Perché chi ha un’idea d’impresa dovrebbe leggere “Da cosa nasce cosa”

Non so quando o perché ho deciso di inserire Da cosa nasce cosa di Bruno Munari nella mia lista pubblica di libri da leggere. Forse ne ho letto un estratto da qualche parte e avevo deciso che doveva rientrare nella mia biblioteca personale. L’incoscienza a volte ci azzecca e nonostante io non sia un designer questo libro mi ha divertito e per certi versi l’ho trovato utile per il mio lavoro.

Un libro sulla creatività

copertina libro Munari Da cosa nasce cosaSe ho deciso di parlare di Da cosa nasce cosa di Bruno Munari per dare il via alla rubrica sui libri di Start Me Up è perché questo è un libro sulla creatività. Vuoi poi per la scrittura leggera, vuoi per la semplicità delle argomentazioni Da cosa nasce cosa è a mio avviso un must per chi risolve problemi per lavoro. L’intento di Munari è quello di insegnare le basi della progettazione di cose alla portata di tutti, che risolvono problemi reali. Perché “se si impara a risolvere piccoli problemi si può pensare di risolvere poi problemi più grandi.” Munari spiega tutto in maniera lineare e attraverso modelli molto semplici. Su tutti, lo schema di risoluzione di un problema a mio avviso andrebbe appeso sul muro di ogni agenzia che progetta soluzioni per qualsiasi tipo di cliente.

La regola fondamentale che sta dietro ogni progetto: semplificare.

C’è anche un paragrafo dedicato all’importanza di semplificare. “Semplificare è un lavoro molto difficile e richiede molta creatività. Complicare è molto più facile”. Ora quanti di voi hanno progettato una app o un servizio, pensandoci di farci una startup, mettendoci dentro decine di funzioni? E adesso, pensate a quante cose o servizi usate proprio perché sono semplici da utilizzare? E, attenzione se non siamo capaci di capire quanto difficile sia semplificare è perché, per natura, è difficile quantificare il lavoro progettuale che c’è dietro a un oggetto o servizio che funziona bene. Sarà capitato a tutti, davanti a un nuovo oggetto che fa qualcosa di semplice esclamare: “Ma questo lo sapevo fare anche io”. La risposta migliore la dà Munari:

“quando qualcuno dice
questo lo so fare anch’io
vuol dire
che lo sa rifare
altrimenti lo avrebbe
già fatto prima”.

E qui capite quanto la novità rappresenti, almeno per alcuni campi, un reale vantaggio competitivo.

Anche se nasce per designer, Da cosa nasce cosa è perfetto per chi ha un’idea e vuole farci un’impresa. Il testo giusto, che ti induce a dubitare delle cose giuste e a porti le domande corrette. Servono altri motivi per pensare di doverlo leggere?

foto di copertina Chris Benson, via Unsplash

Non c’è sviluppo senza il bello e gli ultimi: la ricetta di Sud Innovation

Quando fui nominato Presidente della Fondazione CON IL SUD, decisi di incontrare un po’ di esperienze significative del “sociale”. Incontrai a Napoli uno dei più intelligenti ed innovativi operatori che lavora in un quartiere famoso, nel centro della città. Mi disse: “Se riusciamo ad incrociare il bello e gli ultimi faremo veramente sviluppo”. Pensai che era un bell’auspicio, un po’ visionario. La realtà che vedo, mi dice che aveva perfettamente ragione.

Carlo Borgomeo – Presidente Fondazione con il Sud

Così si chiude il libro “Sud Innovation – patrimonio culturale, innovazione sociale e nuova cittadinanza (FrancoAngeli, Milano 2015)” e se riporto questo passaggio non è certo per rovinarvi il finale. È solo che – come ogni cosa nella vita – il senso di un percorso lo si capisce al termine del viaggio. E questo libro è un viaggio reale in quella che è al momento l’innovazione –sociale applicata al patrimonio culturale – nel Sud Italia. Il mio è un parere da spettatore, o meglio operatore, che da qualche anno con il podcast racconta storie come quelle raccolte in questo volume. Alcune sono stranote e grazie a Dio hanno superato la fase di startup, altre (che non conoscevo, lo ammetto!) mi hanno lasciato la voglia di saperne di più e chissà, magari raccontarle attraverso le voci dei protagonisti in una delle prossime puntate.

Un Sud Italia lontano dagli stereotipi che esiste e resiste

Nella presentazione del libro che se ne fa sul sito c’è anche un po’ il punto che ha animato Start Me Up. Il podcast da sempre ha provato a raccontare un Sud Italia diverso, lontano dagli stereotipi del folklore e delle macchiette regionali. Forse oggi lo fa con maggiore consapevolezza, certo che queste non rappresentano più delle semplici deviazioni a un percorso già stabilito, ma delle vere e proprie vie; se d’uscita, decidete voi da cosa. Ma dicevamo della presentazione:

Nella sconfortante situazione generale in cui versa il patrimonio culturale e ambientale italiano, tante iniziative e progetti, promosse perlopiù da cittadini appassionati e determinati, hanno iniziato a destare l’attenzione per aver riaperto luoghi, riqualificato spazi, rigenerato quartieri e riattivato relazioni comunitarie, creando sviluppo locale e arricchimento culturale.

L’aspetto interessante è il filo rosso che accomuna tutte queste storie e che, nella diversità di luoghi e persone, presenta caratteristiche comuni. C’è la voglia di riappropriarsi di luoghi che gli enti preposti, per vari motivi, sono incapaci di gestire, ma anche la volontà di lavorare sul ruolo della comunità. Due aspetti che portano automaticamente e inevitabilmente a inventare una nuova economia. Questa economia sarà così forte da, non dico sostituire, ma almeno affiancare quella preponderante? È la sfida che le storie raccolte in questo libro portano avanti e che, per avere successo, devono mettere in contatto il bello e gli ultimi. Nonostante tutto, nonostante tutti.

Sud innovation. Patrimonio culturale, innovazione sociale e nuova cittadinanza

  • Autori e curatori: Stefano Consiglio, Agostino Riitano
  • Contributi: Alessandro Bollo, Carlo Borgomeo, Fabrizio Cobis, Roberto Ferrari, Alessandra Gariboldi, Alessandro Hinna, Marcello Minuti, Tommaso Montanari, Alessia Zabatino
  • Editore: Franco Angeli (17 ottobre 2016)