pagamento ai suoi studenti. O meglio, glielo chiede, ma solo dopo che questi hanno trovato il primo impiego.

Come racconta Alessandro Balsamo in questo secondo podcast dedicato alla formazione in Sicilia, questo espediente responsabilizza sia la figura da formare che la scuola stessa.
Inoltre, riveste la scuola di una mission che è prettamente sociale, visto che i dati sulla disoccupazione in Sicilia e al Sud Italia non sono del tutto incoraggianti (vedi qui cosa dice l’Istat). E puntare su una professione come quella dello sviluppatore dà qualche chance in più visto che è un tipo di lavoro che sarà sempre più richiesto (qui la ricerca di Microsoft citata nel podcast).

La citazione di Alessandro di Develhope sulla formazione in Sicilia

Seppur gratuito, il corso non è affatto una passeggiata. La selezione e il lavoro che aspetta le classi che studiano da Develhope è fatto di corsi e prove sul campo. Come sempre la regola è quella: prima fai, prima sbagli e prima impari.

La prossima classe è attualmente in formazione e ci si può candidare entro il 28 giugno sul sito della scuola.


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Imparare a progettare per creare e comunicare in modo migliore

Lucia Giuliano dal 2010 dirige Abadir, l’accademia di design e comunicazione con sede a Catania. Anche Abadir nasce da una scommessa. Una scommessa fatta all’incirca dieci anni fa quando si decise di mettere da parte materie come il restauro e i beni culturali per far posto al design e alla comunicazione. Da circa dieci anni quindi gli studenti e le studentesse di Abadir si dedicano allo studio dei processi che stanno dietro la comunicazione visiva e digitale.

La cultura del progetto è alla base dell’insegnamento di Abadir. Lo dice espressamente Lucia, sottolineando quanto ce ne sia bisogno in Sicilia (e al Sud Italia, aggiungiamo noi). E lo dimostra anche la storia di Abadir e alcune sue iniziative, una per tutte, Sicilia Felicissima (qui il sito del concorso).

La citazione di Lucia di Abadir sulla formazione in Sicilia

Nel podcast Lucia fa, tra le altre cose, un bilancio di questi dieci anni. Non anticipiamo nulla se non che gli impatti, per questo tipo di iniziative, sono decennali. E prima di vederli nei territori, si vedono nelle persone.

Bisogna lavorare molto sulla cultura del progetto per far pesare il senso del progetto in tutto quello che facciamo: lo dice Lucia nel podcast. Serve per capire meglio la realtà che ci circonda e interpretarla nel modo migliore.


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Questo podcast fa parte di uno speciale dedicato alla formazione in Sicilia (qui puoi ascoltare il podcast numero 1) ed è realizzato grazie a:


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Nella foto di copertina, l’opera Cosmogonia Mediterranea di Domenico Pellegrino, in una foto di Thamara Emanuele.

La formazione per mettere la Sicilia al centro dell’area del Mediterraneo.



Scegliere la Sicilia per la propria formazione è qualcosa che fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile dire. Oggi non è più così e lo racconto in questo podcast. I protagonisti sono Camilla Fortunati di Ortygia Business School e Marco Imperato di Edgemony.

Le rispettive scuole (che in realtà solo scuole non sono) lavorano affinché il capitale umano presente al Sud Italia sia in grado di affrontare le sfide offerte da contesti complessi. Con approcci e verso target diversi Ortygia Business School e Edgemony condividono il sogno di mettere la Sicilia al centro dell’area del Mediterraneo.


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Una scuola per i manager delle aree complesse

La fondazione Ortygia Business School nasce dall’iniziativa dell’economista italiana Lucrezia Rechlin. Insieme al professore Francesco Drago e l’avvocato Piero Filloley ha creato un polo formativo al centro del Mediterraneo per i manager che desiderano operare in “Paesi caratterizzati da una forte complessità di tipo politico, economico e sociale”. Nel tempo l’offerta formativa della scuola si è allargata alle piccole e medie imprese, soprattutto quelle a conduzione familiare, con programmi dedicati al passaggio generazionale e la leadership femminile.

L’intento di Ortygia Business School è duplice: attrarre talenti e imprese nell’Area del Mediterraneo per contrastare l’emorragia di capitale umano e promuovere attività di valore per lo sviluppo del territorio.

Formazione di qualità, parità di genere e svolta sostenibile: Manifesto Capitale Umano Sud.

A seguito del primo lockdown, Ortygia Business School si è fatta promotrice di una serie di incontri online che durante i quali sono stati coinvolti i partner della rete della scuola. Da questi incontri è nato il Manifesto Capitale Umano Sud.

Il documento si regge su tre direttive principali: formazione di qualità, parità di genere e svolta sostenibile. Per quanto l’impegno della scuola sia rivolto al Sud Italia, i promotori sono convinti che “un nuovo impegno per il Sud sia la via da percorrere per riavviare l’intero Paese”. Naturalmente ciò non può essere fatto senza coinvolgere il capitale umano presente soprattutto nel Sud Italia.

La citazione su formazione in Sicilia di Camilla di Ortygia Business School

Studentesse e manager a confronto per crescere professionalmente

Diretta conseguenza del Manifesto Capitale Umano Sud è il programma YEP. YEP è un acronimo che sta per Young Women Empowerment Program ed è un programma che ad oggi ha coinvolto 150 studentesse iscritte ad un percorso di Laurea Magistrale STEM delle principali Università del Sud. A ciascuna è affidata una mentor con cui confrontarsi sul proprio sviluppo professionale e formativo. Le mentor arrivano dalle principali aziende partner della scuola e vengono scelte in base alle aspettative e i progetti delle studentesse.

Nel podcast, Camilla Fortunati, racconta i benefici e il successo delle due edizioni di YEP, mettendo in evidenza i motivi che hanno spinto Ortygia Business School ad affidarsi al mentoring come metodo di lavoro. In più, sottolinea la caratteristica che le studentesse di YEP condividono.


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Sicilia hub mediterraneo del digitale: la sfida di Edgemony.

Il motto che descrive Edgemony è “An Human Accelerator”. E dietro c’è Marco Imperato (sì, quel Marco Imperato che abbiamo conosciuto qui e qui) insieme a Daniele Rotolo. Entrambi, forti dell’esperienza in Mosaicoon, hanno deciso di mettere le loro conoscenze e il loro network al servizio di una mission: rendere la Sicilia un hub per i lavoratori del digitale.

Per farlo hanno messo in piedi un team di sviluppatori che lavora per una startup in Silicon Valley e un coding bootcamp che, ciclicamente, forma sviluppatori (una delle figure più richieste nel mondo del digitale). Hanno realizzato un master in digital marketing (giunto alla seconda edizione) che ha visto il coinvolgimento dei principali attori del mondo del digitale.
Infine, in collaborazione con l’altro prodotto portato avanti da Marco Imperato, Product Heroes, edgemony forma i dipendenti di alcune grandi aziende italiane su Product Management e OKR.

Impara, fai e sbaglia: velocemente, se possibile.

L’intera offerta formativa di Edgemony parte da Palermo: “Una cosa impensabile fino a qualche anno fa”, dice Marco nell’intervista. Sia per il tipo di pubblico a cui la scuola si rivolge ma anche per i docenti/mentor che vengono coinvolti.

La citazione su formazione in Sicilia di Marco di Edgemony

Gli studenti di Edgemony sono persone che già lavorano nel mondo del digitale o chi ha deciso di voler cambiare ambito e ha intrapreso il cosiddetto “re-skilling”, cioè il voler imparare nuove competenze per poter sperimentare nuovi ambiti lavorativi. Sono per lo più siciliani e tanti sono tornati a Palermo – dice Marco – a causa della pandemia da Covid-19. Per loro Edgemony è un vero e proprio nuovo punto di partenza.

La forza di Edgemony sta nel network di docenti che ti mette a disposizione. Ma, come ogni cosa, non è tanto ciò che possiedi ma come lo “utilizzi”. Marco sottolinea questo aspetto nell’intervista dicendo che ogni mentor/docente porta non solo la propria esperienza ma anche la mentalità che ha imparato in azienda. L’offerta formativa di Edgemony non mira infatti all’insegnamento di nozioni ma vuole dare la possibilità alle studentesse e agli studenti di imparare, mettere in pratica ciò che hanno imparato e, soprattutto, sbagliare. Il tutto in un loop continuo e possibilmente, da fare nel modo più veloce possibile.


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Foto di copertina, via.

I Cavalieri Digitali quest’anno ti aspettano intorno alla loro tavola rotonda

È una vera e propria tavola rotonda quella che il 16 e il 17 ottobre verrà allestita per chi vorrà saperne di più sul marketing digitale. Una tavola accessibile anche da remoto per chi, in quei giorni non potrà raggiungere la “compagnia” a Capo d’Orlando, in provincia di Messina. Ad organizzarla sono i Cavalieri Digitali e sia che tu voglia farne parte da remoto o in presenza Start Me Up ti dà la possibilità di partecipare a un prezzo scontato.

Accesso alle competenze digitali a due passi dal mare

Il gergo medioevale è d’obbligo, lo usiamo ormai da tre anni, da quando cioè ha preso vita Cavalieri Digitali, l’iniziativa che vuole garantire l’accesso alle competenze digitali di qualità ai professionisti del Sud Italia senza obbligarli a viaggi lontani. E a due passi dal mare, visto che si svolge a Capo d’Orlando, stupenda cittadina sulla costa tirrenica a metà tra Messina e Palermo. L’edizione di quest’anno sarà una tavola rotonda, uno spazio di 100 posti che gli iscritti condivideranno con i Gran Maestri di questa terza edizione. Niente palco quindi, ma una formazione “alla pari” con tanto di esercitazioni pratiche. La tavola rotonda ti permetterà tra una lezione e l’altra di parlare e confrontarti con i formatori e il resto dei partecipanti su casi studio reali.

I temi di questa terza edizione spazieranno da lead generation, UX writing e neuromarketing con un occhio all’uso di strumenti come Google Ads e Linkedin. Qui tutti i nomi dei Gran Maestri e gli argomenti di questa terza edizione. In più, tutti i partecipanti alla tavola rotonda accederanno ai contenuti online sia gratuiti che a pagamento che i Cavalieri Digitali hanno prodotto nei mesi scorsi.

Start Me Up ti fa sedere alla Tavola Rotonda a prezzo scontato

L’ingresso alla tavola rotonda dei Cavalieri Digitali è riservato a solo 100 persone ed è a pagamento. Il prezzo finale dell’evento è di 190€ ma chi segue Start Me Up potrà accedere all’evento a soli 99€. Come? Basta mandare una mail e farne esplicita richiesta.

Richiedi il tuo codice sconto adesso

Cavalieri Digitali è un progetto nato tre anni fa da Anna Rachele Caporlingua e Federico Rinoldo dell’agenzia Sintagma. Un evento che seguiamo con affetto dalla prima edizione e che siamo felici di supportare e promuovere. Nel tempo Cavalieri Digitali è cresciuto nei temi e in prestigio, mantenendo inalterato l’obiettivo di portare con serietà le competenze pratiche e specifiche di marketing digitale al Sud Italia. È cresciuto nonostante gli organizzatori ci tengano a sottolineare che il loro è l’evento più piccolo e intenso del Sud Italia. Per questo devi garantirti il tuo posto alla tavola rotonda oggi stesso.

It’s all about the budget: il web cafè di agosto!

Ci sono un sacco di giochi di parole che si possono fare con budget, soldi e agosto. Ma per invogliarvi a vedere il web cafè di questo mese non ricorreremo a mezzi di questo tipo. Sappiate solo che con noi c’è stato Giuseppe Arrigo, founder di Ardeek e co-founder di Startup Messina (per citare solo due dei progetti a cui ha dato vita) che ha parlato di come calcolare il budget perfetto per la nostra idea di impresa. E detto così sappiamo già di avervi convinto.

Di cosa parliamo quando parliamo di budget?

Se parliamo di impresa, startup ma anche solo innovazione non possiamo prescindere dal budget. I soldi servono per fare in modo che una qualsiasi idea possa stare in piedi, ma siamo sicuri che basti essere consapevoli di ciò? Per questo motivo nel corso dell’incontro abbiamo rivolto a Giuseppe alcune domande che ruotano intorno al mondo startup quando si parla di budget. La prima, la fondamentale, se vogliamo la più importante di tutte: ma per partire con una idea di impresa di quanti soldi ho bisogno? Sempre che per partire con un nuovo progetto siano necessari dei soldi (almeno all’inizio). Ci siamo interrogati anche sui vari modi in cui è possibile avere del denaro da usare per il proprio progetto e abbiamo analizzato le varie forme di finanziamento e investimento (perché sì, c’è differenza tra l’uno e l’altro).
Insomma, un web cafè che cerca come al solito di dare risposte concrete ai dubbi di chi vuole fare impresa.

link al webcafe sul budget di Giuseppe Arrigo

Chi è Giuseppe Arrigo?

Giuseppe Arrigo ci parla di budgetIT solution architect per passione, oltre che per lavoro, e da qualche anno imprenditore seriale quasi per caso. Oggi advisor presso l’incubatore Innesta del quale è cofounder, Giuseppe Arrigo ha iniziato il suo percorso professionale come consulente alla progettazione e l’integrazione di soluzioni IT. Nel 2010 è cofounder di Ardeek (società che si occupa di realizzare soluzioni web e fornire servizi IT nelle forme SaaS e PaaS con il brand keedra).
Nel 2013 contribuisce a fondare Startup Messina associazione di imprenditori e professionisti che diffonde e supporta la cultura d’impresa a Messina e provincia. Giuseppe si occupa principalmente di fattibiltà tecnologica e business validation.

Come vedere il web-cafè di Start Me Up sul budget?

I Web-cafè di Start Me Up sono dei brevi seminari (max 45 minuti) che si tengono online una volta al mese. Di volta in volta, cerchiamo di trattare con esperti del campo argomenti specifici e di interesse per chi fa innovazione e impresa. Chi partecipa ha la possibilità di porre domande, e proporre casi specifici. Un modo per veicolare conoscenza e competenze in una metodologia che non sia uno tanti (come il podcast), ma uno a uno. I web-cafè rientrano tra le ricompense di chi, mensilmente, dona almeno 15$ a Start Me Up attraverso Patreon: chi dona oggi ha accesso ai precedenti web-cafè.

Vedi il web cafè: ti basta fare una donazione

Il digitale ha i suoi cavalieri e tu puoi incontrarli in Sicilia

I cavalieri digitali tornano e per qualche settimana anche a un prezzo scontato. A 99,00 euro riuscirete a garantirvi un corso di formazione sul mondo digitale di due giorni. Le date sono l’11 e il 12 ottobre 2019 e il luogo è lo splendido Porto Turistico di Capo D’Orlando in Provincia di Messina.

Cosa è Cavalieri Digitali

Cavalieri Digitali è il corso sul digitale che tratta gli argomenti più importanti di questa complessa tematica: dalla scrittura per il web, alle ADS, passando per le tecniche più adatte per creare immagini e video per promuovere i propri prodotti, eventi o servizi nel mondo digitale. Otto relatori provenienti da tutta Italia condivideranno le proprie esperienze e saranno pronti a rispondere alle domande di chi parteciperà.

Cavalieri Digitali si rivolge agli studenti di comunicazione che vogliono approfondire queste tematiche ai professionisti del settore che vogliono aggiornarsi ed imparare nuove tecniche di promozione sul web e a tutti gli appassionati che vogliono gestire al meglio i propri canali digitali.

Marketing digitale: formarsi per usarlo al meglio

Arrivato alla sua seconda edizione, Cavalieri Digitali nasce con l’intento di abbattere le barriere d’accesso agli eventi di formazione per appassionati e professionisti del digitale del Sud Italia. Un esempio di come sia sempre necessario parlare e promuovere la formazione degli strumenti digitali. Strumenti che, come i nostri ascoltatori sanno, solo se maneggiati con cura possono fare la differenza per chi ha avviato un progetto di impresa.

Qualche giorno fa è stato reso noto il nome del primo cavalieri di questa nuova edizione di Cavalieri Digitali. Davide Bertozzi, copywriter e formatore già protagonista dell’edizione dello scorso anno. Presto saranno noti i nomi degli altri Cavalieri, per tutte le informazioni potete contattare gli organizzatori o visitare il sito cavalieridigitali.com.

06. Immigrati: non persone da aiutare, ma risorse su cui scommettere



I flussi migratori delle persone sono sempre più al centro del dibattito politico e sociale. Ogni giorno veniamo a conoscenza di storie di immigrati che decidono di lasciare il proprio paese per cercare una nuova vita in Europa. Se per alcuni questo fenomeno è diventato un vero e proprio strumento di propaganda politica, c’è chi invece ha deciso di investire su queste persone, offrendo loro ciò di cui hanno bisogno: la consapevolezza e la formazione per migliorare la propria condizione di vita. Tutto ciò viene fatto attraverso una app che si chiama Mygrants: ne parliamo in questo podcast con la co-founder Aisha Coulibaly.

Mygrants: formare, informare e favorire l’inserimento lavorativo degli immigrati

Chris Richmond e Aisha – i due founder di Mygrants – hanno racchiuso in una sola app gli aspetti fondamentali per formare gli immigrati. Si va da una scheda informativa sul diritto d’asilo a una dedicata alle sfide sociali, dove si raccontano le storie di imprenditori sociali che – nei loro paesi di origine – sono riusciti a operare un cambiamento reale attraverso le proprie azioni. E infine c’è la sezione dedicata all’imprenditoria, dove vengono raccolte tutte le informazioni relative al mondo dell’impresa. Da qui è possibile accedere ad una ulteriore sezione dove gli utenti (i trainees) possono scegliere se continuare a formarsi o iniziare uno stage lavorativo.
Mygrants opera con il più classico dei sistemi di gamification: i trainees avanzano solo se rispondono correttamente alle domande del modulo che viene affrontato.

Un modello virtuoso nella considerazione degli immigrati e nel modello di business

Uno degli aspetti più importanti – a nostro avviso – di Mygrants è la considerazione degli immigrati non come persone da aiutare, ma come risorse su cui scommettere. Un punto di vista che nella narrazione generalista spesso si perde ma che se si va a guardare la storia anche di altri Paesi ha dato dei frutti straordinari. Gli esempi sono tanti, pensiamo a Steve Jobs o Sergey Brin, per citare i più noti. Inoltre – come dice la stessa Aisha – non dobbiamo sottovalutare la condizione di immigrato che racchiude il più delle volte una spinta motivazionale molto forte che solo chi ha rischiato la vita per arrivare in un nuovo Paese ha: questo è un capitale che non va assolutamente sprecato. Inoltre Mygrants ha il pregio di aver strutturato il proprio modello di business sfruttando i fondi destinati alla formazione degli immigrati e – nel caso questi dovessero venire meno – il team ha già in serbo un nuovo revenue model al momento in via di sperimentazione. Infine, anche l’organizzazione di un evento come i Mygrants Days pone al centro della piattaforma gli utenti. Ogni anno infatti il team di Mygrants seleziona i trainees migliori e li raduna a Bologna chiedendo loro di inventare – attraverso un hackathon – nuovi servizi destinati alla formazione dei nuovi utenti.

La citazione di Aisha su Mygrants e immigrati

Se abbiamo deciso di raccontare la storia di Mygrants (se ascoltate il podcast sentirete anche come Aisha e Chris siano arrivati a creare questa app) è anche per dare un piccolo segno di speranza. È bello sapere che in un momento storico in cui c’è molto livore e odio verso gli immigrati c’è chi invece ha deciso di investire su di essi, offrendo loro la possibilità di costruirsi un futuro migliore: che, se ci pensate, è proprio il motivo per cui si sono messi in viaggio.


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Tre summer school a tema innovazione sociale al Sud Italia

L’estate sta diventando sempre più il momento ideale da dedicare allo studio e alla formazione, magari in posti pazzeschi. Noi abbiamo selezionato 3 summer school dedicate alla social innovation che si svolgeranno al Sud Italia. L’innovazione sociale è un campo sempre trasversale. Questi tre eventi ne sono la dimostrazione: in modo diverso affrontano temi importanti per lo sviluppo dei territori di appartenenza.

Reinventare Istituzioni – Rena Summer School 2018.

la summer school di RenaQuello con Rena è ormai un appuntamento fisso. L’ottava edizione della Summer school organizzata da questa associazione che si occupa di innovazione sociale ha come tema “Reinventare Istituzioni” e si svolgerà tra il 29 agosto e il 2 settembre 2018 a Matera.
Sul sito la scuola viene descritta come “un vero e proprio boot camp per amministratori locali, innovatori, studenti e professionisti che si chiedono come disegnare ed attuare politiche e pratiche in grado di offrire risposte strutturali alle trasformazioni che attraversano il tessuto socio-economico del Paese”. I lavori ruoteranno attorno a sei parole chiave: Comunità, fiducia, conflitto, identità, territorio, impatto.

Per partecipare alla Summer School è necessario candidarsi entro il 30 giugno. È tutto spiegato, con tanto di prezzi e convenzioni, sul sito progetto-rena.it.

Summer School di Rumundu

summer_school_rumunduI più attenti ricorderanno Rumundu, il centro dedicato all’innovazione sociale di Alghero. Ne abbiamo parlato in occasione dell’intervista al suo fondatore Stefano Cucca. La Summer School di Rumundu si svolgerà a Alghero tra il 23 e il 30 settembre e sarà “una settimana ricca di momenti di grande impegno alternati a momenti ludici e di relax con escursioni e serate davanti a tramonti da sogno”.
È una summer school dedicata a chi ha un’idea di impresa sociale, ed è aperta anche a chi ha voglia di lavorare in questo campo ma non ha un proprio progetto.

Il player di Rumundu, scuola di innovazione sociale

Clicca sull’immagine per ascoltare il podcast

La quota di partecipazione è di Euro 1.190,00 e comprende il soggiorno presso la Rumundu Academy, le colazioni, i pranzi e la cena di benvenuto. Sono previste anche 5 borse di studio.

Tutti i dettagli, così come le modalità di adesione, sono su rumundu.com.

RURALHACK, IL WORKSHOP + CampdiGrano 2018

Summer School del Rural Hack

Un percorso formativo di tre giorni dedicato a chi vuole risolvere i problemi legati al mondo dell’agricoltura attraverso l’internet delle cose.
A questo workshop va aggiunta una settimana di project work da passare insieme ad una vera comunità rurale al fine di elaborare un prototipo che sia utile alla rete del Monte Frumentario, progetto che aggrega una serie di giovani esperienze dedicate alla coltura e alla cultura dei grani autoctoni aggregata intorno all’esperienza di #CampDigrano a Caselle In Pittari.

Tutto questo “più che una summer school è una vera e propria esperienza di vita”. Il workshop si terrà tra il 6 e l’8 luglio alla Località Rurare Incartata (SA), mentre il CampdiGrano si svolgerà a Caselle In Pittari tra l’8 e il 15 luglio.

Il prezzo del solo Workshop è di 250€ a persona e include alloggio e cibo per i due giorni e mezzo di durata (sono previste due borse di studio): qui tutte le informazioni. Mentre per partecipare al CampdiGrano è necessario versare un contributo di 200€ e avere alcune caratteristiche particolari, sono elencate qui.

Foto di copertina di Ben Duchac vista su Unsplash

Formi gli innovatori del domani? La Regione Puglia cerca proprio te!

È stato pubblicato qualche giorno fa l’avviso relativo alla “Selezione Factory”, primo passo di “Estrazione dei Talenti”, il progetto della Regione Puglia che attraverso l’ARTI – Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione – intende potenziare le competenze di aspiranti imprenditori, in modo che le loro startup abbiano maggiori possibilità di successo.

Il primo tentativo italiano su iniziativa del pubblico rivolto all’accelerazione d’impresa.

“Estrazione dei Talenti” finanzierà percorsi personalizzati di accompagnamento alla creazione d’impresa rivolti a team di aspiranti imprenditori innovativi nell’ambito delle aree prioritarie di innovazione, per un valore complessivo di 10 milioni di euro per un triennio. Sono percorsi di accompagnamento imprenditoriale che ad oggi, di norma, vengono offerti sul mercato da parte di soggetti privati.

Cosa cerca al momento la Regione Puglia

La Regione Puglia cerca “factory”, cioè gruppi di soggetti esperti, pubblici e privati, nazionali e internazionali, che propongano e realizzino programmi di accompagnamento personalizzato e accelerazione dei team di aspiranti imprenditori innovativi, nell’ambito delle aree prioritarie di innovazione della Strategia di specializzazione intelligente pugliese:

  • manifattura sostenibile;
  • salute dell’uomo e dell’ambiente;
  • comunità digitali, creative e inclusive.

La regione puglia alla ricerca dei formatori

Chi può candidarsi?

Le selezioni per “Factory” sono aperte a diverse tipologie di raggruppamenti:

  • incubatori, acceleratori d’impresa e investitori;
  • enti pubblici di ricerca e università, associazioni imprenditoriali, distretti produttivi e tecnologici;
  • parchi scientifici e tecnologici;
  • camere di commercio;
  • imprese anche in forma associata;
  • laboratori e centri di ricerca pubblico-privati;
  • scuole superiori; ITS;
  • organismi formativi, associazioni di promozione della cultura d’impresa.

E come si fa?

Tutte le procedure saranno gestite esclusivamente in via telematica, mentre la documentazione sarà prodotta solo in formato digitale. Per partecipare alla selezione, ogni factory dovrà collegarsi al portale estrazionedeitalenti.arti.puglia.it e presentare un programma degli interventi, articolato in servizi di accompagnamento e accelerazione di impresa.
Le domande di partecipazione con i relativi programmi di interventi dovranno essere trasmesse esclusivamente attraverso procedura telematica entro il 18 luglio 2018.
Le Factory selezionate sulla base del programma degli interventi presentato da un Nucleo di Valutazione dovranno costituire la propria sede legale e operativa in Puglia.

La ricerca viene fatta anche su “strada”

La ricerca delle Factory sta proseguendo anche attraverso un roadshow, partito da Palermo il 2 maggio, per toccare altre sei città italiane: Bologna, Pisa, Milano, Verona, Napoli e Roma. In ogni tappa, l’ARTI incontra i soggetti interessati a diventare parte attiva nel processo di valorizzazione delle idee imprenditoriali, illustrando l’iniziativa e offrendo loro un’occasione di networking per trovare i partner giusti con cui partecipare alla selezione. Vedi tutte le tappe del roadshow.

Cosa prevede la fase successiva di “Estrazione dei Talenti”?

Successivamente, con un secondo avviso pubblico, saranno raccolte le candidature dei team. Gli aspiranti imprenditori che saranno selezionati usufruiranno del percorso di servizi prescelto, che avrà una durata massima di 300 ore.

Per tutte le atre informazioni estrazionedeitalenti.arti.puglia.it.

Foto di copertina di Ricardo Rocha vista su Unsplash

A Matera l’Academy per le imprese creative

Casa Netural lancia la sua Academy: 12 corsi su altrettanti argomenti, tutti mirati alla gestione di una impresa che ruoti attorno ai temi dell’innovazione sociale, culturale e creativa. I temi trattati andranno quindi dal come progettare insieme alle comunità di riferimento al tipo di storytelling da adottare per un racconto coerente sui social media. Nel mezzo ci saranno laboratori sulla comunicazione verbale e non verbale e temi più tecnici come riuscire a creare una startup da un progetto di sharing economy.
Questi, in maniera molto sommaria i vari corsi che si svolgeranno tra il 17 febbraio e il 10 novembre 2018 a Casa Netural, a Matera. Ognuno potrà decidere a quali e a quanti corsi partecipare, grazie alle formule che gli ideatori della Netural Academy hanno immaginato. Potete trovarli, così come il dettaglio di tutti i corsi, sul sito benetural.com.

Disegnare progetti culturali con le comunità.

Si inizia con Disegnare progetti culturali con le comunità, un corso incentrato sullo sviluppo di progetti su scala locale che “intendano mettere la cultura al centro della community-life”. Il Mentor è Francesco Caldarola, Co-founder di UFFA e Relations & Development per Matera 2019. Le iscrizioni per questo corso si chiudono il 10 febbraio 2018.

Cosa è l’incubatore Netural?

La Netural Academy nasce come progetto parallelo dell’Incubatore Netural, un percorso formativo teorico e pratico di analisi e sviluppo di un’idea imprenditoriale e creativa. Nasce e si tiene a Casa Netural, una casa appunto, a Matera, che aggrega persone da tutto il mondo, in cui ispirarsi, rigenerarsi e concretizzare le proprie idee attorno ai temi dell’innovazione sociale, culturale e creativa. Dal 2014 l’incubatore ha permesso la nascita di 26 progetti di impresa, tutti votati al sociale e/o alla creatività. Con il sostegno di di Funder 35 e Fondazione Con il Sud l’incubatore è stato migliorato ed è pronto a accogliere nuovi progetti e idee. L’incubatore è solo uno dei servizi offerti da Casa Netural che a Matera offre spazi di coworking e coliving (un po’ ne abbiamo parlato negli anni passati).

Per maggiori informazioni: benetural.com.